“Perché l’insegnamento non deve essere in vendita?”: la frase del prof. Schettini sta spaccando l’opinione pubblica

Queste parole di Vincenzo Schettini, professore di fisica e chimica diventato fenomeno social, hanno aperto una frattura nel dibattito pubblico sull'istruzione. Eccole: "Lasciamo un messaggio agli insegnanti del futuro. L'insegnamento cambierà. La scuola si fruirà moltissimo anche online, fuori dalla scuola. Tanti insegnanti come me cominceranno a fare il part-time perché cominceranno a proporre i loro contenuti online, magari anche a pagamento. Perché un prodotto deve essere in vendita in un supermercato e perché la buona cultura non deve essere in vendita?"
Pronunciate durante il podcast Passa dal BSMT condotto da Gianluca Gazzoli, le dichiarazioni hanno scatenato reazioni rabbiose e contrapposte, trasformandosi in un caso che interroga il futuro stesso della scuola italiana. Il fulcro del discorso era il fatto che gli insegnanti-divulgatori, quindi personaggi come lui, spesso non vengono visti di buon occhio dai dirigenti scolastici. "Vendere corsi online non c'è niente di male", precisa Schettini, "la cultura deve essere accessibile a tutti, ma non c'è niente di male a iniziare percorsi online. Alcuni brilleranno, altri non ce la faranno, ma bisogna sempre sperimentare".
La polemica
A innescare la miccia è stata Grazia Sambruna, che ha isolato e rilanciato sui social il passaggio più controverso dell'intervista. La scelta di estrarre quella specifica frase dal contesto più ampio ha funzionato come accelerante: "L'istruzione è un DIRITTO, non un PRODOTTO", ha scritto Sambruna, "su alcune cose fondamentali non esistono i ‘magari anche'. Perché sono piccoli sentieri che aprono a strade che nessuno vorrebbe davvero percorrere (a parte i ricchi, quindi di certo non TUTTI)."
La considerazione di Luisella Costamagna è arrivata con toni ancora più aspri: "Ci mancava il grave prof Schettini su istruzione a pagamento. La scuola – gratuita e aperta a tutti – è un diritto inalienabile sancito da ns costituzione. Dovrebbe saperlo e soprattutto difenderlo. La ‘buona cultura' non dovrebbe essere ‘roba da ricchi'."
Le reazioni del pubblico sulle parole di Schettini
Tutto questo ha scatenato una reazione da parte di chi ha letto nelle parole di Schettini una deriva neoliberista, l'anticamera di una privatizzazione della scuola pubblica. Dall'altra, chi ha difeso il professore sostenendo che le sue parole fossero state fraintese o strumentalizzate. "A essere sincero mi pare che questo video sia una rassicurazione per futuri docenti spaventati dal rischio che le nuove forme di didattica possano lasciarli senza lavoro. Peraltro l'insegnamento è da sempre un costo. Schettini non dice che non sarà lo Stato a pagarlo", ha scritto un utente in risposta a Costamagna, cercando di riportare il focus sul contesto originale delle dichiarazioni.
Altri hanno fatto notare come esistano già da tempo insegnanti che offrono lezioni private a pagamento, piattaforme di e-learning commerciali e corsi online a pagamento senza che questo abbia mai intaccato il diritto all'istruzione pubblica e gratuita.
Che cosa ha detto Schettini
Riascoltando l'intervista completa emerge un elemento che il dibattito social ha compresso: Schettini non propone di sostituire la scuola pubblica con contenuti a pagamento, ma ipotizza un modello integrativo per i docenti. Un futuro in cui i docenti possano lavorare part-time nelle scuole e, parallelamente, creare contenuti educativi online per chi cerca approfondimenti o metodi didattici alternativi. Dietro questo episodio si nasconde comunque una contraddizione che la scuola italiana fa fatica a risolvere, banalmente il fatto di conciliare l'innovazione digitale, la tutela dei diritti costituzionali e l'esigenza di fare buona scuola.