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Caso arbitro Rocchi

Cosa rischia l’Inter alla giustizia sportiva per l’inchiesta arbitri: dall’archiviazione alla penalizzazione

L’inchiesta della Procura di Milano non ha evidenziato un sistema di condizionamento delle gare né ipotesi di frode sportiva, ma gli atti sono stati trasmessi alla giustizia sportiva. Ora toccherà alla Procura Federale valutare se i contatti tra dirigenti dell’Inter e mondo arbitrale abbiano violato il Codice di Giustizia Sportiva.
Una formazione dell'Inter scesa in campo nella stagione 2025–2026.
Una formazione dell'Inter scesa in campo nella stagione 2025–2026.
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L’Inter non corre il rischio di conseguenze penali, ma il capitolo legato all’inchiesta sui rapporti tra club e arbitri non è ancora completamente chiuso sul piano sportivo. Dopo la richiesta di archiviazione da parte della Procura di Milano nei confronti dell’ex designatore Gianluca Rocchi e della società nerazzurra, gli atti sono infatti stati trasmessi alla Procura Federale della FIGC, guidata da Giuseppe Chinè, chiamata ora a stabilire se esistano eventuali violazioni del regolamento sportivo.

Il punto centrale della vicenda è proprio la differenza tra giustizia ordinaria e giustizia sportiva. L’assenza di un reato penale non significa automaticamente l’assenza di possibili responsabilità disciplinari: la Procura FIGC può infatti valutare comportamenti che, pur non configurando un illecito penale, potrebbero essere considerati contrari ai principi di correttezza, lealtà e trasparenza previsti dal Codice di Giustizia Sportiva.

Giorgio Schenone, responsabile dei rapporti con il mondo arbitrale per l’Inter.
Giorgio Schenone, responsabile dei rapporti con il mondo arbitrale per l’Inter.

Secondo la ricostruzione emersa dalle indagini milanesi, non sarebbero emerse prove di un sistema organizzato finalizzato ad alterare risultati o classifiche. Le conversazioni analizzate dagli inquirenti riguarderebbero soprattutto i rapporti tra il dirigente nerazzurro Giorgio Schenone, responsabile dei rapporti con il mondo arbitrale per l’Inter, e alcuni rappresentanti dell’ambiente AIA e FIGC, tra cui Riccardo Pinzani.

Dalle intercettazioni sarebbero emerse discussioni sulle designazioni arbitrali, con riferimenti a pressioni e malumori nei confronti di alcuni direttori di gara ritenuti non graditi per determinate partite. In particolare, nelle conversazioni verrebbero citati episodi legati alla scelta degli arbitri per alcune gare dell’Inter, ma senza che siano emersi elementi in grado di dimostrare condizionamenti effettivi delle partite o interventi sul risultato finale.

Proprio questo aspetto rappresenta la differenza fondamentale rispetto ai casi più gravi del passato: non ci sono, almeno secondo quanto ricostruito dalla Procura di Milano, elementi che possano far pensare a un meccanismo di manipolazione delle competizioni. Per arrivare alle sanzioni più pesanti, infatti, servirebbero prove di un vero e proprio illecito sportivo, con condotte finalizzate a incidere sul regolare svolgimento delle gare.

Il possibile rischio per l’Inter: dalla semplice archiviazione alla penalizzazione

Il primo scenario resta quello dell’archiviazione anche in sede federale. La Procura FIGC potrebbe infatti ritenere che i contatti emersi rientrino nella normale attività di confronto tra società e mondo arbitrale, senza elementi sufficienti per contestare una violazione disciplinare.

La dirigenza dell'Inter festeggia lo Scudetto vinto nella stagione appena conclusa.
La dirigenza dell'Inter festeggia lo Scudetto vinto nella stagione appena conclusa.

L’ipotesi alternativa è quella di un deferimento, soprattutto nei confronti dei singoli dirigenti coinvolti, con un possibile coinvolgimento della società per responsabilità oggettiva. In questo caso, le conseguenze più realistiche sarebbero una sanzione economica per il club e una eventuale squalifica per il dirigente ritenuto responsabile.

Il rischio più discusso riguarda una possibile penalizzazione in classifica, ma allo stato attuale appare uno scenario più remoto. Un’eventuale sottrazione di punti potrebbe essere valutata soltanto qualora la Procura Federale ritenesse particolarmente grave la violazione delle norme sui rapporti con gli arbitri, ma senza un quadro probatorio legato ad alterazioni di gare sarebbe difficile ipotizzare una punizione di questa portata.

Molto più lontane, invece, appaiono le ipotesi più estreme come revoca di titoli, retrocessione o sanzioni paragonabili ai casi di illecito sportivo più gravi. Per arrivare a provvedimenti di questo tipo sarebbe necessario dimostrare un sistema strutturato di condizionamento dell’attività arbitrale, elemento che non è emerso dall’indagine della Procura di Milano.

Il nodo dell’articolo 22 del Codice di Giustizia Sportiva

L’attenzione della Procura Federale sarà concentrata soprattutto sulle norme che regolano i rapporti tra società e componenti dell’Associazione Italiana Arbitri. In particolare, sotto osservazione potrebbe finire l’articolo 22 del Codice di Giustizia Sportiva, che vieta rapporti abituali o finalizzati a ottenere vantaggi con arbitri, designatori e appartenenti all’AIA.

Sarà decisivo capire come verranno interpretati quei contatti: semplici interlocuzioni istituzionali oppure rapporti ritenuti eccessivamente invasivi rispetto ai ruoli previsti.

Giuseppe Chiné, il capo della Procura Federale della FIGC, e Gianluca Rocchi, ex designatore AIA.
Giuseppe Chiné, il capo della Procura Federale della FIGC, e Gianluca Rocchi, ex designatore AIA.

La Procura FIGC avrà a disposizione il materiale trasmesso dai magistrati milanesi e dovrà decidere se procedere con ulteriori approfondimenti o chiudere definitivamente il fascicolo. I tempi dell’indagine federale potrebbero arrivare fino all’autunno, con una decisione attesa non prima di settembre.

Per l’Inter, dunque, il rischio maggiore al momento non è quello di una ‘nuova Calciopoli', ma quello di dover affrontare un procedimento sportivo legato alla gestione dei rapporti con il mondo arbitrale. La partita si giocherà tutta sull’interpretazione delle intercettazioni: tra la linea dell’archiviazione e quella di eventuali sanzioni disciplinari.

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