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Addio al papà solo soldi e lavoro: perché i nuovi padri sono i più presenti di sempre

I padri delle nuove generazioni trascorrono più tempo con i figli e rivendicano un ruolo educativo sempre più centrale. Gli effetti positivi di una maggiore presenza paterna sono ormai consolidati dalla ricerca scientifica, ma la società non sembra ancora pronta a compiere il salto definitivo.
A cura di Niccolò De Rosa
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Negli ultimi decenni la figura paterna ha attraversato una trasformazione profonda. Non più presenza episodica o confinata al ruolo di sostegno economico, il padre, in particolare quello appartenente alle nuove generazioni, è diventato parte attiva della cura quotidiana, dell’educazione e della costruzione emotiva dei figli. A certificare questo cambiamento è un numero crescente di studi, che registrano una netta inversione di tendenza rispetto al passato: quella attuale è la generazione di papà che, nella storia, trascorre più tempo con i propri figli. E, se dipendesse da loro, le ore dedicate ai più piccoli sarebbero probabilmente ancora di più.

Padri sempre più presenti: cosa dicono i dati

A dare il là alla discussione è un’analisi rilanciata qualche giorno fa dal settimanale britannico The Economist. Analizzando i dati dell'American Heritage Time Use Study, un immenso database che nei decenni ha fotografato il modo in cui i genitori americani trascorrono il loro tempo, ci si accorge di come, tra il 1975 e il 2018, la quantità di ore che i genitori maschi trascorrono con i propri figli sia in costante aumento. Questa crescita non riguarda solo una maggiore presenza in casa, ma una vera assunzione di responsabilità nella cura. I padri millennial dedicano infatti il 6% di tempo in più ai figli rispetto alla generazione precedente.

Numeri certamente limitati se paragonati a quelli relativi alla controparte femminile – le madri della Generazione X, per esempio, hanno passato con i bambini ben il 52% di tempo in più rispetto a quelle Baby Boomer – ma che raccontano comunque un cambiamento in atto. I papà di oggi vogliono essere sempre più protagonisti della vita dei figli e anche se il gap con le madri in termini di impegno e compiti di cura è ancora lungi dall'essere colmato, la distanza tra madri e padri nella cura dei figli e nei lavori domestici si sta riducendo, soprattutto tra i genitori più istruiti e con un'occupazione stabile.

La pandemia sembra aver accelerato ulteriormente il processo e nel 2024, gli uomini che vivono con la partner hanno passato l'11% di tempo in più con i figli rispetto al 2019 e addirittura il 30% in più nelle faccende domestiche. Sono dati imperfetti (misurano la quantità più che la qualità del tempo dedicato alle varie attività) ma il trend è chiaro e rivela un coinvolgimento paterno ormai strutturale.

L'impatto di una paternità attiva

Il progressivo mutamento dei ruoli genitoriali, un tempo rigidamente suddivisi tra madri-angeli del focolare e padri-capifamiglia che portavano lo stipendio a casa, è ormai una realtà consolidata. Le famiglie dove entrambi i genitori lavorano sono ormai la maggioranza, almeno nel mondo Occidentale, e tale spostamento di equilibri ha immancabilmente cominciato a influire anche nel rapporto con i figli, complice la diffusione di nuove filosofie e prescrizioni pedagogiche che hanno individuato nel ruolo paterno un attore tutt'altro che secondario. Una ricerca del 2023 dell'americano Institute for Family Studies ha mostrato come i padri che vivono con i figli dedichino in media 7,8 ore a settimana alla cura, un'ora in più rispetto a vent’anni fa. Tra i padri con istruzione universitaria il dato saliva poi a oltre dieci ore settimanali. La partecipazione sembra crescere anche tra i padri sposati e conviventi, seppur con forti differenze legate a istruzione, condizione familiare ed etnia.

Nonostante le disuguaglianze, l'aumento complessivo della presenza paterna produce comunque effetti positivi riconosciuti anche dalla letteratura scientifica. Secondo l'Institute for Family Studies, i figli di padri attivi e presenti mostrano migliori risultati scolastici, minori problemi comportamentali e, nel lungo periodo, una maggiore stabilità relazionale e professionale.

Il fattore culturale: identità, cura, ruoli che cambiano

Il cambiamento non è solo quantitativo, ma anche culturale. Un'analisi del Pew Research Center del 2024 ha rilevato che il 57% dei padri millennial considera la genitorialità una parte centrale della propria identità, una percentuale ormai sovrapponibile a quella delle madri. Oggi il 97% dei padri dichiara per esempio di cambiare abitualmente i pannolini ai propri figli, un'incidenza inimmaginabile anche solo vent'anni fa, e tra il 1989 e il 2014 è aumentato del 70% il numero di uomini che scelgono di restare a casa per crescere i figli, segno di una ridefinizione dei ruoli tradizionali.

Anche in Italia il fenomeno è in crescita, seppur frenato da un impianto normativo ancora poco favorevole. L'utilizzo del congedo di paternità è più che triplicato tra il 2013 e il 2022 e aumenta la quota di padri che si dedicano in via principale alla cura familiare. Tuttavia, il quadro resta arretrato rispetto ad altri Paesi europei e i dieci giorni di congedo obbligatorio retribuito rappresentano uno degli standard più bassi del'’Unione Europea, un limite strutturale che rende il cambiamento più lento.

Una trasformazione destinata a ridefinire la famiglia

Nel complesso, i dati raccontano una rivoluzione silenziosa. I padri millennial non solo trascorrono più tempo con i figli, ma rivendicano un ruolo educativo, affettivo e quotidiano che fino a pochi decenni fa restava marginale. Permangono disuguaglianze sociali e ostacoli istituzionali, ma la direzione è ormai chiara e la paternità non è più considerata una semplice appendice della maternità. Ora il passaggio decisivo spetta alle istituzioni, che come spesso accade faticano ad adeguarsi ai cambiamenti della società. I padri chiedono maggiore spazio per accompagnare i figli nella crescita e, in un contesto segnato dalla crisi demografica, favorire una presenza maschile più attiva nella cura dei bambini può rappresentare una leva concreta da valorizzare.

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