Come funziona l’elezione del presidente della FIGC: i delegati, le modalità di voto e il quorum

Dopo l'ufficialità delle dimissioni di Gabriele Gravina e la notizia delle elezioni del presidente della FIGC fissate per il 22 giugno 2026, cresce l’attenzione sulle modalità di voto e sugli equilibri interni alla federazione. Il presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio viene scelto attraverso un sistema elettivo che coinvolge tutte le principali componenti del calcio italiano.
A eleggere il numero uno della Federcalcio sono 275 delegati, espressione delle diverse realtà del movimento: club di Serie A, Serie B e Lega Pro, Lega Nazionale Dilettanti, oltre alle associazioni di calciatori, allenatori e arbitri. Tuttavia, non tutti i voti hanno lo stesso peso: il sistema è infatti basato su una ponderazione che attribuisce a ciascun delegato un valore diverso in base alla componente rappresentata.

Nel complesso, il totale dei voti disponibili è pari a 516. La quota maggiore spetta alla Lega Nazionale Dilettanti, seguita da calciatori e Lega Pro, mentre Serie A e Serie B hanno un peso inferiore in termini numerici, ma comunque rilevante. Anche allenatori e arbitri partecipano con una propria quota. Questa la suddivisione dei delegati dell’ultima assemblea elettiva (che può variare leggermente di volta in volta):
- Serie A – 20 delegati (il voto di ciascuno ne vale 3,10 per una somma complessiva di 62)
- Serie B – 20 delegati (1,29, per una somma totale di 25,8)
- Lega Pro – 58 delegati (1,51, per una somma totale di 87,58)
- LND – 91 delegati (1,93, per una somma totale di 175,63)
- Calciatori – 52 delegati (1,98, per una somma totale di 102,86)
- Allenatori – 26 delegati (1,98, per una somma totale di 51,48)
- Arbitri – 9 delegati (1,15, per una somma totale di 10,35).
Come si elegge il presidente della FIGC: regole, voti e quorum
Per quanto riguarda i delegati, quelli delle leghe professionistiche coincidono generalmente con i presidenti dei club o loro rappresentanti. Le altre componenti – dilettanti, calciatori, tecnici e direttori di gara – esprimono invece i propri delegati attraverso elezioni interne.
Quaranta giorni prima dell'elezione si sapranno i nomi dei candidati per la poltrona più alta della FIGC.

Il voto si svolge a scrutinio segreto con sistema elettronico. Per essere eletto al primo turno, un candidato deve ottenere il 75% dei voti validi. Se non si raggiunge questa soglia, al secondo turno è sufficiente il consenso dei due terzi. Dal terzo scrutinio in poi basta la maggioranza semplice (50% più uno); in caso contrario, si procede con il ballottaggio.
Un meccanismo complesso, che riflette gli equilibri tra le varie anime del calcio italiano e rende decisivo il peso delle alleanze tra le diverse componenti.