in foto: Matteo T., il bambino che coniò l'aggettivo "Petaloso"

Ci sono dei termini che potrebbero entrare a far parte delle nostra lingua, da ‘petaloso' a ‘webete', fino a ‘colazionare'. Sono sempre di più le parole che ‘bussano' alle porte della Crusca, candidandosi a far parte del nostro lessico. A spiegare come funziona la selezione è Maria Cristina Torchia, interna all'Accademia: "Prima di inserire una proposta nell'elenco verifichiamo la frequenza, l'ambito e l'eventuale presenza nei dizionari storici, perché a volte si tratta di un ritorno". Ma più che di termini di ritorno, negli ultimi tempi a candidarsi sono parole inedite e spesso frutto di uno slancio di fantasia, sopratutto se a coniarle è un bambino.

Il caso pioneristico di "Petaloso"

Ricordiamo la storia di "Petaloso", aggettivo di invenzione del piccolo Matteo di terza elementare nel tentativo di descrivere un fiore, durante un compito di Italiano nella scuola Marchesi di Copparo, in provincia di Ferrara. La sua maestra pensò bene di inviare la segnalazione all'Accademia della Crusca e la storia divenne virale. Treccani lo ha già accolto nel dizionario e il piccolo Matteo pare che l'abbia spuntata. Allora la Crusca si limitò a commentare così l'errore intelligente del bambino

La parola che hai inventato è una parola ben formata e potrebbe essere usata in italiano così come sono usate parole formate nello stesso modo: tu hai messo insieme petalo + oso, petaloso, pieno di petali, con tanti petali. Allo stesso modo in italiano ci sono pelo + oso, peloso, pieno di peli, con tanti peli e ancora coraggio + oso, coraggioso, pieno di coraggio.

Parole che nascono dal web.

E per restare in tema è proprio "Bambinità", il termine che ha ricevuto il maggior numero di segnalazioni sul sito dell'Accademia della Crusca, l'istituto nazionale per la salvaguardia e lo studio della nostra lingua. La parola vorrebbe indicare la condizione del bambino e tutto ciò che ne consegue anche a livello psicologico. Viene già molto usata sui forum online dedicati ai genitori. Internet e tecnologia hanno preso le redini delle nostre vite rendendoci a volte "Webeti". Si tratta di una parola composta da "web" più "ebete", coniata dal giornalista Enrico Mentana per apostrofare un follower troppo pedante ma poco intelligente. La parola divenne subito un hashtag #webete, fino ad arrivare al cospetto della Crusca. Questo sì che è un ritorno, la parola si usava già negli anni '90, agli esordi del web per indicare persone che navigavano su internet senza obiettivi. Un altro termine misto è "Gengle", a prevalere in questo neologismo, l'inglesismo "single": è una parola utilizzata su internet per definire i genitori single. Paradossalmente non esiste un corrispettivo anglosassone o americano.

Neologismi nati da abitudini alimentari.

Anche la terminologia dedicata alla ristorazione e alle abitudini alimentari è molto infazionata, da "Apericena" a "Colazionare". I sillogismi linguistici abbondano in questo settore e se possiamo andare cenare, secondo qualcuno possiamo anche "colazionare". Le segnalazioni alla Crusca sono innumerevoli per questo termine e simili. Resta solo da chiederci "Siamo pronti per accogliere ufficialmente queste parole"?