Gestire i capricci: i consigli per costruire la “cassetta degli attrezzi emotiva” dei figli

Crisi di pianto improvvise, scoppi di rabbia, entusiasmo incontenibile. Crescere un figlio significa anche orientarsi ogni giorno nel suo complesso universo emotivo. Non sempre è semplice, eppure proprio in quei momenti si gioca una partita decisiva per lo sviluppo psicologico dei più piccoli. A ricordarlo sono tre ricercatrici della University of Calgary che, in un recente articolo scritto a sei mani, hanno raccolto strategie pratiche e scientificamente fondate per aiutare i genitori a insegnare ai figli a riconoscere, comprendere e regolare le proprie emozioni.
Controllare le emozioni è un'abilità che si impara crescendo
Nel loro intervento sul sito The Conversation, le studiose Marissa Nivison, Gizem Keskin e Sheri Madigan ricordano che nessun bambino nasce con la capacità di controllare ciò che prova: "I bambini non nascono sapendo come regolare le proprie emozioni: è una competenza che apprendono crescendo". Eppure, nei primi mesi di vita, sono proprio le espressioni emotive a rappresentare la principale forma di linguaggio dei bebè. Il pianto del neonato segnala fame, disagio o bisogno di contatto, mentre sorrisi e risatine comunicano gioia, curiosità e intimità con il genitore.
Con la crescita, però, il mondo emotivo diventa più complesso e le sensazioni istintive necessitano di essere elaborate e controllate. Un bambino piccolo può per esempio sperimentare gelosia o rabbia pur senza saperle riconoscere né nominare, reagendo con comportamenti impulsivi. Proprio per questo il ruolo degli adulti è decisivo nel costruire quella che le autrici definiscono una vera e propria "cassetta degli attrezzi emotiva". Da qui, i consigli delle ricercatrici per offrire ai genitori qualche riferimento per favorire il processo di apprendimento nei più piccoli.
- Il potere dell'esempio: la prima forma di insegnamento passa dall'osservazione. I figli apprendono molto guardando come i genitori affrontano le proprie reazioni emotive. Se l'adulto mantiene autocontrollo, il bambino interiorizza modelli di gestione più efficaci. Al contrario, tensione e agitazione possono amplificare il disagio infantile. Non a caso, le ricercatrici sottolineano che “i bambini sono sensibili alle emozioni degli adulti che li circondano”, invitando a rispondere ai momenti critici con una presenza calma e rassicurante.
- Restare calmi, anche quando è difficile: mantenere la calma non è sempre facili. Le emozioni intense dei figli possono risultare contagiose e travolgenti. In questi casi è utile concedersi una breve pausa: respirare lentamente, allontanarsi per qualche istante o distogliere lo sguardo può aiutare a recuperare equilibrio prima di intervenire. Questa autoregolazione dell'adulto diventa un modello concreto che il bambino impara a imitare nel tempo.
- Riconoscere e dare un nome ai sentimenti: un passaggio fondamentale consiste nell'aiutare i bambini a identificare ciò che provano. Dopo uno scoppio emotivo, spiegare con parole semplici la sensazione vissuta (rabbia, tristezza, paura ecc…) li aiuta a comprendere il proprio stato interno. Le autrici spiegano che nominare le emozioni è “un primo passo importante” perché permette di scegliere strategie per calmarsi, come respirare profondamente. Strumenti visivi, come ruote o schede delle emozioni con espressioni facciali illustrate, possono facilitare questo processo.
- Rinforzare i comportamenti positivi: spesso l'attenzione degli adulti si concentra solo sugli episodi problematici. In realtà, riconoscere quando un bambino gestisce bene ciò che sente è altrettanto essenziale. “Rinforzare questi comportamenti positivi ha dimostrato di ridurre nel tempo il numero e l'intensità degli scoppi negativi”, osservano le ricercatrici. Il rinforzo positivo consolida le competenze emotive e riduce gradualmente la frequenza delle crisi.
Quando è bene chiedere aiuto
L'ultimo consiglio riguarda infine i casi più complessi, quando cioè le espressioni emotive dei figli possono segnare una forma di disagio o alcune problematiche che sarebbe bene approfondire.
Scatti d'ira e capricci sono infatti parte integrante dello sviluppo, soprattutto nei primi anni, quando i sistemi cerebrali dell'autoregolazione sono ancora immaturi. Tuttavia, se le reazioni risultano molto intense, frequenti o prolungate, secondo le studiose dell'Università di Calgary può essere utile rivolgersi a un pediatra o a uno specialista per valutare il da farsi. Intervenire precocemente consente di sostenere il bambino e di fornire alla famiglia strumenti adeguati.