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Gestire i capricci: i consigli per costruire la “cassetta degli attrezzi emotiva” dei figli

L’educazione emotiva non è un insegnamento teorico ma un percorso quotidiano, costruito attraverso esempi, parole e piccoli gesti ripetuti ogni giorno. A spiegarlo sono tre ricercatrici canadesi che hanno stilato un elenco di suggerimenti per i genitori alle prime armi.
A cura di Niccolò De Rosa
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Crisi di pianto improvvise, scoppi di rabbia, entusiasmo incontenibile. Crescere un figlio significa anche orientarsi ogni giorno nel suo complesso universo emotivo. Non sempre è semplice, eppure proprio in quei momenti si gioca una partita decisiva per lo sviluppo psicologico dei più piccoli. A ricordarlo sono tre ricercatrici della University of Calgary che, in un recente articolo scritto a sei mani, hanno raccolto strategie pratiche e scientificamente fondate per aiutare i genitori a insegnare ai figli a riconoscere, comprendere e regolare le proprie emozioni.

Controllare le emozioni è un'abilità che si impara crescendo

Nel loro intervento sul sito The Conversation, le studiose Marissa Nivison, Gizem Keskin e Sheri Madigan ricordano che nessun bambino nasce con la capacità di controllare ciò che prova: "I bambini non nascono sapendo come regolare le proprie emozioni: è una competenza che apprendono crescendo". Eppure, nei primi mesi di vita, sono proprio le espressioni emotive a rappresentare la principale forma di linguaggio dei bebè. Il pianto del neonato segnala fame, disagio o bisogno di contatto, mentre sorrisi e risatine comunicano gioia, curiosità e intimità con il genitore.

Con la crescita, però, il mondo emotivo diventa più complesso e le sensazioni istintive necessitano di essere elaborate e controllate. Un bambino piccolo può per esempio sperimentare gelosia o rabbia pur senza saperle riconoscere né nominare, reagendo con comportamenti impulsivi. Proprio per questo il ruolo degli adulti è decisivo nel costruire quella che le autrici definiscono una vera e propria "cassetta degli attrezzi emotiva". Da qui, i consigli delle ricercatrici per offrire ai genitori qualche riferimento per favorire il processo di apprendimento nei più piccoli.

  • Il potere dell'esempio: la prima forma di insegnamento passa dall'osservazione. I figli apprendono molto guardando come i genitori affrontano le proprie reazioni emotive. Se l'adulto mantiene autocontrollo, il bambino interiorizza modelli di gestione più efficaci. Al contrario, tensione e agitazione possono amplificare il disagio infantile. Non a caso, le ricercatrici sottolineano che “i bambini sono sensibili alle emozioni degli adulti che li circondano”, invitando a rispondere ai momenti critici con una presenza calma e rassicurante.
  • Restare calmi, anche quando è difficile: mantenere la calma non è sempre facili. Le emozioni intense dei figli possono risultare contagiose e travolgenti. In questi casi è utile concedersi una breve pausa: respirare lentamente, allontanarsi per qualche istante o distogliere lo sguardo può aiutare a recuperare equilibrio prima di intervenire. Questa autoregolazione dell'adulto diventa un modello concreto che il bambino impara a imitare nel tempo.
  • Riconoscere e dare un nome ai sentimenti: un passaggio fondamentale consiste nell'aiutare i bambini a identificare ciò che provano. Dopo uno scoppio emotivo, spiegare con parole semplici la sensazione vissuta (rabbia, tristezza, paura ecc…) li aiuta a comprendere il proprio stato interno. Le autrici spiegano che nominare le emozioni è “un primo passo importante” perché permette di scegliere strategie per calmarsi, come respirare profondamente. Strumenti visivi, come ruote o schede delle emozioni con espressioni facciali illustrate, possono facilitare questo processo.
  • Rinforzare i comportamenti positivi: spesso l'attenzione degli adulti si concentra solo sugli episodi problematici. In realtà, riconoscere quando un bambino gestisce bene ciò che sente è altrettanto essenziale. “Rinforzare questi comportamenti positivi ha dimostrato di ridurre nel tempo il numero e l'intensità degli scoppi negativi”, osservano le ricercatrici. Il rinforzo positivo consolida le competenze emotive e riduce gradualmente la frequenza delle crisi.

Quando è bene chiedere aiuto

L'ultimo consiglio riguarda infine i casi più complessi, quando cioè le espressioni emotive dei figli possono segnare una forma di disagio o alcune problematiche che sarebbe bene approfondire.

Scatti d'ira e capricci sono infatti parte integrante dello sviluppo, soprattutto nei primi anni, quando i sistemi cerebrali dell'autoregolazione sono ancora immaturi. Tuttavia, se le reazioni risultano molto intense, frequenti o prolungate, secondo le studiose dell'Università di Calgary può essere utile rivolgersi a un pediatra o a uno specialista per valutare il da farsi. Intervenire precocemente consente di sostenere il bambino e di fornire alla famiglia strumenti adeguati.

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