Tutto nasce durante la puntata di Gazebo di due giorni fa: durante la consueta striscia serale della trasmissione di Diego Bianchi viene lanciata la sfida di superare in breve tempo il numero di follower su twitter del neonato partito degli "scissionisti" del PD. "Ma è possibile chiamare un partito Articolo 1 Mo.Dem.Pro?", si chiedono in studio, "non sarebbe stato meglio un partito con un nome semplice?" e così per gioco viene lanciato il "Movimento Arturo". Un account vero per un movimento politico inesistente. «Noi di @welikechopin siamo qui per dimostrare che il Movimento Arturo ci mette nattimo a superare i follower di @articolo1dempro», recita il primo tweet.

Il risultato supera ogni più rosea aspettativa: il Movimento Arturo conta più di 21.000 seguaci su twitter. Solo il M5S, il PD e Forza Italia fanno meglio sui social. I telespettatori si sono ingegnati per "aprire" sedi locali sparse in tutta Italia

Nel gioco si è aperta addirittura la battaglia per un ipotetico congresso ("sarà il 29 aprile e le tessere saranno gratis", scherzano dal redazione della trasmissione) con tre candidati: "l'uomo solo al comando" Diego Bianchi in arte Zoro, il "rifondarolo" Andrea Salerno e Marco "Makkox" D'Ambrosio. Senza contare poi tutte le pagine collaterali come gli account dei "Giovani di Arturo", quelli in difesa dei diritti LGBT e, ovviamente, anche gli "scissionisti".

Nella puntata di ieri i tre (che si definiscono ironicamente "comitato centrale") hanno anche lanciato le proprie candidature al congresso con una clip introduttiva alla trasmissione (tutta dedicata allo straripante successo social dell'idea)

La politica intanto si sforza di sorriderne ma nell'esperimento sociale degli autori di Gazebo esce un sintomo che forse andrebbe preso sul serio: se la parodia della politica travolge in termini di numeri la politica stessa forse dietro il successo satira (tutta tesa a evidenziare una sinistra che invoca l'unità e si frantuma in decine di sottogruppi) c'è un malessere che meriterebbe di essere analizzato e discusso.

Il dato indiscusso è che risultino terribilmente più "popolari" le istanze celate dietro la burla piuttosto che l'attivismo politico degli account istituzionali. È vero che dietro al "Movimento Arturo" c'è l'effetto del sorriso e del battage televisivo ma i temi dell'agenda politica (il lavoro, la salute, l'economia) sono temi sicuramente ben più reali e sentiti rispetto al seguito di una trasmissione televisiva. Quando la satira funziona in modo così eclatante significa che l'autorevolezza forse andrebbe messa in discussione.

Diceva il giornalista Giovanni Mosca che "la satira è l'umorismo che ha perso la pazienza" e forse il successo del Movimento Arturo è tutto qui.