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Paracetamolo in gravidanza e autismo bambini: uno studio ha fatto chiarezza sul legame

Una vasta revisione su The Lancet smentisce i timori diffusi dai social: il paracetamolo in gravidanza non causa autismo o ADHD. Lo studio conferma la sicurezza del farmaco, fondamentale per evitare i rischi legati a febbre e infezioni materne.
A cura di Niccolò De Rosa
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Negli ultimi mesi il paracetamolo in gravidanza è finito al centro di un acceso dibattito pubblico. Dopo le dichiarazioni di Donald Trump che aveva pubblicamente sconsigliato alle donne incinte di assumerlo ("Non prendetelo, non datelo ai vostri bambini"), medici e associazioni farmaceutiche erano subito accorsi a smentire le parole dell'incendiario presidente americano. Il farmaco è infatti considerato da decenni la prima scelta per trattare dolore e febbre durante la gestazione.

Nonostante le rassicurazioni della stragrande maggioranza degli esperti, l'uscita di Trump è stata subito ripresa dal mondo MAGA e MAHA (Make America Healthy Again) come verità incontrovertibile, lasciando le future mamme in un clima di incertezza e preoccupazione. A fare definitivamente chiarezza è ora un ampio studio internazionale pubblicato su The Lancet Obstetrics, Gynaecology and Women’s Health, che rappresenta una delle analisi più rigorose mai condotte sull'argomento.

Lo studio: 43 ricerche passate al setaccio

Il lavoro è una revisione sistematica con meta-analisi di 43 studi precedenti, coordinata da un gruppo di sette ricercatori europei guidati da Asma Khalil, professoressa di ostetricia e medicina materno-fetale alla City St George's University of London. Nel complesso, i dati analizzati riguardano centinaia di migliaia di bambini: oltre 260 mila valutati per i disturbi dello spettro autistico, più di 330 mila per l'ADHD (il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività) e oltre 400 mila per la disabilità intellettiva.

Alla fine di questo corposa operazione di verifica, non è emersa alcuna evidenza che l’uso di paracetamolo in gravidanza aumenti il rischio di queste condizioni neuroevolutive. "Non abbiamo riscontrato aumenti clinicamente rilevanti del rischio di autismo, ADHD o disabilità intellettiva", ha spiegato Khalil durante la presentazione dei risultati. Un'affermazione decisa, che ribadisce il punto di vista della Scienza – quella con la "S" maiuscola – su una questione che Trump e il suo ministro della Salute, Robert F. Kennedy Jr., avevano rilanciato facendo riferimento a studi spesso parziali o metodologicamente fragili, presentati al pubblico come prove "schiaccianti".

Decisivi gli studi tra fratelli

Uno degli aspetti più solidi della revisione è l'attenzione agli studi di confronto tra fratelli. In queste ricerche si mettono a paragone figli della stessa madre, nati da gravidanze diverse, in cui in un caso il paracetamolo è stato assunto e nell'altro no. Questo approccio consente di ridurre l'effetto dei cosiddetti fattori confondenti, come il patrimonio genetico o l’ambiente familiare, che possono influenzare lo sviluppo neurologico indipendentemente dai farmaci.

Quando ‘analisi si concentra su questi studi, considerati di qualità più elevata, le associazioni allarmanti osservate in passato semplicemente scompaiono. Un esempio emblematico arriva dalla Svezia, dove un vasto studio del 2024 su quasi 2,5 milioni di bambini aveva inizialmente mostrato una lieve associazione tra paracetamolo e disturbi neuroevolutivi, smentita però dal confronto tra fratelli, che aveva dimostrato come non esistesse alcun legame diretto tra i due fattori.

Il ruolo delle malattie, non del farmaco

Secondo gli autori, una spiegazione più plausibile per i risultati contrastanti del passato va cercata nelle condizioni che portano una donna a usare il paracetamolo. Febbre, infezioni o dolore persistente sono problemi che, di per sé, possono avere un impatto sulla gravidanza. "È possibile che sia la condizione di base, e non il farmaco, a influenzare lo sviluppo neurologico", sottolineano i ricercatori. Non a caso il paracetamolo viene assunto in genere in modo intermittente. Un uso prolungato, spiegano gli esperti, dovrebbe sempre spingere a valutare la causa del sintomo più che temere automaticamente l’effetto del medicinale.

Perché evitare sempre il paracetamolo può essere più rischioso

Il punto centrale, ribadito da più voci scientifiche, è che il paracetamolo non è un farmaco qualunque. In gravidanza rappresenta spesso l'unica opzione sicura contro dolore e febbre, mentre altri analgesici sono controindicati. Lasciare una febbre non trattata può esporre madre e feto a rischi concreti, come parto pretermine o complicazioni ostetriche.

Per questo, conclude Khalil, il paracetamolo "rimane un’opzione sicura in gravidanza se usato secondo le indicazioni". Una posizione condivisa da numerose società scientifiche, che auspicano che questa revisione gold standard – ossia ritenuta affidabile ai massimi livelli – metta fine a timori infondati e restituisca alle donne incinte uno strumento terapeutico essenziale, supportato dalle migliori evidenze disponibili.

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