La skincare può peggiorare le infiammazioni da acne: un dermatologo spiega i rischi della beauty routine

Negli ultimi anni la skincare è diventata un rituale quotidiano consolidato anche in Occidente. Dalla doppia detersione al tonico, dalle maschere ai sieri, fino alle creme con attivi sempre più specifici, la routine si è trasformata in una sequenza di gesti quasi automatica, spesso ispirata ai modelli coreani e amplificata dai social. Ma siamo sicuri di farla nel modo giusto? E soprattutto, tutti questi passaggi sono davvero necessari per la nostra pelle? Tra acne che compare all’improvviso e infiammazioni ricorrenti, le domande sono tante. Per fare chiarezza abbiamo chiesto al professor Santo Raffaele Mercuri, primario dell’Unità di Dermatologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, di aiutarci a distinguere ciò che è davvero utile da ciò che rischia di essere solo una moda, soprattutto quando si parla di acne.
Quanto conta davvero la skincare quotidiana nella comparsa o nel peggioramento dell’acne? Una routine sbagliata può esserne la causa?
L’acne è una malattia multifattoriale che coinvolge i follicoli pilosebacei. Alla base ci sono soprattutto predisposizione individuale, ormoni, produzione di sebo, alterazioni della cheratinizzazione follicolare, infiammazione e microbioma cutaneo. In questo contesto, la skin care raramente rappresenta la causa primaria dell’acne, ma può incidere in modo significativo: può peggiorare o mantenere l’infiammazione attraverso irritazione o occlusione, oppure, al contrario, migliorare la tollerabilità e quindi l’aderenza alle terapie, che spesso è decisiva per ottenere risultati. Esistono però situazioni in cui cosmetici e abitudini diventano un vero fattore scatenante. È il caso dell’acne cosmetica, legata a prodotti occlusivi o comedogenici e a make-up pesanti, oppure dell’acne meccanica, favorita da attrito e occlusione ripetuta, come nel caso di mascherine, caschi o fasce sportive. In questi casi la routine non è solo un aggravante, ma può diventare un trigger vero e proprio, e correggerla porta spesso a un miglioramento netto. Le linee guida cliniche includono infatti precise indicazioni di skincare come parte integrante dell’educazione del paziente: detersione non aggressiva e attenzione a prodotti oleosi o comedogenici. Questi accorgimenti da soli non curano un’acne moderata o severa, ma possono fare la differenza tra una terapia efficace e una terapia interrotta per irritazione, secchezza o peggioramento reattivo.
Quali sono gli errori più comuni nella detersione e nell’uso dei cosmetici?
Gli errori più frequenti ruotano attorno al concetto di eccesso: detergere in modo troppo aggressivo, usare saponi alcalini, scrub meccanici, spazzole o prodotti eccessivamente sgrassanti, lavarsi molte volte al giorno o con acqua molto calda. Tutto questo può alterare la barriera cutanea, aumentare irritazione e arrossamento e rendere la pelle più reattiva anche ai trattamenti antiacne. In genere le linee guida raccomandano detergenti non alcalini, con pH vicino a quello cutaneo, da usare due volte al giorno, evitando l’over-cleansing. Anche sul fronte dei cosmetici gli errori sono comuni. Le formulazioni molto ricche, a base di oli pesanti, cere o unguenti, applicate su aree acneiche e magari stratificate tra loro, possono favorire l’occlusione. Il make-up coprente non rimosso correttamente, oppure il continuo cambio di prodotto senza dare tempo alla pelle di adattarsi, può peggiorare la situazione. Inoltre, prodotti fortemente alcolici o profumati, magari ben tollerati da chi non ha acne, risultano spesso irritanti su una cute già infiammata o in trattamento con retinoidi o perossido di benzoile. Le indicazioni ufficiali, come quelle del National Institute for Health and Care Excellence, suggeriscono di evitare preparazioni oleose e comedogeniche per chi utilizza skincare e fotoprotezione. Non esiste però una lista universale di ingredienti da evitare, perché la comedogenicità dipende da concentrazione, veicolo, area di applicazione e suscettibilità individuale. In pratica, conviene orientarsi verso texture leggere come gel, lozioni o fluidi, scegliere formule a bassa potenzialità irritativa e, quando si utilizzano attivi farmacologici, semplificare il più possibile la routine.
