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Chiedere scusa ai figli non è debolezza: ecco perché è il gesto che salva il loro equilibrio emotivo

La psicologa Becky Kennedy spiega perché ammettere i propri errori con i figli non è un segno di debolezza, ma la strategia definitiva per costruire legami solidi e insegnare la resilienza emotiva.
A cura di Niccolò De Rosa
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Fin dall'infanzia ci viene insegnato che "sbagliando si impara", eppure, una volta diventati genitori, questa idea sembra capovolgersi. Quando una madre o un padre si accorgono di aver commesso un errore, la reazione più frequente è il senso di colpa, spesso accompagnato dal timore di aver compromesso in modo irreparabile la crescita dei figli. Eppure la quotidianità familiare è fatta di imprevisti. Una giornata storta, un capriccio a tavola, una parola detta con troppa durezza. Gli sbagli non sono l’eccezione, ma la regola. Proprio questi inciampi, però, racchiudono un potenziale educativo decisivo. Non perché l'errore sia auspicabile, ma perché il modo in cui un adulto lo riconosce e riesce a porvi rimedio può trasformarsi in una lezione fondamentale per la crescita emotiva dei figli.

Secondo Becky Kennedy, psicologa, madre di tre figli e autrice di diversi libri sulla genitorialità, le relazioni genitori-figli crescono proprio quando qualcuno si assume la responsabilità delle proprie azioni. "Impariamo di più quando le persone riparano", ha spiegato il dicembre scorso nel corso di una puntata del podcast  "What Now?" del comico Trevor Noah, definendo la riparazione "la strategia definitiva delle relazioni". In famiglia questo significa ammettere gli sbagli, spiegare cosa è andato storto e mostrare come si può rimediare. Un comportamento che, oltre a rafforzare il legame genitore-figlio, offre ai bambini un modello concreto: sbagliare è naturale, ciò che conta è come si reagisce.

Il peso emotivo sui bambini

L'idea che l'errore sia una sentenza negativa sul proprio valore personale è, secondo molti esperti, frutto di una narrazione tossica che tende a trasformare tutto, anche la genitorialità, in una performance. La stessa Kennedy non si presenta come un modello irreprensibile. Nel corso della puntata, la psicologa ha raccontato episodi comuni a molti genitori, dai capricci a tavola alle litigate scoppiate dopo che la pazienza si è esaurota. "Ogni genitore ci è passato", ha ammesso. L'errore, però, non sta solo nell'alzare la voce, ma nel lasciare che vergogna e senso di colpa paralizzino la relazione, senza che al momento di rottura segua una fase "di riparazione", dove l'adulto si adopera per sistemare la situazione.

Chiedere scusa, ma non solo

La riparazione passa da parole semplici ma decisive: "Mi dispiace di aver urlato. Non è mai colpa tua quando alzo la voce. Sto cercando di restare più calma anche quando sono frustrata. Ti voglio bene". Un esempio concreto di come un genitore possa restituire sicurezza e amore dopo uno sbaglio. Ma le scuse, avverte Kennedy, sono solo il primo passo. Chi tende a perdere il controllo deve anche lavorare su di sé: riconoscere i propri "inneschi", fermarsi un istante, respirare, trovare alternative all’urlo.

Non farlo, ha sottolineato ancora l'esperta, comporta il rischio che il piccolo interiorizzi sentimenti di confusione, dubbio e senso di colpa, attribuendosi la responsabilità dello scatto d’ira dell’adulto. Per questo, dopo un momento di tensione, è fondamentale chiarire i ruoli, facendo capire chiaramente al piccolo che l'emozione dell'adulto non è "colpa" del bambino.

Contro il mito della perfezione

Fermarsi a chiedere scusa non è dunque un segnale di debolezza o una rinuncia dell'adulto alla propria autorità. Un padre o una madre che chiede perdono ai figli per aver esagerato dopo una sfuriata non sta giustificando il loro comportamento scorretto, ma la reazione che ne è seguita. E questo, come già spiegato in un'occasione precedente dalla psicologa dello sviluppo Aliza Pressman, non solo fa bene al rapporto, ma può scongiurare il pericolo che i bambini maturino un rapporto poco sano nei confronti degli sbagli, diventando iper-critici con loro stessi e ossessionati dalla perfezione.

Mostrare come si ripara un errore significa invece insegnare ai figli a fare lo stesso nelle loro relazioni future, assumendosi la responsabilità, chiedendo scusa, e andando avanti senza troppi problemi. Un esempio quotidiano che vale più di molte regole e che, come ricordano gli psicologi, costruisce legami più solidi proprio a partire dalle fragilità.

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