Ventiquattr’ore dopo la sentenza del Tribunale Arbitrale dello Sport che ha respinto il suo ricorso, Caster Semenya ha deciso di ritirarsi. La sudafricana, campionessa olimpica degli 800 metri, dopo aver risposto inizialmente con una dichiarazione forte alla sentenza: “Non mi fermeranno”, ha cambiato idea e ha detto di non voler lottare più e ha lasciato intendere che a breve ufficializzerà il suo addio.

Caster Semenya preannuncia l’addio all’atletica

Dopo la sentenza della Iaaf l’atleta sudafricana si era detta battagliera, ma adesso ha fatto sapere che non si sottoporrà alle cure ormonali che le servirebbero per poter continuare a gareggiare; avrebbe dovuto effettuarle nei prossimi sette giorni, solo così i suoi valori sarebbero potuto calare e in questo modo avrebbe potuto prendere parte ai Mondiali di Doha. E invece oggi la Semenya ha fatto sapere che è pronta a ritirarsi: “Sapere quando andare via è saggio. Avere la capacità di farlo è coraggioso. Farlo a testa alta dignitoso. Io sono e sarò sempre questa, ho finito”.

La sentenza della Iaaf, che obbliga la Semenya alle cure ormonali

La Iaaf è costretto ad applicare quanto stabilito dal Tas di Losanna in relazione al caso Semenya e applicherà la regola sul tasso di testosterone, che prevede la riduzione dei livelli per le donne che ne producono troppo, anche per la gara dei 1500 donne. La notizia è stata dal presidente della federazione internazionale di atletica, Sebastian Coe. Il Tribunale dello Sport ha regolato la vicenda contravvenendo quando disposto dalla Iaaf sulla vicenda delle atlete iperandrogene, e ha stabilito che se c’è ‘evidenza conclamata’ essa può produrre dei vantaggi nella gara dei 1500. La Semenya, campionessa olimpica nel 2016 nei 800 metri, avrebbe dovuto sottoporsi a cure ormonali per poter continuare a gareggiare anche nei 1500.