in foto: Georges Seurat, "Il Circo" (1891), Musée d'Orsay, Parigi

“L'arte: una parola che non ha nessuna definizione”. E nemmeno nessuna prospettiva, stando al primo rapporto nazionale sulle condizioni di vita e di lavoro dei professionisti dello spettacolo. La ricerca, presentata dalla Fondazione di Vittorio in collaborazione con Slc Cgil lo scorso 4 maggio a Roma, ha preso in esame numerosi settori dello spettacolo, evidenziando un dato allarmante: il vecchio detto “l'arte non paga”, in Italia, si è davvero trasformato in realtà.

Vita da artisti” è il titolo scelto per presentare un'analisi dettagliata del mercato del lavoro nel cosiddetto “spettacolo dal vivo”, arricchita dai risultati di un questionario somministrato on-line a circa 3 mila e ottocento lavoratori fra ballerini, attori, musicisti e addetti ai costumi e alle scenografie. Una vita da artisti precaria e sottopagata, quella che ne risulta.

Agli intervistati è stato anche chiesto, a margine del questionario, di indicare liberamente tre aggettivi con cui descrivere il proprio lavoro: “creativo”, “appassionante”, “bello” e “necessario” compaiono accanto a termini che descrivono una situazione difficile, faticosa, precaria ma che richiede un impegno totalizzante. La maggior parte dei lavoratori dello spettacolo si sente “sottovalutata”.

I “numeri” dell'arte

L'indagine evidenzia alcuni dati significativi: il 71% della popolazione ha meno di 45 anni, di cui il 50% lavora in Italia Centrale. La metà dei lavoratori, fra cui attori, concertisti e ballerini, non superano un reddito di 5 mila euro all'anno. I meno pagati sono i ballerini, con uno stipendio medio annuo di 2 mila e cinquecento euro, seguiti a poca distanza dagli attori, che percepiscono una retribuzione media di appena 2 mila e seicento euro. Superano (di poco) i 15 mila euro gli scenografi e i costumisti, mentre per registi, direttori di scena, di doppiaggio e d'orchestra il compenso annuo si aggira intorno ai 25 mila euro.

Il rapporto di ricerca, curato da Daniele Di Nunzio, Giuliano Ferrucci e Emanuele Toscano, ha evidenziato una situazione drammatica, al di là dei numeri: gli artisti fanno ancora fatica a vedersi riconosciuti come lavoratori a tutti gli effetti e, quando ciò avviene, l'essere sottopagati e sottoposti a nessun tipo di garanzia è la norma. Una situazione che, ovviamente, è solo la punta di un iceberg di tagli, contraddizioni finanziarie e spese mal gestite che sta riguardando la Cultura, dal teatro alla musica, negli ultimi anni.