Luca Argentero: “Con i miei figli uso la regola dei 5 giorni. Signorini e il GF? Troppo basso per un commento”

Quando era adolescente sognava di diventare un tennista, mentre da bambino ha scoperto la passione per lo sci grazie al padre. Nessuna pressione per il futuro da parte dei genitori e la totale libertà di scegliere la sua strada. E così, in modo del tutto inaspettato, è stato: a 24 anni Luca Argentero è arrivato in televisione grazie al Grande Fratello e da allora "un'onda", come lui stesso l'ha definita, che non si è mai fermata. Oggi è protagonista della serie Motorvalley, dal 10 febbraio su Netflix, dove interpreta l'ex pilota Arturo in cerca di una possibilità di riscatto dopo un incidente che ha compromesso la sua carriera. Lui invece, nella vita, non ha mai avuto bisogno di una seconda occasione come ha raccontato Fanpage.it: "La fortuna non mi ha mai tradito. Mi è sempre andato tutto piuttosto bene".
Lontano dai set e dagli impegni lavorativi è sposato con Cristina Marino ed è padre di due figli, Nina Speranza e Roberto Noè, che sono la sua priorità. Nell'intervista ha parlato della carriera, dell'amore per la famiglia, della "regola dei 5 giorni" e di come il tempo che passa non lo spaventi, anzi: "Nel lavoro lo vedo come un'opportunità, i ruoli maturano insieme a me". Presto tornerà in tv con Doc- Nelle tue mani 4, negli amati panni del dottor Andrea Fanti: "È una serie molto vera e quest'anno la minaccia del reale è ancora più forte".
Motorvalley racconta una storia di riscatto: Arturo è un ex pilota che parte sconfitto ma ha una possibilità di riconquista. Quanto ti ci rivedi in lui e come ti sei approcciato?
Non ho grandi punti di contatto con il mio personaggio perché nella vita e nel mio percorso non ho sentito la necessità di un'occasione di riscatto, mi è sempre andato tutto piuttosto bene. È stato bello però calarmi in questi panni. Con il regista Matteo Rovere ho lavorato sulla cadenza di Arturo e anche sull'aspetto estetico. Ho perso qualche chilo e l'ho indebolito con un tocco totalmente personale, la sciatica (ride, ndr). L'idea era creare un personaggio che fosse un più ‘sporco' e distante dall'immagine di Doc, pulita e rassicurante.
Il tuo personaggio dice “Un pilota senza testa non è un pilota”: conta di più avere talento o disciplina?
Non conosco la formula magica, ma so quello che ha funzionato per me. Ho sopperito a un'iniziale mancanza di formazione con tanta disciplina, precisione e puntualità sul lavoro. Poi, mano a mano che le esperienze arrivavano, ho imparato a fare questo mestiere e oggi mi illudo di saperlo fare. Un po' di talento serve, poi conta tantissimo la fortuna.
Tu l'hai avuta?
Mi è capitato di perdere provini a cui tenevo e altre volte di vincerli, è sempre stato uno scambio piuttosto equo, ma non mi sento tradito dalla fortuna. Nel lavoro non sono per niente competitivo e nemmeno nella vita di tutti i giorni. Solo nello sport mi piace competere e mi rode se perdo quando gioco a tennis.
Tuo padre è un maestro di sci: hai mai pensato di seguire le sue orme?
Non ci ho mai pensato, lo sci è sempre stato soltanto una passione. A un certo punto mi sarebbe piaciuto diventare un tennista professionista, ma non ne avevo gli strumenti. Anche mio padre in realtà l'ha vissuto come un mestiere dell'università, poi è diventato un architetto. Mi ritengo molto fortunato a non aver mai subito pressioni dai miei genitori, mi hanno sempre lasciato libero di scegliere, senza obbligarmi a fare un mestiere o a insistere su uno sport.
Quando gli hai detto di voler far parte del mondo della televisione quale è stata la reazione?
Erano piuttosto perplessi, ma non mi hanno scoraggiato. Sono persone che non conoscono questo ambiente neanche da lontano e li ho visti scettici non perché non credessero nella mie capacità, ma perché in pochissimi ci riescono davvero.
Tu ci hai sempre creduto?
L'ho sempre vissuta con grande leggerezza, cavalcando il momento e godendomi l'esperienza, senza mai investire tutte le mie speranze. Poi l'onda iniziata 20 anni fa non si è mai esaurita e questo è il vero miracolo.

