Studio svela il potere protettivo del sonno nei bambini: “Dormire bene migliora la salute mentale”

Nascere in un quartiere povero o crescere in contesti sociali complessi può incidere profondamente non solo sulle opportunità che un bambino avrà nel corso della vita, ma anche su aspetti cruciali – spesso sottovalutati – del suo sviluppo. Tra questi, il sonno, che svolge un ruolo ben più rilevante di quanto si pensi nella crescita psicofisica dei più piccoli. A evidenziarlo è un ampio studio dell’Università della Georgia, che ha messo in luce un legame tra le difficoltà economiche familiari, la qualità del riposo e l'aumento del rischio di depressione e pensieri o tentativi di suicidio in età precoce.
La ricerca, pubblicata su Translational Psychiatry, ha dimostrato come alcuni fattori "di svantaggio" possano indirettamente turbare profondamente la serenità emotiva e psicologica dei più piccoli, sottolineando però come il sonno possa esercitare un ruolo protettivo nello sviluppo del cervello e nella regolazione delle emozioni dei bimbi.
Povertà e fragilità emotiva: un legame precoce
I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 8.000 bambini, osservando come le difficoltà economiche vissute intorno ai 10 anni si associno, già tra gli 11 e i 12 anni, a un aumento significativo del rischio di ideazione o tentativi di suicidio. Un passaggio critico, che mostra quanto precocemente lo stress socioeconomico possa incidere sulla salute mentale. Nel corso dell'analisi dei dati raccolti, il team di studiosi si è però accorto che un elemento ricorrente sembrava accentuare ulteriormente gli effetti di situazioni potenzialmente nocive per il benessere psicologico dei più piccoli. I bambini che avevano affermato di dormire meno ore durante la notte avevano infatti dimostrato maggiori difficoltà nel regolare le emozioni. Un fattore chiave nello sviluppo di ansia, depressione e comportamenti a rischio.
Il sonno non è affatto un dettaglio per il benessere mentale dei bimbi
Secondo Assaf Oshri, autore principale dello studio e direttore del Georgia Center for Developmental Science, il sonno non va considerato una semplice conseguenza dello stress. "Il sonno non è solo un sottoprodotto delle difficoltà – ha spiegato – ma un meccanismo attraverso cui la difficoltà può radicarsi nel cervello in via di sviluppo". Una prospettiva che quindi ribalta l'idea che il riposo sia solo un aspetto secondario e anzi lo colloca al centro dei processi di adattamento psicologico che ciascun ragazzo vive durante il proprio sviluppo. Dormire bene consente al corpo di recuperare energie, rafforza il sistema immunitario, sostiene le funzioni cognitive e accompagna la crescita cerebrale. Quando il sonno viene compromesso in modo cronico, invece, questi processi si indeboliscono, si "lacerano", aprendo la strada a maggiori vulnerabilità emotive.
Ma perché questo discorso sembra toccare maggiormente le fasce meno abbienti della popolazione? Come evidenziato dagli autori dell'indagine, le famiglie a basso reddito si trovano spesso a fronteggiare turni di lavoro irregolari, carichi di cura più intensi e una pressione economica costante. Tutti fattori che rendono complicato mantenere routine stabili, soprattutto nelle ore serali. Eppure, soprattutto quando si parla di sonno, è proprio la prevedibilità a rappresentare un fattore fondamentale per i bambini, i quali cercano nelle routine dei punti di riferimento rassicuranti sui quali "costruire" le loro certezze. A questo si aggiungono poi tutte quelle condizioni ambientali – quartieri più rumorosi, maggiore esposizione alla criminalità, livelli più alti di di stress e ansia nel contesto familiare e sociale – che interferiscono direttamente con la qualità del sonno, rendendo più difficile addormentarsi e riposare in modo continuativo.
Il cervello che protegge: il ruolo del default mode network
La ricerca ha incrociato questionari e dati di neuroimaging provenienti dall'Adolescent Brain Cognitive Development Study, il più grande studio longitudinale statunitense sullo sviluppo cerebrale. Oltre al ruolo del sonno sullo sviluppo psicofisico dei giovani è così emerso che una maggiore connettività del cosiddetto "default mode network", la rete cerebrale che si attiva "a riposo" ed coinvolta nella riflessione su di sé e nella regolazione emotiva, può attenuare gli effetti negativi derivanti da un contesto sociale (o familiare) più complesso e persino ridurre il rischio di pensieri suicidari. Questa rete può trarre grande giovamento da un riposo di qualità, arrivando ad agire come un fattore di protezione per aiutare i giovani a gestire meglio lo stress anche in contesti di forte svantaggio.
Perché migliorare il sonno è un dovere sociale
Migliorare la qualità e la durata del sonno potrebbe pertanto rappresentare una strategia efficace e sostenibile per ridurre il rischio di depressione e suicidi tra i più giovani, soprattutto nelle comunità che dispongono di meno risorse, sia economiche che culturali. "Il sonno è una finestra su quanto bene il cervello e il corpo di un bambino si stiano adattando all’ambiente", ha sottolineato ancora Oshri, evidenziando il valore delle routine serali come strumento di tutela emotiva.
I risultati sembrano infatti rafforzare l'importanza di inserire una valutazione del sonno nelle visite pediatriche e nei programmi di salute mentale scolastici. Un approccio condiviso anche da Ellen House, coautrice dello studio, che nella presentazione del lavoro ha dichiarato: "A volte le famiglie possono sentirsi sopraffatte dalle notizie sulla salute mentale dei bambini. È importante riconoscere che lavorare su buone abitudini del sonno può essere un compito sotto il controllo della famiglia e può rivelarsi davvero utile per proteggere la salute e il benessere dei propri figli".