Omar Monti: “La Pupa e il Secchione fu anche una condanna. Ero un idolo ma dopo non ho più potuto fare Tv”

Si classificò al secondo posto, ma di quella primissima edizione fu indiscutibilmente il volto più popolare. Sono passati esattamente vent’anni dall’arrivo in Italia de “La Pupa e il Secchione”, reality che mise a confronto e a stretto contatto due mondi e approcci all’esistenza apparentemente agli antipodi.
All’epoca trentenne, Omar Monti ricoprì una delle due caselle, forte di una passione per l’enigmistica e le parole crociate che lo aveva portato in precedenza ad imporsi in diverse manifestazioni, la prima a Sanremo nel 1997 in occasione del Congresso Enigmistico Nazionale. “Da ragazzo ne ho vinte tante di gare nazionali – confida a Fanpage.it – alle quali partecipavano ogni volta migliaia di persone. Riuscire a farsi valere davanti a gente plurilaureata fu un grandissimo orgoglio. Tutto nacque grazie a mia madre, che acquistava puntualmente la Settimana Enigmistica. Sfogliando quel giornale me ne innamorai inconsciamente. Avrò avuto8-9 anni”.
Originario di Firenze, Monti vive da anni a Montecatini. “Dopo gli studi classici, nella vita ho intrapreso altre strade, mollando la possibile carriera accademica. Iniziai a lavorare in vari locali del posto come cameriere o pizzaiolo”.
Il contatto con “La Pupa e il Secchione” come si verificò?
Mi cercarono loro. La prima telefonata la ricevetti nel maggio del 2006. Ricordo che la chiamata arrivò poco prima che uscissi per andare a lavorare. Non avevo il cellulare e mi cercarono sul fisso. Ancora prima del programma ero un secchione ‘inside’, rifiutavo la tecnologia, scrivevo a penna. Insomma ero antico.
Avevano pescato bene.
Ero il classico tipo che viveva nel suo mondo, immerso nei libri. Quando la Endemol mi telefonò pensai ad uno scherzo. Capii che era tutto vero quando mi invitarono ufficialmente al provino di Milano. Ne parlai col mio datore di lavoro e mi diede il permesso. Entrambi pensavamo che la cosa non si sarebbe concretizzata. Ero convinto di perdere al massimo una giornata di lavoro.
Come arrivarono a te?
Lo capii solo dopo, una volta in onda. Trattandosi di una trasmissione mai vista, non sapevamo cosa ci saremmo trovati di fronte. Sì, esisteva la versione americana prodotta da Ashton Kutcher, ma era tutta un’altra cosa. Lì cercavano i cervelloni.
Non era questo il caso?
Spiegai chiaramente che c’erano tante materie che ignoravo e che avrebbero certamente trovato gente più sapiente. Ma a loro non serviva il genio, bensì il ragazzotto ‘imbranato’, l’‘alieno’, quello che oggi chiamiamo ‘nerd’. E identificarono in me queste caratteristiche.
A quei tempi eri ancora vergine.
Esatto, altro fattore che influì. Il programma si intitolava ‘La Pupa e il Secchione’, ma si sarebbe potuto chiamare anche ‘La Pupa e lo Sfigatello’.
Intuisti il reale spirito del reality che era troppo tardi.
Quando mi resi conto dello scenario ero già vincolato dal contratto firmato con Mediaset. Poi riflettei e pensai al montepremi in palio e decisi di mettermi in gioco accettando di recitare la parte del ‘fessacchiotto’. In fondo lo ero già di mio, fisicamente ed atleticamente non ero chissà che. Serviva lo stereotipo e glielo diedi.
Quanto erano esasperati i rispettivi ruoli?
Dopo molti anni circola la stessa domanda: ‘Era tutto vero?’. Non lo so. Io posso portare la mia esperienza e confesso che sono sempre stato me stesso. L’Omar che è apparso era quello della vita reale.
È obiettivamente difficile credere che le ‘Pupe’ non sapessero davvero riconoscere in foto Einstein, Hitler o Gandhi.
Il mistero persiste. Mi pare comunque di notare che l’ignoranza tra i giovani – dell'epoca e di oggi – sia perlopiù reale. Se chiedi a dei ventenni chi è il nostro Premier o il Presidente della Repubblica è probabile che non sappiano risponderti. Secondo me un po’ ci marciavano. Magari, anche se riconoscevano il personaggio in questione, giocavano sul fatto di non indovinare. Non posso affermarlo con certezza, però lo scopo era quello di portare a casa una trasmissione divertente. Vale lo stesso discorso di ‘Scherzi a parte’.
Cioè?
Nessuno sa se gli scherzi in tv siano veri o finti. Ma ti diverti e va bene così. Forse la verità sta nel mezzo.
In quel mese e mezzo di reality hai mai provato pudore?
Beh, sì. Non so se è recuperabile in rete, ma una volta sbottai con Ilaria, la mia ‘Pupa’, e non per colpa sua.
Cosa accadde?
Mi chiedevano di mimare un rapporto sessuale, di mettermi in mutande a fare le capriole. Ci sottoposero a prove stressanti e, stando ogni giorno sotto l’occhio delle telecamere, anche la persona più integerrima alla fine sbottò.
Temevi il giudizio degli altri?
