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Festival di Sanremo 2026

Sanremo 2026, ascolto in anteprima e pagelle delle 30 canzoni: mancano le idee e pure il coraggio

Abbiamo ascoltato in anteprima le canzoni del Festival di Sanremo 2026: da Tommaso Paradiso a Fedez e Masini passando per Arisa, Malika Ayane, serena Brancale, e Ermal Meta e Fulminacci. Ecco le prime impressioni sulle canzoni che ascolteremo dal 24 febbraio.
A cura di Francesco Raiola
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Fedez e Masini, Ditonellapiaga e Eddie Brock
Fedez e Masini, Ditonellapiaga e Eddie Brock
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Anche quest'anno abbiamo ascoltato le canzoni del Festival di Sanremo 2026. Un'anteprima per i giornalisti che come ogni anno si sono riuniti per ascoltare la carrellata dei 30 Big e delle loro canzoni, una dietro l'altra, con una piccola pausa. Non è la condizione migliore, ma è l'unica. Un primo ascolto che non ci ha entusiasmato, molte canzoni "normali", di quelle che ascolti senza che ti lascino molto, senza colpirti, nel bene o nel male. Poco coraggio, ecco. Restano i picchi, senza dubbio, che trovano poco spazio nelle ballad: anzi, in questo mondo lento, restano i pezzi più up, come quelli di Ditonellapiaga o Maria Antonietta e Colombre. Bene il cantautorato, come quello di Chiello, Fulminacci e quello rap di Nayt e Tredici Pietro, occhio anche a Brancale e Ayane. Insomma, non un Sanremo epocale, con qualche buona canzone da chi ce l'aspettavamo. L'impressione è che alcuni abbiano giocato al mantenimento, in pochi hanno rischiato veramente. Insomma, Sanremo non capita sempre, quella popolarità la si può sprecare con canzoni che lasciano poco? Ecco cosa pensiamo di questi primi ascolti.

Tommaso Paradiso: I romantici

È il favorito di questa edizione, arriva con una canzone già forte in radio ("Forse") e porta una ballatona. Una canzone d'amore in cui il cantante stesso è protagonista. C'è il cinema, ci sono i romantici, una figlia "che spero sia uguale a sua madre" e un padre a cui non somigliare. Paradiso ci crede veramente, la canzone e il duo Petrella/Simonetta lo dimostrano. "I romantici guardano il cielo, i romantici guardano un treno che se ne va".

Malika Ayane: Animali notturni

Malika Ayane racconta una relazione (solida e non alla fine) pescando dagli anni 70, quei synth, il funk, un pezzo uptempo che mira a rimanere in testa. Elegante e radiofonico. Di classe come lei: "Io e te, la strada è una giungla, puntiamo alla luna, come animali notturni".

Sayf: Tu mi piaci tanto

Sayf porta un pezzo strano, sghembo, con un pre ritornello che vuole piazzarsi in testa e un racconto sbilenco ma interessante del Paese, citando Cannavaro e Berlusconi, ma "se ci armate noi non partiamo". Preparatevi a cantare "Tu mi piaci" a ripetizione. Non è una canzonetta, come ironizza lui stesso, con tanta voglia di ripartire. Forse ci aspettavamo più tromba.

Patty Pravo: Opera

Patty Pravo mette la sua voce – e immaginiamo se stessa – in primo piano, con una ballata tenuta dal piano all'inizio, con la più classica apertura del ritornello e gli archi che avvolgono tutto: "Nella vanità, io sono Musa, colore tagliente e poi Opera". Se vi piace Patty Pravo, beh, vi piacerà.

Luchè: Labirinto

È uno dei più attesi, decide di portare un pezzo sulla fine di un amore. Nessun banger, Luché sceglie una delle cose che gli viene meglio, raccontare il dolore con le sue barre poggiate su un flow inconfondibile. Vediamo come risulterà accompagnata dall'orchestra.

Mara Sattei: Le cose che non sai di me

Mara Sattei arriva con una ballad pop che cerca di inserirsi nel solco di un certo cantautorato radiofonico contemporaneo. Forse speravamo in un po' di coraggio in più, ma il palco del Festival le regalerà un vestito più adatto. "Tutte le notti a dirsi le cose che non sai di me. La voce tua nei giorni tristi, guarisce il mio disordine".

