Mario Luciano Romito, il boss nel mirino dei sicari che ieri hanno compiuto la strage di San Marco in Lamis, avrebbe dovuto essere in carcere per aver organizzato una serie di rapine e assalti a furgoni portavalori. La procura di Foggia gli aveva notificato un'ordinanza di custodia cautelare, nell'ambito dell'operazione "Ariete", dieci mesi fa, quando era già dietro le sbarre per altre vicende. Il tribunale del Riesame ha però annullato quel provvedimento ritenendo, evidentemente, che non ci fossero abbastanza prove per arrestarlo.

A quella decisione la Procura si oppose facendo ricorso in Cassazione: la suprema corte le diede ragione e affermò che le esigenze cautelari c'erano, rimandando le carte nuovamente al Tribunale del Riesame che, nei prossimi giorni, sarebbe stato tenuto a prendere la decisione finale. Romito è uscito di galera pochi giorni fa, il 3 agosto, e molto probabilmente sarebbe finito nuovamente in cella, ma i suoi assassini sono arrivati prima della giustizia italiana che, privandolo della libertà, almeno gli avrebbe salvato la vita.

Nell'agguato uccisi anche due fratelli contadini innocenti.

Nell'agguato di ieri nelle campagne foggiane però non ha perso la vita solo il boss Luciano Romito. I colpi di arma da fuoco hanno ucciso anche il cognato Matteo De Palma – che viaggiava in auto con lui – e soprattutto due innocenti che hanno avuto la sventura di trovarsi nel luogo sbagliato al momento sbagliato. Si tratta di Luigi e Aurelio Luciano (quest'ultimo, nella foto con la famiglia), fratelli agricoltori di 47 e 43 anni che si trovavano a bordo di un Fiat Fiorino ed hanno avuto la sfortuna di assistere all'esecuzione del boss, diventando due testimoni scomodi da eliminare in fretta. Così il commando di sicari, composto da almeno cinque persone, non ci ha pensato su due volte ed ha aperto il fuoco anche su di loro. Uno dei due, Luciano, ha anche tentato di fuggire ma i proiettili l'hanno raggiunto alle spalle e ne hanno decretato la morte dopo il ricovero in ospedale.

Il procuratore nazionale antimafia: "Criminalità pugliese a lungo considerata mafia di serie B"

L'efferatezza della strage di San Marco in Lamis ha sollevato il velo su una criminalità organizzata per troppo tempo poco tenuta in considerazione. Anche il procuratore nazionale Antimafia Franco Roberti – intervistato dalla trasmissione ‘6 su Radio 1' della Rai – ha dichiarato: "La criminalità pugliese e in particolare questa efferatissima forma di criminalità foggiana, è stata considerata troppo a lungo una ‘mafia di serie B'". Il magistrato ha spiegato che le faide tra clan vanno avanti da 30 anni, ci sono stati 300 omicidi, e l'80 per cento è rimasto impunito. "Ora – ha detto – lo scontro si è acceso attorno al traffico di stupefacenti, in particolare di droghe leggere dall'Albania. Un affare colossale che scatena gli appetiti dei clan e che investe, partendo dal foggiano, tutta la dorsale adriatica fino all'Europa. La mafia foggiana è una costola della camorra napoletana. Negli ultimi tempi sono state rafforzate le strutture investigative sul territorio e credo che si procederà oltre. Ad aprile scorso è stata aperta una sezione del Ros a Foggia che mancava, la Procura distrettuale di Bari si prodiga moltissimo per coordinare le indagini".

Minniti a Foggia, in arrivo 192 uomini già da stasera.

“La risposta dello Stato rispetto all'uccisione di cittadini inermi e innocenti sarà durissima”. ha detto il ministro dell'Interno, Marco Minniti, al termine del Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica a Foggia, dopo la strage a San Marco in Lamis. “È questa una grande questione del paese”, ha aggiunto il ministro sottolineando che non riguarda solo la provincia di Foggia. “Il controllo del territorio è la prima risposta: 192 unità aggiuntive arriveranno in provincia di Foggia, la prima parte già stasera” e tra loro anche “4 appartenenti ai Cacciatori di Calabria” reparto speciale dei Carabinieri. Si tratta – ha spiegato Minniti – di “uomini dei reparti prevenzione e anticrimine della polizia di stato, delle compagnie di intervento dei carabinieri, dei baschi verdi della Gdf. Il loro compito sarà ‘saturare' il territorio”. Ci saranno anche droni e videosorveglianza e a San Severo – ha continuato il ministro – sarà costituito un nuovo reparto di repressione del crimine”.