Seixas si divora il Lombardia con un record che durava 121 anni, Ciccone lo incorona: “Altro livello”
Nel 1905 Giovanni Gerbi si prese la prima edizione del Giro di Lombardia, stabilendo un record che nessuno avrebbe pensato potesse durare per i successivi 121 anni: il "Diavolo Rosso" era diventato di fatto il più giovane di sempre a conquistare la Monumento delle foglie morte, alzando le mani al cielo a 20 anni e 178 giorni. Ma adesso quel primato che è sembrato imbattibile, è passato nelle mani del nuovo fenomeno del terzo millennio, Paul Seixas, vincitore a 20 anni e 16 giorni.
Per capire l'impresa compiuta dal francese della Decathlon bastano le parole di uno dei "grandi" sconfitti di giornata, Giulio Ciccone, arrivato al traguardo con un dignitosissimo terzo posto, che conferma un 2026 avaro di successi ma di grande qualità per l'italiano della Lidl-Trek all'ennesimo piazzamento stagionale: "Quando l'ho visto partire ho capito che non avrei potuto stargli dietro. Vedendo ciò che ha fatto, sì è di un altro livello". Dopo essere stati protagonista agli Europei perdendo per un capello al fotofinish con Evenepoel, Ciccone lo è stato anche tra il Ghisallo il Civiglio e il Muro di Sormano, senza però arrivare al sogno, per "colpa" di un ventenne irresistibile: "Quando sul podio mi hanno ricordato la sua età… mi sono sentito un vecchio", ha concluso ironicamente il 31enne abruzzese.
Tornando a Seixas, ciò che ha fatto il francese è stato semplicemente strepitoso. Si sapeva che senza il cannibale moderno, Tadej Pogacar vincitore delle ultime cinque edizioni, i giochi erano più che aperti con una batteria di papabili vincitori lunghissima, ma il talentuoso giovane transalpino li ha seminati ad uno a uno lungo le rampe del Lombardia, nell'ultimo giro del circuito: prima Evenepoel, poi il campione del mondo McNulty, del Toro, quindi Pidcock, Simmons, e in ultimo il vincitore della Vuelta Mas (giunto secondo) e Giulio Ciccone (3° al traguardo), gli ultimi a cedere. Una prova di forza impressionante che ha richiamato per come si è sviluppata proprio il grande assente di giornata: come Pogacar, anche Seixas ha progredito senza strappi, aumentando l'andatura senza mai alzarsi sui pedali, con una naturalezza disarmante per tutti.
Così ha coronato un 2026 da sogno: Paul Seixas alla sua prima vera stagione da professionista si è preso tutto ciò che gli ha concesso Pogacar, infilandosi nelle pieghe anche del finale di stagione dove lo sloveno non c'era per infortunio. Ha dominato i Paesi Baschi per una settimana, si è preso la Freccia Vallone in scioltezza, si è posizionato dietro a Pogacar alla Liegi e si è preso il podio alla crono nei Mondiali in Canada. Fino all'apoteosi all'ultima, ma sua prima, Monumento stagionale, entrando di diritto nell'Olimpo degli "enfant prodige" a due ruote. Su "un altro livello".