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“Mai dire che un cibo è buono o cattivo”: i consigli delle psicologhe sul rapporto tra bambini e alimentazione

Il rapporto col cibo si lega a filo stretto con il modo in cui percepiamo noi stessi. Due psicologhe australiane hanno pertanto raccolto alcuni consigli per aiutare i genitori a evitare etichette morali sugli alimenti e le critiche al corpo.
A cura di Niccolò De Rosa
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Il rapporto con il cibo rappresenta uno di quei mattoncini fondamentali per la crescita corretta del bambino. Mangiare bene non significa infatti soltanto seguire una dieta equilibrata o assumere i giusti nutrienti, ma anche costruire un legame sereno con il proprio corpo, imparare ad ascoltare i segnali della fame e della sazietà e sviluppare una buona autostima durante i primi anni di vita. Anche un bimbo che mangia molta frutta e verdura può maturare una relazione tossica con l'alimentazione se questa viene vissuta attraverso sensi di colpa, restrizioni eccessive o un'attenzione spropositata nei confronti del peso e dell'aspetto fisico. Tutti segnali che, tra l'altro, possono aprire la strada ai disturbi alimentari, mettendo a rischio nel tempo non solo la salute fisica, ma anche il benessere emotivo e la serenità di bambini e adolescenti.

Per questo le psicologhe australiane Courtney P. McLean e Chelsea Arnold della Monash University hanno raccolto in un recente approfondimento pubblicato sul sito The Conversation quattro comportamenti da evitare e tre buone abitudini da inserire nella routine di tutti i giorni per aiutare i genitori a offrire ai figli modelli alimentari sani e un'immagine corporea positiva. Le due ricercatrici hanno posto l'accento soprattutto sulle parole sbagliate e le "diete eccessivamente restrittive", spesso adottate da genitori che vogliono bandire junk food e cibi poco salutari dalle abitudini dei figli ma che molto spesso si rivelano l'anticamera per un disturbo alimentare.

I quattro comportamenti da bandire

Il primo consiglio di McLean e Arnold è quello di prestare molta attenzione alle parole. Definire alcuni cibi come "buoni" e altri come "cattivi", parlare continuamente di dieta o di perdita di peso, sono tutte abitudini che rischiano di trasformare il cibo in una specie di questione morale che induce i piccoli a sentirsi sbagliati ogni volta che si concedono uno sgarro. Molto meglio, spiegano le esperte, parlare di come i diversi alimenti nutrono il corpo oppure del piacere e della soddisfazione che alcuni cibi possono dare, così che i ragazzi possano acquisire una propria consapevolezza su quali cibi consumare con più frequenza e quali invece mangiare con moderazione.

Un altro aspetto delicato riguarda i complimenti. Lodare un bambino solo per il suo aspetto fisico rischia di trasmettere l'idea che il valore personale dipenda dall'immagine esteriore. Secondo le due psicologhe, invece, la strategia più giusta sarebbe quella di rafforzare le sicurezze dei figli concentrandosi su qualità come la gentilezza, l'impegno, la creatività o la generosità. Un "ho visto quanto ti sei impegnato" o "è stato bello vederti condividere i tuoi giochi", costruisce una base più solida dell'autostima rispetto a un semplice "come sei bello".

Lo stesso vale per gli adulti. Criticare continuamente il proprio corpo davanti ai figli può avere conseguenze profonde e spingere i ragazzi a interiorizzare giudizi troppo severi riguardo il proprio aspetto.

Come aiutare i figli a sviluppare un'immagine positiva di sé

Tra i suggerimenti più importanti, McLean e Arnold includono anche l'invito a mamme e papà a fidarsi della capacità dei figli di autoregolarsi. Contrariamente a ciò che molti adulti pensano, la maggior parte dei bambini sa benissimo quanto abbiano bisogno di mangiare. Insistere perché finiscano tutto ciò che hanno nel piatto può trasformare il pasto in un conflitto e insegnare a ignorare i segnali naturali di fame e sazietà. Lo scopo, invece, dovrebbe essere quello di aiutare i piccoli ad ascoltare il proprio corpo.

Un'altra strategia che un genitore può provare è quella di essere lui per primo a mostrarsi curioso e aperto nel provare nuovi cibi. I bambini osservano tutto, soprattutto a tavola. Per questo vedere un adulto che mangia con serenità, prova alimenti diversi e mostra piacere nel farlo rappresenta un modello potentissimo. Chi ha un rapporto complicato con il cibo o con il proprio corpo può trovare questo passaggio difficile. In alcuni casi, spiegano le autrici, può essere necessario "disimparare" le rigide regole delle diete e ritrovare un rapporto più naturale con l'alimentazione.

Infine, McLean e Arnold ricordano che non sempre è realistico puntare all'ormai celebre body positivity per sentirsi sempre bene nel proprio corpo. Un obiettivo maggiormente accessibile potrebbe essere la cosiddetta "body neutrality": accettare e rispettare il proprio corpo così com'è, riconoscendo che è normale cambiare nel corso del tempo.

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