Le coccole dei neo-papà possono proteggere il cuore e il metabolismo dei bambini: cosa dice lo studio

Non è solo la madre a influire sul benessere dei figli. Anzi, il modo in cui un padre interagisce con il proprio bambino nei primi mesi di vita può lasciare tracce profonde e durature, capaci di arrivare fino alla salute fisica del figlio anni dopo. È quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori della Penn State University e pubblicato sulla rivista Health Psychology, che mette in luce un legame finora poco esplorato tra le dinamiche familiari precoci e alcuni indicatori biologici legati al cuore e al metabolismo.
Per decenni, la ricerca scientifica – così come l'intera narrazione riguardo il mondo parentale – si è concentrata soprattutto sulla figura materna quando si parlava di sviluppo e salute dei bambini. Stress, depressione e stile di accudimento delle madri sono stati al centro di numerosi studi. Questo nuovo lavoro, invece, adotta una prospettiva diversa, quella dei sistemi familiari, secondo cui la famiglia funziona come una rete interconnessa: ciò che accade tra due membri si riflette sull’intero equilibrio domestico. Come spiega Alp Aytuglu, firma principale dello studio, "nelle famiglie con un padre presente, i papà influenzano l’ambiente in modi che possono sostenere, o compromettere, la salute del bambino per molti anni".
Lo studio per osservare le famiglie nella vita quotidiana
I ricercatori hanno analizzato i dati del progetto Family Foundations, che ha seguito 399 famiglie statunitensi dalla nascita del primo figlio. Si trattava di nuclei composti da madre, padre e bambino, prevalentemente bianchi, con un livello di istruzione e reddito superiore alla media. Quando i bambini avevano 10 e 24 mesi, gli studiosi hanno visitato le famiglie a casa, filmando brevi sessioni di gioco tra genitori e figli. I video sono stati poi analizzati da valutatori esperti, che hanno osservato il livello di calore, sensibilità e adeguatezza delle risposte genitoriali, ma anche il modo in cui madre e padre collaboravano tra loro.
Un'attenzione particolare è stata dedicata al cosiddetto co-parenting competitivo-ritirato. Si tratta di una dinamica in cui un genitore cerca di attirare su di sé l’attenzione del bambino, mettendosi in competizione con l’altro, oppure si ritira del tutto dall’interazione. In queste situazioni, spesso uno dei due adulti finisce per disimpegnarsi, apportando cure superficiali o alimentando un sottile clima di tensione che però viene percepito anche dal bambino. I risultati mostrano poi che i padri meno sensibili e calorosi quando il figlio aveva 10 mesi tendevano, due anni dopo, a manifestare più spesso questo tipo di comportamento. Ed è proprio qui che emerge il legame con la salute fisica.
Dal clima familiare alla salute cardiometabolica
All’età di sette anni, ai giovani partecipanti al progetto è stato prelevato un piccolo campione di sangue per analizzare quattro indicatori chiave: colesterolo, HbA1c (che riflette il controllo della glicemia), interleuchina-6 e proteina C-reattiva, entrambe legate ai processi infiammatori. I bambini cresciuti in famiglie dove i padri avevano mostrato calore precoce e una migliore collaborazione genitoriale presentavano livelli più bassi di infiammazione e un miglior controllo della glicemia. Al contrario, una maggiore presenza di co-parenting competitivo-ritirato era associata a valori più elevati di HbA1c e proteina C-reattiva. "Può sorprendere sapere che il comportamento di un padre, quando il bambino è troppo piccolo per formare ricordi stabili, possa influenzare la sua salute alle elementari", ha osservato Hannah Schreier, un'altra autrice senior dello studio.
Secondo i ricercatori, lo stress rappresenta però il possibile anello di congiunzione tra relazioni familiari e salute fisica. Un clima teso e incoerente potrebbe attivare in modo continuo i sistemi biologici dello stress, con effetti sull’infiammazione e sul metabolismo.
Il ruolo delle madri
Lo studio non ha rilevato lo stesso tipo di associazione per le madri. Questo non significa che il loro ruolo sia meno importante, sottolineano gli autori. Piuttosto, nelle famiglie osservate, le madri mostravano livelli di sensibilità generalmente elevati e costanti, rendendo più difficile cogliere differenze statistiche. Inoltre, essendo spesso le principali caregiver, il loro comportamento può rappresentare la "norma" familiare, mentre quello paterno può rafforzare o destabilizzare l’equilibrio.
Limiti e implicazioni future
La ricerca presenta alcuni limiti, legati soprattutto alla scarsa diversità del campione e al fatto che siano state analizzate solo famiglie con genitori conviventi. Altri modelli familiari potrebbero funzionare in modo diverso. Nonostante ciò, per gli autori delle indagini quanto è emerso può bastare per ribadire come la presenza attiva dei padri nei primi mesi di vita dei figli non sia solo una questione educativa o culturale, ma anche di salute pubblica. "Supportare i padri, insieme a tutti i membri della famiglia, è una parte fondamentale della promozione della salute dei bambini", conclude Aytuglu. Un investimento precoce che può fare la differenza molto più avanti nel tempo.