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Il papà peluche non aiutano i figli a crescere, Daniele Novara: “Troppe parole, poca sostanza”

Padri più presenti, ma meno autorevoli: è il paradosso del “papà peluche” che il pedagogista Daniele Novara ha raccontato a Fanpage.it. Tra rivalità con la madre e assenza di regole, Novara spiega perché non basta passare molto tempo con i figli per costruire un progetto educativo solido: “Per quello ci sono i babysitter”
Intervista a Daniele Novara
A cura di Niccolò De Rosa
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Troppo insicuri, troppo amiconi, troppo "peluche". Negli ultimi vent'anni i padri moderni hanno compiuto molti passi in avanti rispetto alla figura del padre padrone che fino all'epoca dei nostri nonni spettava ai maschi di casi. Eppure, secondo alcuni esperti, questa maggiore presenza non sempre si traduce in un ruolo educativo più solido. Al contrario, il rischio è quello di trasformarsi in una figura affettiva ma poco incisiva, più vicina all'amico che al genitore. Un paradosso che attraversa molte famiglie contemporanee. Per approfondire questo tema, Fanpage.it ha intervistato il pedagogista Daniele Novara, fondatore del Centro Psicopedagogico per l'educazione e la gestione dei conflitti (CPP) e autore del libro Il papà peluche non serve a nulla, in cui analizza proprio le contraddizioni della paternità moderna e le tensioni che spesso si creano conla figura della madre.

Dottor Novara, i padri moderni sono molto più presenti e desiderano essere coinvolti nella crescita dei figli. Eppure, stando a quello che dice, il ruolo paterno sembra addirittura indebolito. Come è possibile?

Che i padri siano più presenti è un dato verissimo, che conosciamo da almeno quindici anni. C'è stato un aumento significativo del tempo dedicato ai figli, sia da parte delle mamme (che lo hanno raddoppiato) sia da parte dei padri, che lo hanno quadruplicato o addirittura quintuplicato. Tuttavia, il problema che pongo anche nel mio libro non riguarda la quantità di tempo, che spesso scivola nel semplice "babysitting" o in una sorta di competizione con la madre, ma la funzione. Se il tempo del padre è aumentato, la funzione paterna è diminuita. Le due cose non vanno di pari passo.

In che senso la funzione paterna è diminuita?

Il cosiddetto "papà peluche" è un padre presente, ma il suo ruolo educativo è scarso. Pensiamo agli adolescenti: quando ricevo le coppie in studio e chiedo chi gestisca il figlio, la risposta è quasi sempre "la mamma". Spesso si tratta di adolescenti "fuori uso", il che dimostra che questo modello di paternage non funziona. Il padre c'è, ma si limita ad azioni collaterali. Manca un gioco di squadra strettamente educativo. Prendiamo le regole: chi le stabilisce? Quasi sempre la mamma, sia con i bambini piccoli che con gli adolescenti. Ma dare regole è l'essenza della funzione educativa. Se il padre viene scartato da questo campo – o, come a volte accade, si esclude da solo – diventa una figura totalmente marginale. Un esempio lampante è il fenomeno del "lettone". In prima elementare un bambino su due dorme ancora con i genitori. Chi è che fisicamente esce dal letto per far posto al figlio? Il papà.

Sembra che, nonostante i cambiamenti sociali, siamo ancora fermi a un modello in cui la madre gestisce l'educazione e il padre contribuisce in modo marginale, magari intervenendo solo come "esecutore" per impartire castighi.

In realtà peggio: oggi il padre spesso non conosce nemmeno le regole date dalla madre. Di conseguenza, non si crea il conflitto tra padre e figlio, ma tra padre e madre. Non dimentichiamo che in Italia le separazioni sono molto più frequenti nelle coppie con figli. È un tema quasi tabù, ma i figli spesso entrano nella dinamica di coppia, finendo per sostituire uno dei partner o "buttare fuori dalla torre" il genitore, solitamente il papà. Si arriva al punto in cui un bambino di cinque anni può dire al padre: "Se non mi fai giocare, quando torna la mamma glielo dico e vedrai cosa ti succede". C'è insomma una scarsa fiducia delle madri verso i padri, e questo mina la cooperazione.

Lei parla spesso di una sorta di rivalità tra genitori. Come influisce questo sulla crescita dei figli?

Nell'epoca del narcisismo, i figli diventano spesso un oggetto di possesso o uno specchio del proprio ego. È una guerra non dichiarata su chi abbia più influenza o chi sia più amato. Questo fa male ai figli, che si ritrovano a fare da ostaggi. La ricetta vincente dovrebbe essere invece il gioco di squadra per elaborare un progetto educativo comune. È su questa base che si costruisce il futuro dei figli.

Più importante il dialogo con i figli o tra gli stessi genitori?

Per carità.I genitori devono parlare molto di più tra di loro e molto meno con i figli. Oggi assistiamo a sproloqui infiniti con gli adolescenti che non portano a nulla. La ricerca scientifica dimostra che, in adolescenza, la voce della madre può provocare persino una reazione di sgradevolezza neurologica nel figlio. Eppure, certo "psicologismo" continua a insistere sul dialogo a tutti i costi. Bisogna invece organizzarsi, mettere paletti e garantire la libertà dei figli in sicurezza, senza fiumi di parole inutili.

Quale consiglio pratico darebbe a un "papà peluche" che vuole cambiare rotta?

La cosa più importante è sapersi proporre, non imporsi. Un padre oggi non può agire come i suoi predecessori autoritari, ma deve dire alla madre dei suoi figli:"Io ci sono, giochiamo insieme la partita dell'educazione". A livello operativo consiglio invece di ritagliarsi momenti esclusivi con i figli per creare un legame autentico, libero dalla dipendenza della figura materna.

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