Francesco Renga: Il meglio di me

Renga chiede aiuto ad altri cinque autori per scrivere questo pezzo che è nel solco della sua discografia. "Ma a volte capita che sorride anche una lacrima". Dubitiamo che rimarrà scolpita nella nostra memoria.

Ditonellapiaga: Che fastidio!

E arrivò un bel quattro quarti che ci piace. Elettro pop, pieno di "fastidi". Ditonellapiaga regala un differenziale, è la quota "Finalmente si balla" con un occhio strizzato al ritaglio Tiktok e un drop che vi conquisterà: "La moda di Milano (Che fastidio!). Lo snob romano (che fastidio!). Il sogno americano (che fastidio!) e il politico italiano (che fastidio!)". Primo applauso della sala stampa.

Leo Gassmann: Naturale

Leo Gassmann ci dice che "fare la pace alla fine è più naturale" con questa ballad che a un primo ascolto non ci entusiasma particolarmente. Ma questa piacerà. Certo ci sono gli occhi lucidi che macchiano la felpa con l'eyeliner ma "tu sei più bella al naturale".

Sal Da Vinci: Per sempre sì

Sal Da Vinci punta a rimanere nella storia di questo Festival. Porta un pezzo uptempo che ripesca a piene mano nel neomelodico più ritmato. Nel bene e nel male questo pezzo farà impazzire chi ama il Festival. "Saremo io e te, per sempre, legati per la vita". Preparatevi all'effetto Ricchi e poveri. La cantano già tutti.

Levante: Sei tu

Una sola autrice, Levante, che canta la propria rinascita con una ballatona. Una polemica già scatenata su Eurovision e la sua voce in primo piano: "Ah, se potessi vestire la mia pelle, vibrare del mio suono, sapresti perché non ho mai trovato il modo per spiegare che cos'è l'amore". Elegante, vediamo se sarà capito.

Tredici Pietro: Uomo che cade

Pietro non si piega a Sanremo, forse cede un po' nel ritornello, ma ci sta. Parte come un rap con echi anni '90 – la parte migliore – poi si apre nel ritornello più festivaliero. È un bel pezzo, il suo flow un po' scazzato ci piace, si fa le doppie, mostra che ha una voce. Bravo Pietro, con quest'anima black.

Enrico Nigiotti: Ogni volta che non so volare

Da settimane mi dicono: occhio a Nigiotti, sarà la sorpresa. Forse hanno caricato le nostre aspettative, perché alla fine il cantautore porta una classica ballad che punta molto sull'orchestra."Il tempo corre quanto è stronzo, sorpassa e poi ti ruba il posto". Questa è la quota "Con gli ascolti sale".

Samurai Jay: Ossessione

Samurai porta il tormentone estivo sul palco del Festival, riprendendo il mood di "Halo" – che lo ha portato lì – e rendendo questa "Ossessione" quanto più latina possibile. Ahiahiahiahia è l'hook che sentiremo spesso.

Serena Brancale: Qui con me

Questa volta Serena Brancale arriva con un pezzone pop, una ballatona a cui la sua voce dà una gran forza. Una canzone probabilmente dedicata alla madre scomparsa. Molto emozionale e con un occhio al podio.

Arisa: Magica favola

Mancava Arisa sul palco del Festival di Sanremo, una favola che parla di sé, con archi e piano. La cantante porta una ballata pop, che ha richiami favolistici per parlare della difficoltà di crescere: "A trent'anni tutti mi dicevano che bella voce. A quaranta voglio solamente ritrovare un po' di pace". Vuole essere trattata da principessa.

Nayt: Prima che

Nayt porta una canzone così che tutti possano capire cosa ha fatto in questi anni. Un rap che lo caratterizza appieno. Il rapper romano merita un palco così, un pubblico più ampio.

Dargen D'Amico: AI AI

Dargen D'Amico, a Sanremo, fa genere a parte, ormai. Non delude mai, cassa dritta, l'intelligenza artificiale, un testo pieno di riferimenti alla contemporaneità, non sempre espliciti: "Ama ciò che non ti piace, è la chiave per la pace".

Raf: Ora e per sempre

Sarà bello rivedere Raf sul palco del Festival, per quanto riguarda la canzone nessun picco, in alcun senso. Scorre.

