
Arriva su HBO Max il 3 aprile la docuserie Gina Lollobrigida-Diva Contesa e, purtroppo, è una grande occasione mancata. Le tre puntate con la regia di Graziano Conversano, scritte da Carlo Altinier e Matteo Billi, raccontano gli ultimi anni dell’attrice, segnati dalla presenza di Andrea Piazzolla, il factotum condannato a tre anni per circonvenzione di incapace, ora in appello, accusato di aver plagiato e depredato la diva, del cui patrimonio milionario è rimasto poco o nulla.
La serie è costruita come un puzzle di interviste ai principali protagonisti di questa storia: il suddetto Piazzolla, serafico al punto da essere disturbante, il figlio di Gina Lollobrigida, Milko Skofic, sul cui volto aleggia l’ombra di qualche rimpianto e suo figlio Dimitri, adombrato da una tristezza palpabile. Le loro voci si intrecciano con quelle degli avvocati che hanno seguito la vicenda sin dalle prime battute, mettendo in luce gli aspetti di quello che poi è diventato un caso giudiziario capace di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica, spaccandola in due: tra chi sosteneva il diritto della diva di utilizzare a suo piacimento il denaro guadagnato in 70 anni di carriera e chi, invece, riteneva che fosse stata circuita dall’avidità di un ragazzo ambizioso che aveva approfittato della sua fragilità.

Si raccontano gli inizi della carriera di Gina Lollobrigida, che con Pane, amore e fantasia è entrata di diritto nell’olimpo delle dive del cinema, arrivando a Hollywood e conoscendo personalità di spicco nel mondo dello spettacolo, attori, registi, sceneggiatori. Ed è in uno dei suoi molteplici viaggi che incontra l’uomo che poi diventerà suo marito, Milko Skofic, produttore cinematografico, nonché medico sloveno, dal quale nascerà l’unico figlio dell’attrice. La maternità, però, non ha mai scalfito l’indole libertina della Lollo che, infatti, fatta eccezione per i primi mesi, ha poi ripreso a viaggiare da un paese all’altro, come è lo stesso Milko jr a raccontare: “Mia madre quando ero piccolo veniva e poi spariva per tanto tempo”, finché quando arrivò il divorzio dal marito, il piccolo Milko finì in collegio: “Da quel momento ho iniziato a capire che io non ero una persona, ma un tramite per arrivare a mia madre” dice seduto su un divano nella desolazione della villa sull’Appia Antica che, ad oggi, è uno dei pochi immobili che ancora restano in piedi del patrimonio dell’attrice. E questa immagine dice già tanto.

Dopo alcune premesse iniziali sulle velleità artistiche della diva, passata dalla recitazione alla fotografia e alla scultura, si passano in rassegna gli anni dal 2009 al 2023, periodo in cui è entrato nella vita dell’attrice Andrea Piazzolla. Chi è costui? È la domanda che ci si pone fin da subito, mentre appare con una giacca blu a quadri, lo sguardo fisso e un placido sorriso davanti alla telecamera. La risposta, in realtà, dopo la visione dei tre episodi non appare poi così chiara. Quando è entrato per la prima volta a casa di Gina Lollobrigida, Andrea Piazzola aveva 21 anni, leggeva il Sole24ore perché voleva appassionarsi di economia, aveva provato a frequentare l’università senza riuscirci, aveva già un’ottima parlantina, un comportamento affabile e questi elementi bastarono perché lui potesse pian piano conquistarsi la fiducia di una donna che, pur vivendo circondata da persone di fiducia, pur avendo un legame stretto con suo figlio Milco e suo nipote Dimitri, di fatto, appare profondamente sola.
Ed è forse questo un aspetto che la docuserie rende evidente più di altri, il fatto che nell’enorme villa sull’Appia Antica, degli sfarzi della gioventù, della mondanità, l’ispirazione artistica, fosse rimasto solo l’eco e un vuoto che chiedeva di essere colmato. Piazzolla, probabilmente, ha avuto l’astuzia di comprendere che quello spazio poteva essere riempito con la sua presenza, come dimostra la scelta di lasciare la ragazza che nel 2009 era la sua fidanzata e che qualche mese dopo il suo ingresso in casa della Lollo sarebbe rimasta incinta. Quel bambino è cresciuto senza un padre e questo perché Andrea aveva deciso di dedicarsi anima e corpo all’attrice, ormai più che anziana, occupando tutti gli spazi a sua disposizione.

