Amore in vetrina a San Valentino, come condiziona emozioni e relazioni: “E’ marketing non vita vera”

In questo periodo dell'anno le vetrine dei negozi, i ristoranti e i cataloghi delle piattaforme di streaming propongono storie d’amore, cuori, menu speciali, regali a tema e promesse romantiche confezionate ad hoc. San Valentino è diventato molto più di una ricorrenza simbolica, è un appuntamento commerciale che invade l’immaginario collettivo imponendo, in modo più o meno esplicito, le "regole del vero amore" con la presunzione di mostrare cosa significhi amare o essere amati. Ma quali effetti può avere questa pressione sul benessere emotivo? Perché una festa così leggera riesce a toccare corde così profonde? Ne abbiamo parlato con Chiara Simonelli, psicoterapeuta e sessuologa presso la Fondazione Sapienza di Roma.
San Valentino è spesso raccontato come una festa romantica, ma sempre più persone ne evidenziano il lato commerciale. Cosa ne pensa?
San Valentino nasce soprattutto come operazione di marketing. La cenetta in sé è innocente, non c’è nulla di male, ma tutto l’apparato che gli ruota attorno è costruito per vendere. È una festa inventata da chi aveva un interesse economico, e naturalmente ci ha fatto i soldi. Basti pensare ai Baci Perugina o ai piccoli regali obbligati, che diventano quasi un acquisto automatico, un pensierino economico ma socialmente richiesto. Come tutte le iniziative nate per marketing, fanno leva sui sogni delle persone, ti riempiono di cuoricini, di immagini romantiche, della favola del “vissero felici e contenti”. Il problema è che, se qualcuno sta vivendo una relazione difficile o è solo, si sente ancora più escluso, quasi sbagliato. Si dimentica che non stiamo parlando della realtà, ma di una rappresentazione costruita, si tratta di marketing, non vita vera.
Perché secondo lei, pur sapendo che è marketing, molte persone si sentono comunque toccate o influenzate?
Perché la chiave è proprio la favola. San Valentino diventa una misura dell’attenzione dell’altro, soprattutto nelle coppie può trasformarsi in una specie di test: “vediamo cosa mi regala, se ci tiene davvero”. Se non arriva nulla, una rosa o un gesto simbolico, si rischia di interpretarlo come mancanza d’amore. Ma sono trappole: chi è solo si sente ancora più solo, chi non riceve il regalo giusto si sente meno amato. Diventano esami continui rispetto a un’idea di perfezione irrealistica. E invece nessuno è al mondo per riempire tutti i nostri vuoti o soddisfare ogni desiderio. È una verità un po’ scomoda, ma molto più reale.
Può nascere anche una pressione sociale a festeggiare a tutti i costi? E questo può incidere sul benessere psicologico?
Sì, oggi c’è un forte controllo sociale su quello che mostri di essere e su quello che fai o non fai. È tutto misurabile: dai like ai commenti, fino al giudizio degli altri. Questo pesa molto, anche sui giovani, che in teoria dovrebbero sentirsi più liberi, ma in realtà sono spesso più condizionati. Così molte persone si allineano per non essere escluse o giudicate “sfigate”. Se sei diverso, sembri fuori posto e allora vai alla cena, fai l’aperitivo per single, posti la foto. Non sempre perché lo desideri davvero, ma per non sentirti tagliato fuori. Questo, ovviamente, può incidere sul benessere emotivo.
Ci sono strategie psicologiche per non farsi condizionare troppo?
Forse la cosa più utile è provare a tirarsi un po’ fuori dalla corrente, fermarsi e osservare e capire che questi comportamenti sono in parte indotti. Se stai vivendo una bella relazione, perché concentrare tutto su un solo giorno? Ogni giorno può essere buono per festeggiare o per dirsi qualcosa di importante, serve meno idealizzazione e più autenticità. Essere più rilassati, più comodi nella propria vita, meno in posa.
Che rapporto vede oggi tra amore e consumismo?
È un legame molto forte, la pubblicità studia i bisogni e i sogni delle persone e li colpisce con grande precisione. Ti suggerisce che, se non hai certe esperienze o certi oggetti, non vali abbastanza. Così si crea una rincorsa continua: viaggi, regali costosi, cene, tutto da mostrare sui social per dimostrare di appartenere a quel mondo “perfetto”. A volte le persone arrivano perfino a indebitarsi pur di partecipare a questa narrazione. Ma è un’immagine, non la realtà e più la insegui, più rischi di sentirti inadeguato. Ogni occasione può essere bella, se vissuta con leggerezza e ironia, il problema nasce quando diventa un obbligo o una misura del nostro valore o dei nostri sentimenti. Meglio restare più autentici, più tranquilli, e ricordarsi che l’amore vero non ha bisogno di una data sul calendario.