LDA & AKA 7even: Poesie clandestine

Con LDA e Aka7even torniamo nel mondo latino, ma differentemente da Samurai Jay. La canzone ha potenzialità radiofoniche, con uno schema che nel ritornello diventa reggaeton e un paio di versi in napoletano. Insomma, portano quello che a Napoli si dice "un fatto", qualcosa che nella medietà ti scuote. Nel bene o nel male, lo deciderete voi.

Bambole di Pezza: Resta Con Me

Le Bambole di Pezza sono una delle scommesse di Conti in questo Sanremo. Portano un pop rock non particolarmente sconvolgente, ma un po' di girl power su quel palco non fa male. Però, per quello che abbiamo ascoltato, un secondo ascolto ve la farà apprezzare di più. "Resta con me in questi tempi di odio".

Fulminacci: Stupida sfortuna

Fulminacci porta un po' di interessante cantautorato a Sanremo. Questa canzone farà la sua figura, lui è bravo e la canzone tiene molto bene. Si conferma uno dei migliori cantautori italiani di questi ultimi anni.

Ermal Meta: Stella stellina

Ermal Meta ha scelto la strada sociale. Una strada che porta dritti a Gaza. Una scelta forte quella del cantautore pugliese che forse gli toglie qualche possibilità di vittoria. Una ninna nanna mediorientale con qualche immagine un po' didascalica. Ma siamo sempre al Festival e l'obiettivo è arrivare a tutti: "Non c'è quel che c'era, non ci sei più tu. Ho trovato la tua bambola, mi è sembrato di vederti ancora".

Elettra Lamborghini: Voilà

Pensate a cosa vi aspettereste di ascoltare da Elettra Lamborghini. Ecco, 90 su 100 l'avete presa. Non è una critica, ci sta che Lamborghini sia lì per farci ballare e non per raccontarci di sé in una ballad. E poi rende omaggio a Raffaella Carrà. Furba.

Chiello – Ti penso sempre

Lo ammetto, ho un debole per Chiello. E questo mi portava a temere il disastro. Invece l'ex FSK porta un bel pezzo, che si fa ascoltare e ti fa anche muovere piede e testa.

Eddie Brock: Avvoltoi

Eddie Brock è l'amico che sgridi sempre, però alla fine gli vuoi bene. La canzone è un po' paracula – no, dai, non in negativo – però è evidente che sa come fare a scrivere una canzone che piace, un po' alla Ultimo. Questa rischia di piacere sul palco e finire anche virale su TikTok. Ancora una volta.

Maria Antonietta & Colombre: La felicità e basta

I nostri due cent erano già su di loro, e per fortuna confermano la nostra speranza. Per capirsi, l'effetto è quello Colapesce Dimartino, Baustelle, ma con risultato diverso. Colombre e Maria Antonietta hanno solide carriere soliste alle spalle e un bell'album insieme. Se non li conoscete, li amerete. Forse uno dei tre migliori pezzi del lotto. Non primo, solo perché è un primo ascolto. "Baby, facciamo una rapina, baby, per riprenderci tutta la nostra vita.

Fedez & Masini: Male necessario

I favoriti della vigilia arrivano con una ballad che, sorprendentemente, rischia di confermare le ipotesi della vigilia. Fedez mette se stesso nella canzone: "La gente pudica giudica: che brutta gente che frequenta Fedez, ma ci si dimentica sempre che Giuda se la faceva con gente perbene". Il mix, bisogna dirlo, funziona bene.

Michele Bravi: Prima o poi

Non male Bravi, che arriva con un pezzo dignitoso, niente di sorprendente, ma che scrive con la pancia a terra, raccontando un amore desiderato, partendo dal quotidiano. La canzone si apre nel ritornello e si fa accompagnare dagli archi. Ma insomma, lo schema è quello che conosciamo.

J-Ax: Italia Starter Pack

"Mancava il country, eccolo" dice Carlo Conti presentando questa canzone. E in effetti, alla prima nota e siamo già negli Usa, a cavallo nelle sconfinate pianure. J-Ax scherza e fa autoironia ("Serve una brutta canzone che fa… pa pa parappa). Una canzone che passa per il Sud per raccontare l'Italia alla maniera dell'ex Articolo 31.

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