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Sconosciuti che sgridano i nostri figli: per la serenità dei bambini l’importante è non alimentare i conflitti

Gestire le incursioni educative degli estranei richiede calma e strategia. Due psicologhe australiane suggeriscono di dare priorità alla serenità del bambino, evitando scontri con l’adulto che si è intromesso.
A cura di Niccolò De Rosa
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Quando ci si trova a giocare con altri coetanei, anche il bambino più educato e tranquillo può ogni tanto assumere un comportamento scorretto. Succede, non è nulla di grave. La situazione può però precipitare se, ancora prima che si abbia il tempo d'intervenire, un altro adulto prende in mano la situazione e comincia a rimproverare il piccolo, magari con toni bruschi, ordini secchi o modalità che non rispecchiano lo stile dei genitori. In questi casi il fastidio è tangibile e se non si riesce a mantenere la pacatezza può facilmente scoppiare una lite poco edificante sia per i genitori sia per i bimbi che assistono alla scena.

È proprio da queste situazioni quotidiane che prende spunto la riflessione di Christiane Kehoe, docente senior di psichiatria all'Università di Melbourne, ed Elisabetta Westrupp, professoressa associata di psicologia alla Deakin University, che sul sito The Conversation offrono ai genitori una guida per gestire questi momenti senza trasformarli in conflitti. Secondo le due esperte, quando un altro adulto interviene per "educare" un bambino che non è il suo, è molto importante non perdere la calma, mettere al riparo il proprio piccolo da eventuali ripercussioni emotive e solo dopo, eventualmente, risolvere in modo civile la questione con l'altra persona.

Il contraccolpo emotivo delle ramanzine fatte da estranei

Secondo le studiose, il vero problema dietro uno sconosciuto che rimprovera un bambino non è, di per sé, l'atteggiamento scortese che potrebbe irritare il genitore quanto le ripercussioni emotive che ciò potrebbe comportare. Meglio premetterlo: se qualcuno sgrida nostro figlio perché ha saltato la coda sullo scivolo, ciò non comprometterà per sempre la salute mentale del pargolo. Eppure, Kehoe e Westrupp sottolineano come il fatto di ritrovarsi in ambienti affollati, rumorosi e fuori dalla propria routine può comunque generare un sovraccarico sensoriale poco piacevole.

I bambini, che stanno ancora sviluppando la capacità di regolare le proprie emozioni, possono infatti reagire con sentimenti di agitazione, capricci o un'eccessiva eccitazione. Anche gli adulti non sono però immuni da questo clima di tensione e il rischio dietro l'angolo è quello di reagire in modo impulsivo e fare una scenata. Molti genitori di oggi sono infatti cresciuti con modelli educativi più rigidi o punitivi e possono provare disagio nel vedere quegli stessi approcci rivolti ai propri figli.

Intervenire senza alimentare il conflitto

Quando un altro adulto interviene in modo non gradito, la tentazione è ovviamente quella di reagire subito. Tuttavia, le due esperte suggeriscono una strategia più efficace, spostando l'attenzione sul bambino, senza affrontare direttamente l'adulto in quel momento. Avvicinarsi, stabilire un contatto visivo e usare un tono calmo permette di riprendere la situazione senza alzare l'asticella della tensione. Un semplice invito a cambiare ambiente o attività ("Ti va di fare un altro gioco? Andiamo a mangiare un gelato?") può bastare per ristabilire l'equilibrio.

Solo in un secondo momento, se necessario, può essere utile chiarire con l'altro adulto il proprio approccio educativo. Anche qui la chiave per non trascendere sta nel mantenere un tono collaborativo, evitando accuse o critiche. Certo, più facile a dirsi che farsi, ma un genitore deve sempre tenere a mente che i suoi comportamenti sono la prima fonte d'apprendimento per i figli e mettersi a litigare in un luogo pubblico non è il migliore degli insegnamenti. Molto meglio controllarsi e presentare il proprio metodo come una scelta personale ("Con mio figlio preferisco fare così"), non come correzione dell'altro, così da ridurre il rischio di innescare atteggiamenti difensivi.

Quando il bambino non è il nostro

La situazione opposta è altrettanto frequente: trovarsi a dover gestire il comportamento scorretto di un bambino. In questi casi, spiegano Kehoe e Westrupp, è importante evitare comandi autoritari o giudizi. Meglio adottare un linguaggio descrittivo e calmo, che aiuti il bambino a comprendere cosa sta accadendo e quali sono i limiti. Offrire indicazioni chiare, senza mai umiliare o alzare la voce, favorisce un clima sereno e rispettoso. Se il genitore è presente, è preferibile coinvolgerlo, mantenendo così chiari i ruoli. Intervenire direttamente dovrebbe essere una scelta legata soprattutto a questioni di sicurezza o rispetto. Se per esempio un bimbo si sta divertendo a lanciare i sassi in mezzo a un parco, è sicuramente legittimo intervenire per chiedere di smetterla e mettere in sicurezza i piccoli presenti, a patto però di non urlare o esagerare con la durezza del rimprovero.

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