Una pelle acneica va trattata con prodotti aggressivi o con formule delicate?
Nella maggior parte dei casi l’approccio più efficace è delicato nella base e mirato nei principi attivi. La routine quotidiana dovrebbe proteggere la barriera cutanea attraverso una detersione non aggressiva, un’idratazione adeguata e una fotoprotezione compatibile con la pelle acneica. Il controllo delle lesioni, invece, richiede principi attivi con efficacia dimostrata, come retinoidi topici, perossido di benzoile o acido azelaico, scelti in base alla severità e alla sede dell’acne. L’idea di “sgrassare a tutti i costi” è spesso controproducente. Un’eccessiva aggressività aumenta l’irritazione, peggiora la tolleranza ai trattamenti e porta più facilmente ad abbandonare le cure. Anche quando si utilizzano attivi potenzialmente irritanti, in particolare i retinoidi, le raccomandazioni per ridurre gli effetti iniziali includono una detersione non aggressiva e l’evitare lavaggi troppo frequenti. L’uso di idratanti e prodotti che rispettano la barriera cutanea può migliorare la continuità terapeutica senza compromettere l’efficacia, purché si scelgano formulazioni non comedogeniche e adatte alla cute acneica.
C’è differenza tra acne adolescenziale e acne dell’adulto? Cambiano le routine e i trattamenti?
Il meccanismo biologico dell’acne è lo stesso a tutte le età, ma cambiano spesso la presentazione clinica, i fattori scatenanti e gli obiettivi terapeutici. Nell’adolescente l’acne è tipicamente legata alla pubertà, con una componente comedonica più marcata e una distribuzione frequente su fronte, naso e guance. Nell’adulto, soprattutto nelle donne, può trattarsi di una persistenza dall’adolescenza o di una comparsa nuova, con lesioni più infiammatorie e una localizzazione tipica sul terzo inferiore del volto, mandibola e collo. In questa fascia d’età possono incidere maggiormente le fluttuazioni ormonali, anche in assenza di vere patologie endocrine, l’uso di cosmetici occlusivi e routine troppo aggressive. Inoltre, l’impatto psicosociale può essere significativo. In entrambi i casi la routine deve restare semplice e rispettosa della barriera cutanea: detergente non alcalino due volte al giorno, attenzione a prodotti oleosi o comedogenici, rimozione accurata del make-up. Nell’adulto è spesso ancora più importante limitare irritazione e secchezza, perché molte persone utilizzano già prodotti anti-age o esfolianti che, stratificati senza criterio, aumentano la reattività cutanea. I pilastri terapeutici non cambiano: retinoidi topici, perossido di benzoile, acido azelaico e, quando indicato, antibiotici con un uso attento per evitare resistenze. Nell’adulto, soprattutto nella donna, possono entrare in gioco anche terapie ormonali, come contraccettivi orali combinati o spironolattone, quando il quadro clinico lo suggerisce. Va inoltre sempre considerata la pianificazione di una gravidanza, perché retinoidi topici e alcune terapie sistemiche sono controindicati.
I cosmetici “non comedogenici” sono davvero utili o è soprattutto marketing?
L’indicazione “non comedogenico” può essere utile come orientamento pratico, ma non rappresenta una garanzia assoluta. Non esiste infatti uno standard universale nei test utilizzati per attribuire questa etichetta, e spesso le condizioni di laboratorio non riflettono l’uso reale del prodotto. Per questo motivo anche un cosmetico definito non comedogenico può creare problemi in alcune persone, mentre un ingrediente teoricamente comedogenico può risultare ben tollerato se presente in basse concentrazioni o in una formulazione diversa. In termini concreti, può essere ragionevole privilegiare texture leggere come gel, lozioni o fluidi e scegliere, quando possibile, formule oil-free, soprattutto per solari e idratanti. È utile anche ridurre la complessità della routine, introdurre i prodotti uno alla volta e concentrarsi in particolare sui prodotti leave-on, come creme e fondotinta, che restano a lungo sulla pelle. Semplificare è spesso la strategia più efficace, soprattutto se si è già in terapia con retinoidi o perossido di benzoile, perché l’aderenza al trattamento è uno dei fattori determinanti del successo.
Quanto incidono ormoni, stress e alimentazione rispetto alla sola skincare?
