Bere poca acqua causa tachicardia e sonnolenza: la nutrizionista Falcone spiega i sintomi della disidratazione

L’acqua è un elemento essenziale per la vita e per il corretto funzionamento del nostro organismo, ma spesso tendiamo a sottovalutarne l’importanza nella quotidianità. Bere non serve solo per placare la sete, ma anche e soprattutto per sostenere processi fondamentali come la regolazione della temperatura corporea, il trasporto dei nutrienti e l’equilibrio degli elettroliti. Con l’arrivo della primavera e l’aumento graduale delle temperature, il tema dell’idratazione diventa ancora più centrale ed è importante parlarne soprattutto oggi 22 marzo, che è la Giornata mondiale dell’acqua. Per approfondire questi aspetti, abbiamo intervistato Jessica Falcone, biologa nutrizionista dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, che ci ha aiutato a capire quali sono i segnali della disidratazione, come cambia il fabbisogno idrico e quali strategie adottare per mantenere un corretto equilibrio.
Quali sono i segnali più evidenti che il nostro corpo ci manda quando non beviamo abbastanza?
Intanto bisogna ricordare che siamo costituiti in gran parte da acqua, quindi la sua integrazione è fondamentale per la vita stessa. I segnali di disidratazione possono essere sia evidenti sia più sottili. Il primo è ovviamente la sete, ma ci sono anche manifestazioni esterne come la pelle secca. Dal punto di vista interno, invece, possono comparire stanchezza, spossatezza, mal di testa, difficoltà di concentrazione, problemi nel sonno e persino difficoltà ad articolare le parole. L’acqua è essenziale anche per la regolazione degli elettroliti, quindi una carenza può emergere anche dagli esami del sangue.
Esistono anche sintomi meno conosciuti, magari legati a una disidratazione più lieve ma cronica?
Sì, e spesso vengono sottovalutati. Un indicatore molto utile è il colore delle urine: più è scuro, più è probabile che siamo disidratati. Tra i segnali meno evidenti ci sono irritabilità, sonnolenza, confusione, pressione bassa, sensazione di tachicardia e crampi muscolari. Anche una stanchezza insolita può essere legata a un’insufficiente idratazione.
Con l’arrivo della primavera cambia il fabbisogno di acqua?
I cambi di stagione rappresentano sempre una fase di adattamento per l’organismo. In primavera, con l’aumento delle temperature e delle ore di luce, il fabbisogno idrico tende a crescere, soprattutto perché aumenta la sudorazione e questo richiede un reintegro graduale dei liquidi e degli elettroliti. È anche un periodo in cui è importante sostenere l’organismo con sostanze antiossidanti, utili per affrontare lo stress del cambiamento stagionale e ridurre il rischio dei classici malanni. Detto questo, non esiste una quantità universale valida per tutti. Il fabbisogno di acqua varia in base a fattori individuali come peso corporeo, alimentazione e stile di vita. L’idea dei "due litri al giorno" è indicativa, ma non può essere considerata una regola assoluta.
Ci sono differenze tra chi è molto attivo e chi conduce una vita sedentaria?
Assolutamente sì. Chi pratica attività fisica ha un fabbisogno maggiore, perché con la sudorazione perde molti liquidi e deve reintegrarli per evitare crampi e favorire il recupero. Una corretta idratazione migliora anche la performance sportiva: meno si è disidratati, meglio si reagisce allo sforzo. Chi conduce una vita più sedentaria deve comunque prestare attenzione, soprattutto perché spesso a uno stile di vita poco attivo si associa anche un’alimentazione meno equilibrata. In questi casi è utile lavorare sia sull’idratazione sia sulle abitudini alimentari. Va ricordato inoltre che l’acqua non proviene solo da ciò che beviamo, ma anche dagli alimenti. Esiste infatti la cosiddetta "acqua virtuale", contenuta soprattutto in frutta e verdura, che contribuisce al fabbisogno quotidiano.
Ci sono strategie per chi fa fatica a bere?
Sì, è una difficoltà più comune di quanto si pensi. Alcune persone trovano l’acqua "noiosa" perché priva di sapore. In questi casi si possono adottare piccoli accorgimenti, come aromatizzarla in modo naturale con menta, zenzero, limone o frutta. Anche tisane o tè verde possono essere una valida alternativa, soprattutto perché apportano antiossidanti utili in questo periodo dell’anno. Un’altra strategia è utilizzare borracce che incentivano a bere con maggiore frequenza. L’importante è evitare di sostituire l’acqua con bevande zuccherate, che apportano solo calorie vuote.
Quali alimenti possono aiutare a mantenere una buona idratazione, soprattutto in primavera?
In questa stagione aumentano gli alimenti ricchi di acqua e sostanze utili all’organismo: la frutta primaverile, come nespole, albicocche e susine, è più ricca di acqua e potassio rispetto a quella invernale. Anche le verdure svolgono un ruolo importante: asparagi, ravanelli, insalate e piselli freschi sono molto idratanti e ricchi di antiossidanti. Questi alimenti non solo aiutano a reidratarsi, ma favoriscono anche l’eliminazione delle tossine accumulate durante l’inverno.
C’è differenza tra acqua naturale, frizzante o minerale?
La differenza non risiede tanto nella capacità idratante, quanto nella composizione. Le acque si differenziano per il contenuto di sali minerali, come calcio e sodio. Il consiglio è variare le marche, soprattutto se si consuma acqua in bottiglia, per beneficiare di diversi apporti minerali. In alcuni casi specifici, come la predisposizione ai calcoli renali, può essere utile scegliere acque con caratteristiche precise. Anche l’acqua del rubinetto, se gradevole al gusto, è una scelta valida e completa.
È vero che bere acqua può aiutare a far passare la fame?
È un luogo comune. Se la fame è fisiologica, significa che l’organismo ha bisogno di nutrienti, quindi è necessario mangiare. Bere un bicchiere d’acqua può avere un effetto momentaneo e preparare lo stomaco, ma non può sostituire un pasto. Usarlo come strategia per ignorare la fame può diventare controproducente, perché si rischia di accumulare una carenza nutrizionale durante la giornata.