È logico che chi ti guarda ti giudichi. Ma grazie ad un percorso intimo che intrapresi dopo il grande clamore mediatico ho tendenzialmente imparato a fregarmene del parere degli altri. Io sono quello che sono.
In compenso, diventasti l’idolo della Gialappa’s.
La Gialappa’s mi ha donato quella popolarità che mi ha consentito poi di fare soldi extra grazie a serate e spettacoli. Tuttavia, sono state esperienze fini a se stesse. Hanno giocato sulla mia figura e, in fin dei conti, ‘La Pupa e il Secchione’ fu un gioco dei ruoli della commedia dell’arte. Come ti dicevo, io ho sempre raffigurato me stesso.
Eri presente in studio quando andò in scena il mitico scontro tra Sgarbi e la Mussolini.
Ero seduto davanti a loro (ride, ndr). In onda venne mandato un montaggio con tagli annessi. Considera che le registrazioni cominciavano alle ore 20 e si protraevano anche fino alle 5 del mattino. La rissa scoppiò perché la produzione mise in giuria due forti personalità. Televisivamente parlando, non ci vuole tanto a generare la scintilla. Basta trovare due persone col carattere fumantino e il gioco è fatto.
Sostanzialmente, il fine ultimo de “La Pupa e il Secchione” era quello di farvi arrivare alla consumazione.
La missione era anche quella, inutile negarlo. Rosy e Sala vinsero perché pare che ebbero un rapporto, citato dalla stessa Gialappa’s. Alla fine, però, per quel che so nessuna delle ‘Pupe’ si fidanzò con i ‘Secchioni’, né nella nostra edizione, né nelle successive.
Finito il programma dichiarasti: "Ora ho davvero voglia di fare sesso. Mi hanno proposto un film porno e accetterò”. Una boutade?
Sì. In quella fase della mia vita inventarono tante cose su di me, per esempio arrivando a spacciare semplici amiche come delle mie fiamme. Un giorno un giornalista mi fermò e, tra le tante cose, mi chiese se fossi ancora vergine. Io, giusto per fare una battuta, risposi che forse grazie a ‘La Pupa e il Secchione’ avrei avuto delle possibilità in più. Da una replica scherzosa nacque quel virgolettato.
Niente porno, ma prendesti il posto di Rocco Siffredi nella celebre pubblicità delle patatine.
Nel 2007 ebbi questa proposta, che arrivò probabilmente proprio grazie a quell’uscita. Non l’ho mai saputo. Ebbi l’onore di conoscere Rocco, ma alla fine non mi cambiò la vita.
La notorietà stravolse il tuo rapporto con le donne.
Inevitabilmente. La tv cambia la percezione che gli altri hanno di te. Le donne non erano interessate a me, ma al personaggio. Dopo le serate mi capitava che diverse ragazze mi lasciassero i loro numeri. Non le ho mai richiamate. Non fu un periodo facile. Diventai un idolo e a Montecatini faticavo ad uscire di casa. Come ti spiegavo prima, affrontai un percorso psicologico per abituarmi a quell’esplosione di popolarità.
Quanto durò la coda del successo?
Circa un anno e mezzo. Persino Aldo Grasso mi citò sul Corriere come ‘Personaggio tv dell’anno’. Guadagnai abbastanza bene, senza diventare ricco, ed ebbi le mie prime esperienze sessuali, anche se ridotte rispetto a quanto uno possa immaginare.
Sei rimasto in contatto con i tuoi compagni d’avventura?
La ‘Pupa’ Ilaria non ho più avuto il piacere di vederla e sentirla. Stesso discorso per gli altri. Nei primi tempi condividemmo le ospitate a ‘Buona Domenica’ e negli altri programmi dove ci invitavano. Ma poi ci siamo persi di vista. Già dopo un anno ognuno tornò nella propria dimensione, come era normale che fosse.
Sei fidanzato?
Ho avuto delle storie, ma niente di serio. Sono tutte durate meno di un gatto in Tangenziale.
La televisione ti ha più cercato?
No e non mi interessa che lo faccia. Non andrei al ‘Grande Fratello’ a fare il personaggio di turno. L’ho già fatto. Non è più il tempo di capriole o simulazioni di amplessi. Gli unici provini a cui ho preso parte sono stati quelli per game-show e telequiz.
E come è andata?
Ho ricevuto sempre la solita risposta: ‘Bravo, hai una buona base culturale. Però sei il Monti de ‘La Pupa e il Secchione’. E per Mediaset rimango un volto noto.
Un marchio indelebile che si è trasformato in una condanna.
Una gioia, ma anche un dolore. Sono felice di aver preso parte a quel reality. Tu stesso, contattandomi, hai dimostrato di ricordarti di me. Al contempo, però, questa riconoscibilità non mi consente di fare altro in televisione. Ma me faccio una ragione.
Qual è attualmente la tua occupazione?
Lavoro sempre nell’ambito della ristorazione, come semplice dipendente. Grazie alla popolarità di vent’anni fa continuo a partecipare ad eventi e serate, ma tutta roba locale, che non garantisce uno stipendio fisso. Lo faccio più per amicizia e divertimento che per altro.
Quindi ti riconoscono.
Come no! Se avessi ricevuto un euro da tutti quelli che mi hanno fermato in questi anni, adesso avrei una villa a Miami.