In genere incidono più della sola skincare, perché quest’ultima raramente rappresenta la causa primaria dell’acne. Gli ormoni hanno un ruolo centrale sia nell’adolescente sia in molte forme dell’adulto. Nelle donne, l’acne persistente o localizzata su mandibola e collo può essere influenzata da fluttuazioni ormonali anche in assenza di patologie endocrine. In presenza di segni clinici suggestivi di iperandrogenismo, come irsutismo marcato, irregolarità mestruali o alopecia androgenetica, è opportuno considerare una valutazione mirata, anche per escludere condizioni come la sindrome dell’ovaio policistico. Lo stress non è la causa dell’acne, ma può peggiorarne l’andamento attraverso meccanismi neuroendocrini e infiammatori. Le evidenze sono soprattutto osservazionali e mostrano un’associazione tra livelli di stress e severità delle lesioni. Il messaggio corretto è che lo stress può contribuire alle riacutizzazioni, ma non sostituisce le terapie con efficacia dimostrata. Per quanto riguarda l’alimentazione, la letteratura suggerisce un’associazione tra diete ad alto carico glicemico e acne, e segnala una possibile relazione anche con il consumo di latte vaccino in alcuni studi. Tuttavia la qualità e l’eterogeneità delle evidenze fanno sì che linee guida autorevoli non raccomandino diete specifiche come trattamento standard. Una dieta equilibrata resta sempre consigliabile; se una persona individua trigger riproducibili, può avere senso una valutazione ragionata e monitorata, evitando però estremismi e promesse di cura esclusivamente alimentare.
Quali componenti sono supportati da evidenze scientifiche nell’acne lieve o moderata?
Per l’acne lieve o moderata le evidenze più solide convergono su pochi pilastri terapeutici, da valutare generalmente dopo almeno dodici settimane di trattamento continuativo. I retinoidi topici, come adapalene, tretinoina e tazarotene, sono considerati il nucleo della terapia topica perché agiscono sui microcomedoni e hanno anche un effetto antinfiammatorio. Possono dare irritazione iniziale e fotosensibilità e sono da evitare in gravidanza. Il perossido di benzoile rappresenta uno dei farmaci topici con miglior rapporto tra efficacia e rischio di resistenze, grazie alla sua azione antibatterica e antinfiammatoria. È spesso utilizzato da solo o in associazione con altri principi attivi. Le combinazioni fisse, come adapalene associato a perossido di benzoile o perossido di benzoile con clindamicina, sono sostenute dalle raccomandazioni del National Institute for Health and Care Excellence perché uniscono meccanismi diversi e semplificano la routine. Gli antibiotici topici, come la clindamicina, sono utili soprattutto nella componente infiammatoria ma non dovrebbero essere usati da soli, per ridurre il rischio di resistenze. L’acido azelaico è un’opzione valida soprattutto nei pazienti che non tollerano i retinoidi o che presentano anche macchie post-infiammatorie. Ingredienti molto diffusi nella cosmetica, come acido salicilico e niacinamide, hanno evidenze più deboli e disomogenee rispetto ai pilastri farmacologici: possono essere utili come supporto, ma non rappresentano il cardine della terapia.
Quando è il momento di rivolgersi a un dermatologo?
Il momento giusto è prima che l’acne lasci il segno. La prevenzione delle cicatrici passa soprattutto dal controllo precoce dell’infiammazione, perché il rischio di esiti cicatriziali aumenta con la severità e con il ritardo nell’ottenere un trattamento efficace. È opportuno rivolgersi a uno specialista quando la diagnosi non è chiara, quando compaiono forme più impegnative come acne nodulo-cistica o conglobata, oppure quando un’acne lieve o moderata non risponde dopo cicli completi di terapia eseguiti correttamente. Lesioni profonde e dolorose, noduli o cisti ricorrenti nelle stesse aree, comparsa di avvallamenti cicatriziali anche iniziali, acne estesa al tronco e manipolazione continua delle lesioni sono segnali concreti che suggeriscono di anticipare la visita. Non va infine sottovalutato l’impatto psicologico. Anche un’acne apparentemente moderata può essere invalidante e influire su vita sociale e benessere emotivo. In questi casi, una valutazione dermatologica può fare la differenza non solo sul piano clinico, ma anche su quello della qualità della vita.