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Maturità 2026, cosa non convince delle nuove griglie di valutazione: “Parametri vaghi e poco spazio al percorso”

Fanpage.it ha intervistato la docente Ernestina Morello sulle nuove griglie di valutazione per l’Esame di Maturità, l’insegnante del metodo sulla scuola senza voti: “Troppi criteri vaghi e una valutazione che rischia di diventare burocratica”.
A cura di Niccolò De Rosa
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Manca poco più di un mese e per migliaia di studenti italiani scatterà la fatica ora dell'Esame di Maturità, uno dei pochi autentici riti di passaggio ancora rimasti nella nostra società e che, proprio per la sua importanza (forse più simbolica che effettiva), continua periodicamente a essere cambiato e calibrato per poter consegnare al mondo adulto dei cittadini pienamente formati e pronti a costruirsi il proprio futuro.

Quest'anno la novità principale riguarda la prova orale: non più un colloquio su tutte le materie, ma un test su quattro discipline selezionate precedentemente. Anche i criteri per il voto finale hanno subito delle modifiche. A fine marzo il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha pubblicato le nuove griglie di valutazione che hanno destato alcune perplessità. Tali parametri hanno lo scopo di tradurre fedelmente il livello di preparazione di ogni allievo, ma non tutti sono pienamente convinti della loro efficacia.

Tra questi c'è Ernestina Morello, autrice e docente di materie letterarie e latino all'IIS Copernico-Luxemburg di Torino, che nel suo istituto ha sperimentato un modello di scuola senza voti (ne abbiamo già parlato in questa intervista). Per lei il tema è molto importante e va affrontato senza contrapposizioni ideologiche, riportando al centro la qualità della didattica e il percorso degli studenti. "Bisognerebbe riportare un po' di pace nel mondo della scuola, perché solo in un clima sereno è possibile una vera collaborazione", ha spiegato l'insegnante. Fanpage.it.

Secondo Morello, il rischio è quello di leggere ogni intervento ministeriale attraverso appartenenze politiche o pregiudizi, perdendo di vista la funzione educativa della valutazione. "La valutazione è certamente un tema politico nel senso più alto del termine, poiché educa alla convivenza civile e alla cittadinanza attiva".

I punti di forza della nuova valutazione

Pur senza nascondere le criticità, Morello riconosce nelle nuove griglie alcuni elementi positivi. "C'è un'intenzione descrittiva positiva. Vedo un interesse per il lato processuale dell'apprendimento e una certa centralità dello studente". Una prospettiva che, pur inserendosi nel solco delle precedenti indicazioni pedagogiche, segna per lei un piccolo ma incoraggiante cambio di prospettiva.

Morello guarda con interesse soprattutto alla struttura meno rigida del documento ministeriale. La griglia, articolata in quattro indicatori da cinque punti ciascuno, lascia infatti un margine di interpretazione ai commissari. "Non essendo eccessivamente analitica, lascia una certa libertà ai docenti", spiega. Una libertà che, però, può trasformarsi anche in un elemento problematico:"Un commissario esterno potrebbe faticare a valutare il descrittore della maturazione non avendo conosciuto il percorso quinquennale dello studente".

La griglia elaborata dal MIM per la valutazione dell’Esame di Stato
La griglia elaborata dal MIM per la valutazione dell’Esame di Stato

Descrittori troppo vaghi e punteggi da bilancino

Il nodo principale, secondo Morello, resta però la genericità dei descrittori. "Il termine ‘acquisizione', usato ripetutamente, rimane aleatorio: cosa significa esattamente?". Per l'insegnante, una valutazione realmente efficace dovrebbe esplicitare con chiarezza i processi cognitivi e le strategie richieste agli studenti, evitando formule interpretabili in modo diverso da commissario a commissario. A non convincere è anche l'eccessiva rigidità dei livelli previsti dalla griglia. "La suddivisione in cinque livelli rigidi ingabbia lo studente prima ancora che la valutazione sia conclusa". Il rischio è quello di trasformare il percorso scolastico in una somma di punteggi, anziché in una lettura complessiva della crescita personale e culturale dello studente.

Critiche anche sul piano tecnico. "Associare a un livello una fascia infinitesimale, ad esempio tra 0,50 e 1 punto, è quasi ridicolo. Come si stabilisce quello 0,50 di differenza?". Una matematizzazione esasperata che, secondo Morello, finisce per svuotare di senso la parte descrittiva della griglia.

Il valore del percorso oltre il voto

Per la docente, il vero problema risiede nel fatto che l'esame di maturità continua a essere pensato in un'ottica prevalentemente di performance. "L'Esame di Stato non dovrebbe avere un'ottica puramente prestazionale, ma essere il corollario di un percorso". Anche il sistema dei crediti scolastici appare, ai suoi occhi, ridotto a una logica quantitativa: "Sembrano i punti della spesa. Il valore reale di un percorso non è quasi mai quantificabile con un numero".

Morello sottolinea inoltre la scarsa trasversalità delle nuove griglie. "Un ragazzo potrebbe avere meno nozioni mnemoniche ma una straordinaria capacità di raccordare le conoscenze". Limitarsi alle sole discipline oggetto d'esame rischia così di non valorizzare passioni, competenze e talenti maturati in altri ambiti.

"La valutazione non deve essere una farsa burocratica"

Nel quotidiano scolastico, osserva la docente, spesso sono gli insegnanti stessi a compensare le rigidità del sistema. "I docenti lo fanno, ma è spesso una forzatura per far tornare i conti". Un meccanismo che ribalta il senso stesso della valutazione: "Dovrebbe essere l'opposto: i descrittori dovrebbero generare il voto, non il contrario".

Per Morello, quando il voto viene deciso in anticipo e i criteri vengono adattati successivamente per giustificarlo, "la valutazione diventa una farsa burocratica". Da qui la necessità di recuperare il ruolo educativo del giudizio scolastico: "Noi docenti non dobbiamo essere sudditi della valutazione, ma agenti che la utilizzano come uno strumento utile alla formazione"

Ripensare il significato della "maturità"

La riflessione finale riguarda il senso stesso dell'esame. Per Morello la maturità può continuare ad avere valore solo se viene ripensata come esperienza di consapevolezza personale. "Ha senso se cambiamo il modo di concepirla. Se la riformiamo in modo che sia vissuta con gioia, come momento conclusivo di un percorso di autorealizzazione, allora è fondamentale".

Anche il termine "maturazione", ben presente nella griglia ministeriale, può essere messo in discussione. "Il rischio è che cada nel moralismo o nel paternalismo". Secondo l'insegnante, la scuola non può pretendere di misurare la maturità personale degli studenti secondo parametri rigidi o stereotipi comportamentali. "Dovremmo piuttosto parlare di autoefficacia e consapevolezza, non di un concetto astruso che rischia di schiacciare l'autenticità dei ragazzi".

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