Alcuni volti che entrano nelle case degli italiani per sfinimento, attraverso la sovraesposizione seriale, altri invece compiono un vero e proprio "salto quantico", sfondando quella barriera invisibile che separa il buon professionista dal personaggio pubblico totale. È esattamente il percorso compiuto da Serena Rossi, che stasera torna a Tale e Quale Show in veste di giurata, chiudendo un cerchio ideale iniziato più di dieci anni fa.
Bisogna tornare alla televisione del 2014, a una prima serata di Rai 1 capace di registrare vette di pubblico oggi inimmaginabili per la generalista se non in occasione dei grandi eventi, per comprendere la portata di quel trionfo. Non fu solo una vittoria di tappa nella carriera, ma l'acceleratore di particelle che consentì a Rossi di capitalizzare anni di presenze quotidiane a Un Posto al Sole, la gavetta nelle fiction, fino al cinema dei Manetti Bros.
In quel contesto, la sua memorabile esecuzione di Almeno tu nell'universo di Mia Martini non fu soltanto il picco di una puntata fortunata, ma l'atto di battesimo che aprì la strada al suo futuro ruolo da protagonista nella serie tv dedicata alla compianta artista. Quel trionfo la rese un volto "largo", sbloccando un'avanzata professionale dalla quale non si è più tornati indietro.
L'opera di beneficio reciproco: la mutazione genetica di Tale e Quale
Ma l'operazione fu simbiotica. La parabola di Serena Rossi è la sintesi perfetta di ciò che Tale e Quale Show ha rappresentato nella sua età dell'oro: una fucina in grado di lanciare o rilanciare talenti, da Giò Di Tonno a Marco Carta, passando per Serena Autieri, Valerio Scanu, Antonino Spadaccino.
Negli anni, tuttavia, la necessità di difendere i confini dello share ha spinto il programma di Carlo Conti a rinunciare parzialmente a questa funzione "agricola", la vocazione di coltivare e ripiantare nuovi semi, per mutare nella direzione dell'intrattenimento camp, di cui Malgioglio è simbolo, passando dalla serializzazione industriale della presenza di Cirilli fino allo spazio in cui la liturgia del cast ha privilegiato la gag fissa, la macchietta e il cortocircuito trash. Dinamiche che hanno finito per sacrificare un po' la scoperta, senza mai oscurarla del tutto.
Il cerchio che si chiude
Ora, forse costretto da un palinsesto mobile e dalla necessità di rimettersi in gioco in una collocazione inedita come il mercoledì, lo show di Conti sembra riscoprire frammenti della sua formula originaria. La presenza di giovani leve proiettate verso la vetrina di Sanremo Giovani come Selma, che punta dritta alla vittoria, ne è la spia più evidente.
E in questo quadro di ritorno alle origini, la presenza di Serena Rossi in giuria assume un valore quasi emblematico. Più rappresentativo di così, forse, non si poteva.
Ora, forse costretto da un palinsesto mobile e dalla necessità di rimettersi in gioco in una collocazione inedita come il mercoledì, lo show di Conti sembra riscoprire frammenti della sua formula originaria. La presenza di giovani leve proiettate verso la vetrina di Sanremo Giovani come Selma, che punta dritta alla vittoria, ne è la spia più evidente. E in questo quadro di ritorno alle origini, la presenza di Serena Rossi in giuria assume un valore quasi emblematico. Più rappresentativo di così, forse, non si poteva.