"Quando vedeva un negro gli tirava le noccioline, ma lo faceva solo per scherzare, perché è un allegrone". Un allegrone. Così Amedeo Mancini, il 38enne accusato di omicidio preterintenzionale aggravato dal razzismo, viene descritto da suo fratello Simone, l'uomo con cui viveva nella casa di campagna immersa nelle belle colline marchigiane. Intervistato dal Secolo XIX il fratello del presunto assassino di Emmanuel Chidi Namdi tende, come fanno in molti, a difendere l'italiano: "Diventa violento solo se lo vai a cercare". E in merito all'insulto rivolto a Chimiary – apostrofata con "scimmia" – Simone aggiunge: "Boh, quei due potevano starsene. Mica li abbiamo chiamati noi in Italia".

Il fratello di Amedeo Mancini sembra essere fatto della stessa pasta e giustifica l'infamante insulto rivolto alla donna. Non solo, ammette limpidamente che il il 38enne "tira le noccioline, quando vede un negro, ma lo fa per scherzare perché è un allegrone, ha avuto una vita difficile e a 39 anni non può neppure andare allo stadio: è diffidato".

Anche suo fratello delinea un profilo di Amedeo Mancini poco rassicurante. D'altro canto erano in molti a conoscerlo a Fermo, in molti hanno raccontato che era un tipo da cui stare alla larga il più possibile. Un fascista? Di certo non un individuo tesserato con organizzazioni di estrema destra, piuttosto un uomo violento e aggressivo, certamente razzista e con una "cultura" fascista consolidata, alimentata frequentando persone che – come ci hanno raccontato in molti – lo "inducevano ad essere violento". Una fonte interpellata da Fanpage racconta: "Lo vedevo quasi tutte le sere quando portavo a passeggio il mio cane e me ne tenevo alla larga. Da queste parti chiamiamo ‘sempliciotti' i tipi del genere: l'ho visto coi miei occhi toccare il sedere alle donne che entravano nei bar che lui frequentava, l'ho sentito fare commenti volgari, non mi stupisce che abbia dato della ‘scimmia' a un'immigrata. Era il suo divertimento".