Cresce l’imbarazzo dentro la FIFA per il Premio per la Pace 2025 a Trump dopo le minacce alla Groenlandia

La decisione della FIFA di assegnare a Donald Trump il Premio FIFA per la Pace 2025 continua a far discutere e sta creando forti tensioni interne all’organismo che governa il calcio mondiale. Nonostante le polemiche e le pressioni per una revoca, l'ente che governa il calcio mondiale ha difeso ufficialmente la scelta, mentre tra alcuni dirigenti starebbe emergendo un evidente disagio.
Il riconoscimento era stato consegnato il 5 dicembre, a Washington, poco prima del sorteggio dei Mondiali 2026. A premiare il presidente degli Stati Uniti era stato Gianni Infantino in persona, che aveva accompagnato Trump durante il discorso pubblico nel quale il leader americano si era attribuito il merito di aver "salvato decine di milioni di vite" e di aver evitato conflitti internazionali sul nascere.

La FIFA aveva motivato l’assegnazione spiegando che il premio è destinato a figure che si distinguono per azioni straordinarie a favore della pace e dell’unità globale. Tuttavia, a poche settimane dalla cerimonia, la posizione di Trump è diventata sempre più controversa. L’amministrazione statunitense è stata infatti criticata per un’operazione militare in Venezuela, culminata – secondo l’annuncio dello stesso Trump – nella cattura del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie.
A questo si sono aggiunte minacce di interventi militari contro Iran, Messico, Colombia e Groenlandia, con quest’ultima indicata dal presidente americano come territorio "necessario" per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Dichiarazioni che hanno provocato reazioni dure in Europa e che hanno ulteriormente alimentato il dibattito sull’opportunità del premio.
FIFA, imbarazzo nei vertici per il Premio per la pace a Trump dopo le minacce militari alla Groenlandia
In una dichiarazione rilasciata al giornale inglese The Guardian, un portavoce della FIFA ha ribadito la linea ufficiale, confermando il sostegno al Premio per la Pace e sottolineando i rapporti di collaborazione con Trump e con i Paesi ospitanti dei Mondiali 2026, Stati Uniti, Canada e Messico.
La Federazione ha inoltre ricordato come tali relazioni abbiano favorito iniziative operative, come la creazione della task force della Casa Bianca per il torneo.

Dietro la presa di posizione pubblica, però, filtra un crescente imbarazzo tra alcuni funzionari FIFA, che guardano con preoccupazione all’impatto politico e d’immagine della scelta.
Una situazione delicata che rischia di accompagnare l’avvicinamento ai Mondiali del 2026, tra diplomazia, calcio e polemiche sempre più difficili da contenere.