I funerali di Andrea Rinaldi sono stati celebrati oggi nello stadio di Cermenate. Il Paese in provincia di Como nel quale era cresciuto si è stretto intorno alla sua famiglia e alla salma del ragazzo che sognava di diventare calciatore professionista. È morto a 19 anni dopo qualche giorno di ricovero. È rimasto attaccato alle macchine (e alla vita) per diverse ore  poi il suo cuore ha smesso di battere. Un po' d'allenamento per tenersi in forma nel giardino di casa: è stata l'ultima cosa che ha fatto prima l'aneurisma facesse tutto buio intorno.

 

Una folla composta nel dolore (anche nel rispetto delle disposizione sul distanziamento sociale) ha partecipato con grande commozione alla rito funebre celebrato nell'impianto cittadino. Familiari, amici e compagni di squadra hanno dovuto attendere una settimana prima di dargli l'ultimo saluto: le misure di contenimento per la diffusione dei contagi hanno impedito che le esequie si svolgessero subito. E oggi, nell'impianto dalla capienza ridotta per motivi di sicurezza, c'era spazio solo per 400 persone: posti in piedi, appositamente segnati, tutti in piedi sul manto erboso.

Il Legnano, l'ultima squadra nella quale Rinaldi aveva giocato, era al gran completo. Il club lombardo ha ritirato la maglia numero 8 e l'ha donata alla famiglia del ragazzo. La salma era vestita con la divisa "lilla" per volere della madre: ha voluto che il figlio indossasse quei "ferri del mestiere" coi quali stava costruendo la carriera. Settore giovanile dell'Atalanta, Imolese, Mezzolara le altre formazioni che lo hanno visto all'opera. Almeno fino a quando non s'è spenta la luce. La sua bara bianca è stata "colorata" con le maglie indossate in carriera, sciarpe e oggetti lasciati dai tifosi per accompagnare Andrea nel suo ultimo viaggio.