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Social e disturbi mentali negli adolescenti: perché l’algoritmo dovrebbe essere un caso di sanità pubblica

Un ampio studio francese torna a ribadire come, tra algoritmi manipolatori e rischi per la salute mentale, i social siano una sfida di sanità pubblica da affrontare con serietà. Secondo gli esperti, on serve vietarli, ma rifondarne le regole e design per tutelare la serenità, il sonno e perfino l’autostima degli adolescenti.
A cura di Niccolò De Rosa
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L'uso dei social media tra gli adolescenti è cresciuto a una velocità tale da superare la nostra capacità di comprenderne gli effetti. Siamo di fronte alla prima generazione cresciuta interamente nell'era digitale, un esperimento sociale a cielo aperto di cui solo ora iniziamo a intravedere le conseguenze psicologiche. In Italia, i dati Istat 2024 parlano chiaro: l'85% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni possiede un profilo social e lo consulta quotidianamente. Ma il fenomeno non ha confini. Oltralpe, il rapporto tra giovani e piattaforme social è da tempo al centro di riflessioni che coinvolgono anche la sfera politica, come l'ipotesi, già sul tavolo da qualche anno, di vietare i social media agli Under 15.

Per fare un po' di chiarezza, l'Agenzia francese per la sicurezza sanitaria (ANSES) ha appena pubblicato i risultati di un'indagine monumentale durata cinque anni. Analizzando oltre mille pubblicazioni scientifiche, un team multidisciplinare di esperti ha delineato un quadro che trasforma l'uso dello smartphone in una vera e propria questione di sanità pubblica.

Oltre il tempo online: la trappola dei dark pattern

Secondo l'ANSES, l'errore più comune è limitarsi a misurare quanto tempo i ragazzi trascorrano online. Ciò che conta davvero è il come e il perché. Olivia Roth-Delgado, coordinatrice dello studio, spiega che queste piattaforme non sono neutre, ma vengono progettate per massimizzare il profitto attraverso un coinvolgimento continuo.

Per trattenere gli utenti, i social utilizzano i cosiddetti dark pattern, interfacce manipolative fatte di scroll infinito, notifiche incessanti e video in autoplay. Questi meccanismi creano una "spirale" che spinge gli adolescenti a restare connessi quasi senza accorgersene, esponendoli a contenuti sempre più mirati e, talvolta, estremi.

Un cervello vulnerabile in un mondo di like

Queste strategie risultano particolarmente efficaci sugli adolescenti, perché intercettano bisogni tipici di questa fase della vita: il desiderio di appartenenza, il confronto con i pari, la ricerca di approvazione, la propensione al rischio. Il cervello, ancora in fase di maturazione, fatica a regolare emozioni e impulsi.

Thomas Bayeux, ricercatore ANSES, ha spiegato in un'intervista al sito The Conversation che l'adolescenza è un periodo in cui si sperimentano i limiti e viene costruita l'identità sociale. In questo contesto, i social diventano una potente cassa di risonanza. "L'incontro tra queste vulnerabilità e le strategie di cattura dell'attenzione crea un cocktail potenzialmente esplosivo", avverte.

Come i social possono peggiorare il benessere mentale dei giovani

Al di là delle ripercussioni psicologiche, lo studio evidenzia numerosi effetti sulla salute, in particolare sul benessere mentale. Il primo riguarda il sonno. Come ricordano tutti i medici e pediatri, l'uso serale dei social ritarda l'addormentamento, sia per l'esposizione alla luce blu degli schermi sia per l'attivazione emotiva legata ai contenuti. Tale difficoltà non influisce però solamente sulla qualità del riposo e sulle energie a disposizione durante la giornata. La carenza cronica di sonno è infatti associata a irritabilità, difficoltà di concentrazione e, alla lunga, sintomi depressivi che possono condizionare pesantemente lo sviluppo.

Un altro ambito critico è l’autostima. L’esposizione continua a immagini idealizzate, spesso ritoccate, può alterare la percezione del proprio corpo. Questo meccanismo favorisce l'insoddisfazione per il proprio aspetto fisico o per il proprio status sociale, diventando terreno fertile per ansia, depressione e disturbi del comportamento alimentare. A questo si aggiunge la cyberviolenza perpetrata a colpi di insulti, esclusioni, diffusione non consensuale di immagini intime. L'anonimato e la rapidità di diffusione amplificano l’impatto di questi atti, con conseguenze pesanti sulla salute mentale.

L'algoritmo del rischio e il divario di genere

Uno degli aspetti più inquietanti emersi dallo studio riguarda la reiterazione dei contenuti negativi. Se un adolescente fragile effettua una ricerca isolata sull’autolesionismo o su sfide estreme, l’algoritmo inizierà a proporgli materiali simili all’infinito. "Il sistema intrappola i ragazzi in circuiti negativi", osserva Roth-Delgado.

In questo scenario, sono le ragazze a pagare il prezzo più alto. L'indagine evidenzia infatti come le giovani utilizzino i social più frequentemente, prediligano piattaforme basate sull'immagine e, di conseguenza, subiscano una maggiore pressione legata agli stereotipi di genere, risultando più esposte a cyberbullismo e disturbi dell'autostima.

Non vietare, ma ripensare

Nonostante le criticità, l'ANSES non invoca il proibizionismo. La soluzione proposta è una rifondazione radicale del design digitale per i minori. L'obiettivo è obbligare le piattaforme a eliminare le interfacce manipolative e a moderare i contenuti dannosi in modo più rigoroso, in linea con il Digital Services Act europeo.

"Gli effetti documentati richiedono una governance capace di rispondere alle sfide della salute pubblica", afferma Olivier Merckel, responsabile dell'Agenzia. La sfida del futuro non è togliere lo smartphone dalle mani dei ragazzi, ma dotarli di un'educazione digitale che li renda consapevoli e renderli parte attiva nella creazione delle regole. Perché i social sono ormai la loro realtà, e ignorarne i meccanismi non è più un’opzione percorribile.

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