Il tema inquinamento, soprattutto dei gas serra come l’anidride carbonica, è ormai sulla bocca di tutti da almeno vent’anni, da quando nel 1997 si sono incontrati a Kyoto più di 180 Paesi in occasione della Conferenza sui cambiamenti climatici (UNFCCC). In quella sede più che in altre si è discusso sulle modalità della decarbonizzazione individuando per ogni nazione la percentuale di riduzione dei gas serra da raggiungere entro il 2012. Del Protocollo di Kyoto, poi, si sa che non tutti i Paesi hanno raggiunto i loro obiettivi e che gli USA, responsabili del 36% delle emissioni nel mondo non ratificarono il Protocollo. Ma in qualche modo, nonostante alcune sconfitte, la decarbonizzazione in vent’anni è diventata urgente e si è imposta a tutti sia nella direzione della riduzione delle emissioni, sia nella direzione della loro compensazione.

Proteggere le foreste, il modo più green per compensare le emissioni

Anche in Italia alcune industrie energetiche però si sono mobilitate, iniziando a sviluppare politiche per l’uso di combustibili a basso tenore di carbonio, progetti per aumentare le rinnovabili e per compensare le emissioni. È di questi giorni la notizia che Eni ha conseguito la prima generazione di crediti di carbonio per la compensazione delle emissioni GHG equivalenti a 1,5 milioni di tonnellate di CO2. Questo è avvenuto grazie a un progetto di valorizzazione e conservazione delle foreste in Africa, specificamente nella Repubblica dello Zambia: il REDD+ Luangwa Community Forest Project. Il REDD+ (cioè Reducing Emissions from Deforestation and forest Degradation) è un meccanismo definito dalle Nazioni Unite per favorire la riduzione delle emissioni attraverso progetti di conservazione delle foreste: Eni si è impegnata a sviluppare progetti in quest’ambito e a parteciparvi attivamente. Come? Eni sostiene le comunità locali che vivono nelle aree a rischio di deforestazione garantendo loro un maggiore sviluppo socioeconomico, ad esempio attraverso progetti per diversificare le attività e attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro.

Un progetto ambizioso: riduzione dell’80% di emissioni entro il 2050

L’obiettivo di Eni è quello di attivarsi come player dell’energia nella limitazione del riscaldamento globale al di sotto dei 2°C, e lo sta facendo programmando le prossime compensazioni attraverso la conservazione delle foreste con l’ambizione di arrivare a un portafoglio di crediti di carbonio di 10 milioni di tonnellate all’anno di CO2 entro il 2025, di 20 milioni entro il 2030 e di 30 milioni entro il 2050 (tutti validati dagli gli standard internazionali più elevati come il Verified Carbon Standard -VCS -, e il Climate Community and Biodiversity Standard – CCB – Triple Gold, rilasciati dall’ente certificatore internazionale VERRA). Questo permetterà di ottenere una riduzione dell’80% delle emissioni nette (scope 1,2,3) sull’intero ciclo dei prodotti energetici venduti entro il 2050.

Sostenibilità e salvaguardia della biodiversità 

Ma permetterà anche di salvaguardare proprio ciò che per mille motivi stiamo distruggendo: le foreste stesse. Le foreste non apportano solo ossigeno assorbendo CO2, ma sono il luogo della biodiversità che è una risorsa enorme per la vita sul pianeta e sono una fonte di sviluppo economico e sociale delle popolazioni locali. Insomma Eni si è messa d’impegno e sta invertendo la rotta per un approccio energetico più sostenibile.