I consigli delle negoziatrice d’ostaggi che sono utili anche per i genitori: servono furbizia e calma

Le crisi non esplodono solo nei contesti estremi raccontati dai notiziari. A volte nascono in cucina, davanti a una tazza di latte che si raffredda mentre si sta facendo tardi, o in bagno, con uno spazzolino rifiutato a priori. Ed è proprio in momenti del genere che il lavoro di un genitore e quello di un negoziatore di ostaggi diventano improvvisamente molto simili. Lo sa bene Nicky Perfect, che dopo oltre trent'anni in polizia, di cui dieci trascorsi nell'unità d'élite di negoziazione di Scotland Yard, ha scoperto che molte delle strategie apprese sotto pressione possono rivelarsi preziose anche tra le mura di casa. Oltre a una carriera costruita tra sequestri e situazioni estreme, Perfect è infatti anche madre e matrigna e questa doppia esperienza l'ha portata a scoprire le analogie tra i due mondi.
Intervenendo qualche settimana fa al podcast Parenting Download di BBC e CBeebies, Perfect ha condiviso alcune tecniche che aiutano a "rispondere", invece che a reagire d'impulso, per portare a casa il risultato senza innescare un'escalation emotiva fatta di pianti, urla e litigi sfiancanti.
La scelta che non è una scelta
La prima strategia è quella che Perfect chiama la "choice of no choice", la scelta senza scelta. I bambini, si sa, testano i confini e tendono a opporsi agli ordini diretti. Invece di imporre un aut aut, l'idea è quella di offrire due alternative che portano comunque allo stesso risultato. Il cappello di lana si può indossare prima di uscire o in macchina, i compiti si possono fare prima o dopo cena, la cameretta può essere riordinata con o senza musica di sottofondo. Il senso di controllo resta al bambino, mentre l’adulto mantiene la direzione. Non funziona sempre, ammette Perfect, ma spesso riduce la resistenza immediata.
Novanta secondi per non perdere il controllo
Un altro trucchetto che Perfect ha appreso durante la sua carriera è che non sono solo le parole a determinare il successo della trattativa, ma anche il ritmo che si imprime alla conversazione. Per l'esperta, concedersi una pausa di novanta secondi prima di rispondere d'impulso a un concetto o una frase che ci ha irritato rimane il modo migliore per non far naufragare l'interazione con i figli. Si tratta di un insegnamento ricevuto anni fa da un agente dell'FBI e che le è rimasto impresso: non si possono cambiare le persone, si può solo scegliere come rispondere. Talvolta la risposta migliore è il silenzio, altre volte è ammettere di aver bisogno di tempo.
Lei stessa, ha raccontato, lo ha sperimentato quando la figliastra ha espresso il desiderio di trascorrere il Natale con il padre. Dopo quelle parole, l'istinto le suggeriva di replicare, facendole capire quanto la cosa la rattristasse. Grazie alla piccola pausa di "raffreddamento", però, Perfect è riuscita a rimanere lucida e accettare la scelta della ragazzina, mostrandosi disposta a organizzare più avanti un nuovo momento di festa e condivisione.
Guardare il mondo dalla loro altezza
Un'ultima tecnica spiegata al podcast riguarda infine la prospettiva. Comprendere il punto di vista dell’altro, anche quando l’altro è un bambino, permette di spiegare meglio le ragioni di una decisione. Perfect parla del "potere del perché". Offrire motivazioni sincere, spiega, rende le persone più disponibili ad accettare un limite. Questo vale sia che si voglia far ragionare un sequestratore, sia che si voglia convincere un bambino ad andare a letto. Alzarsi di punto in bianco e ordinare di andare sotto le coperte può sembrare, agli occhi del piccolo, una brutale di autonomia. Prepararla in anticipo, inserendola naturalmente nella routine serale, aiuta invece a ridurre i conflitti.
L'obiettivo, insomma, non è vincere una contesa o far capire chi comanda, ma costruire un equilibrio quotidiano fatto di rispetto, calma e qualche compromesso ben guidato. Serve un po' di sforzo, ma la ricompensa è decisamente di valore.