Nel giro di poco tempo le persone che avevano fatto parte della vita di Gina Lollobrigida, pian piano iniziarono a sparire, l’avvocata che aveva curato ogni cosa, comprese le sue mostre, fu allontanata senza una spiegazione, il nipote Dimitri sfrattato dalla dependance della dimora di sua nonna. Oltre alle persone, anche i soldi iniziavano pian piano a sparire, finché Milco non si insospettì al punto da chiedere un amministratore di sostegno per sua madre.
La vicenda giudiziaria è lunga, anche piuttosto triste e delicata, emergono i non detti di un rapporto familiare che, soprattutto negli ultimi anni, si era incrinato in maniera quasi irreversibile. La diva era convinta che il figlio volesse appropriarsi dei suoi averi e in televisione, in più occasioni, ripeteva: “Il denaro è mio e faccio quello che voglio io”. Sempre con Piazzolla al suo fianco. Dal racconto confezionato da Conversano, ciò che emerge è l’immagine di una famiglia scollata, di una donna che nonostante l’età desiderava ancora essere trattata come una dea, ma allo stesso tempo emergono anche molti interrogativi a cui la serie non dà una risposta e non fornisce nemmeno una lettura.

Il comportamento di Piazzolla non viene indagato, viene solo riassunto lungo una linea temporale, che non è chiaro se voglia far emergere la sua innocenza attraverso le parole dei suoi avvocati che contestano la malafede di tutti coloro che lo avevano considerato un delinquente, come lo definirà anche Francisco Javier Rigau nell’ultima parte della serie, oppure l’intento era lasciare allo spettatore la possibilità di costruirsi una sua verità, fornendo solo fatti. Del patrimonio ultramilionario di Gina Lollobrigida è rimasto poco o nulla: questo è il fatto principale. Gli appartamenti dietro piazza di Spagna, la casa a Monte Carlo, i gioielli tutto è stato venduto e il ricavato di queste vendite è scomparso, sebbene sia ormai chiaro che esista un conto offshore a Panama al quale, però, non si riesce ad arrivare. Anche la figura di Rigau, qui, appare marginale e nella ricostruzione è impossibile non notare come l’accanimento dell’attrice nei confronti del suo quasi marito sia scoppiato a distanza di qualche anno dall’arrivo di Piazzolla. Un caso? Insomma, pur tentando di non voler dare colpe all’ex factotum, sembra quasi impossibile non farlo.
La verità è che nessuno ha fatto le domande che avrebbe dovuto fare. La ricostruzione dei fatti, per quanto puntuale e arricchita da testimonianze video e fotografiche, come l’intervista in cui l’attrice parla al Tg1 del suo “amico spagnolo” e del “sentimento che esiste da 22 anni e dura ancora”, o i molteplici audio registrati dal Piazzolla (ma perché registrare tutto? Qual era la necessità?) o ancora i dettagli sulla perizia psichiatrica a cui l’attrice fu sottoposta per capire se fosse necessario un amministratore di sostegno, si allineano uno dietro l'altro, ma non raccontano più di quanto già emerso in questi anni, prima e dopo la morte dell'artista. Si arriva alla fine, pur guardando i tre episodi di fila, con la sensazione che manchi qualcosa, mancano quelle cose non dette che avremmo voluto sapere, mancano i segreti, ma persiste la convinzione che si sarebbe potuto fare molto, ma molto di più.