Dove si trova il ponte che viene distrutto e ricostruito ogni anno

Il Ponte di corda Q'eswachaka in Perù ha una storia molto antica e vanta anche un record molto particolare, che lo rende unico nel suo genere. Per questo Time Out lo ha inserito nella lista dei ponti più belli che è possibile incontrare in giro per il mondo. L'elenco non include solo strutture moderne ed esteticamente gradevoli alla vista, magari realizzate con tecnologie all'avanguardia; ci sono anche strutture che meritano di essere conosciute e ammirate per ciò che raccontano, per il loro significato. Ed è proprio questo il caso del ponte peruviano, che è molto di più di un'attrazione turistica. Ogni anno vi giungono turisti da ogni dove per fotografarlo, ma è soprattutto per la gente del posto che ha un inestimabile valore. Questo perché è un vero e proprio simbolo di identità, di resistenza contro il tempo e i cambiamenti, di conservazione delle proprie radici.
La storia del ponte peruviano
Il Ponte di corda Q'eswachaka si trova in una remota zona della provincia di Canas, nel dipartimento di Cusco. È lungo 28 metri ed è sospeso a 30 metri di altezza sul fiume Apurímac. Il suo nome già ne descrive bene la struttura. Le parole quechua "Q’eswa" e "Chaka" significano rispettivamente "treccia" e "ponte". È infatti un ponte di corde intrecciate: sono le corde di ichu (un'erba selvatica che cresce nelle Ande). Fu costruito dagli Incas tra il XV e il XVI secolo, assieme ad altri ponti simili, con lo scopo di collegare la città di Cusco con il resto dell'impero, ma questo è l'unico ancora esistente: gli altri furono distrutti durante le guerre spagnole e inca.

Secondo l'antica tradizione Inca, questi ponti andavano rinnovati una volta all'anno: era un lavoro "Minka", ossia fatto dalla comunità per il bene di tutti. La tradizione è sopravvissuta fino al giorno d'oggi. Ancora oggi si è soliti, nella seconda domenica di giugno, distruggere e ricostruire il ponte. Non è solo un momento di lavoro: è una celebrazione della cooperazione tra le comunità locali (Huinchiri, Chaupibanda, Ccollana, Quehue). Per loro mantenere in vita il ponte e la tradizione Inca significa riconnettersi con le proprie radici, difatti tutto avviene nell'arco di 4 giorni di festa dedicati agli dei Inca e alla Pachamama (Madre Terra). Donne e uomini si dividono il lavoro. Le donne intrecciano la corda e l'erba, gli uomini smantellano il ponte esistente e provvedono a montare quello nuovo, assemblandone i vari elementi.

Secondo l'antica tradizione Inca, le donne non possono salire o attraversare il ponte finché non è del tutto completato. Il valore di questo rituale sta tutto nella sua essenza più ancestrale: è un gesto di rispetto verso gli antenati, è un modo per onorare le proprie origini e per dimostrasi fieri dell'eredità lasciata dagli Inca, tramandandola ai posteri per non farla disperdere tra le pieghe del tempo. Tutto questo è stato riconosciuto dall'Istituto Nazionale di Cultura che nel 2009 ha dichiarato il rituale di rinnovamento del ponte Qeswachaka un Patrimonio Culturale della Nazione. Anche l'UNESCO nel 2013 ha riconosciuto le conoscenze e pratiche legate alla ricostruzione del ponte Q’eswachaka come patrimonio culturale immateriale dell'umanità: è un ponte che collega passato e presente.