Arturo si è ritirato dopo un tragico incidente che ha segnato la sua vita. Tu hai mai vissuto un momento in cui ti sei sentito perso?
Non profondo e grave come il suo, ma mi è capitato di avere la necessità di prendermi un po' di tempo per rimettere le cose in equilibrio. Questo mestiere ti porta a condividere veramente tutto della tua via, con ritmi a volte leggeri e altre molto serrati.
In virtù di questo aspetto, come concili l'essere padre con l’essere attore?
Fare l'attore è un mestiere privilegiato. Molte volte sul set gli orari e i ritmi sono un po' strani, ma è altrettanto vero che spesso mi capita di avere un mese intero in cui sono a completa disposizione dei miei figli, sono l'unico papà al parco. Adesso che sono piccoli mi godo il tempo con loro, ma quando inizieranno ad andare a scuola sarà diverso, quindi abbiamo fissato delle piccole regole.
Cioè?
Mai più di cinque giorni senza vedersi. È una regola che ci siamo imposti con mia moglie Cristina (Marino, ndr), cerchiamo di organizzare il lavoro in funzione del non essere mai via contemporaneamente. La famiglia è una priorità.
Come gestite concretamente la giornata?
Io sono più mattiniero, quindi mi occupo di tutto ciò che è molto presto al mattino. Cristina non è molto reattiva nella prima parte della giornata, mentre nel resto delle ore è una mamma incredibile, riesce a essere davvero multitasking e a fare 10 cose contemporaneamente. Non avendo una vita molto regolare, non abbiamo uno schema fisso e cambiamo quasi tutti i giorni. Le giornate dei bambini invece sono sempre uguali, siamo noi ad adattarci a loro.
Riuscite a ritagliarvi dei momenti solo vostri?
Ci proviamo. Quando i figli sono così piccoli c'è il rischio di trascurare il rapporto di coppia, quindi ci impegniamo nel trovare uno spazio che sia solo nostro come coppia.
Quale?
Entriamo in una sfera troppo privata per poterla condividere.
Il segreto del vostro rapporto? Ci sono coppie, ad esempio, che scelgono di dormire in camere separate.
Per carità, tristissimo (ride, ndr). Quello che ci tiene sempre molto uniti è avere progetti in comune e fare qualcosa insieme, come uno sport o un viaggio.
Momenti di crisi ne avete attraversati?
Nessuno, siamo una coppia giovane.
Sei geloso?
Mediamente, non molto. Sia io che Cristina siamo attenti a non essere eccessivi.

Da quando sei padre hai delle paure che prima non avevi?
La paura che i miei figli stiano male. La loro salute è una priorità. Prima non mi curavo troppo della mia, invece adesso ci penso un po' di più in funzione del potermi prendere cura di loro. Ho una nuova consapevolezza del tempo che passa.
Ti spaventa?
Non mi spaventa ma lo vivo in modo diverso. Quando si è giovani il tempo ha un valore relativo invece quando i granelli nella parte bassa della clessidra sono di più rispetto a quelli della parte alta, si cerca di utilizzarlo nel modo giusto.
E nel tuo lavoro? Come lo vivi il tempo che passa?
Non mi spaventa, anzi, è interessante perché le proposte cambiano e maturano insieme a me. Ho delle nuove opportunità che prima non avevo e ruoli che in un altro momento della vita non avrebbero funzionato. Doc, ad esempio, funziona perché è arrivato nel momento giusto come uomo e non soltanto come attore.
La bellezza è un vantaggio o un ostacolo?
Mi ha sempre aiutato. Anche si è capitato di sentirmi giudicato prima per questo e poi per il mio modo di recitare, non è stato spiacevole, anzi, mi ha sempre portato complimenti e opportunità. Nessuno ostacolo.

Cristina Marino ha raccontato di aver portato i vostri figli sul set e che il più piccolo si è spaventato vedendoti in un letto di ospedale: cosa è successo ad Andrea Fanti?
Al povero Andrea Fanti non gliene va una giusta. Quest'anno, mentre giravamo i nuovi episodi, riflettevo sul fatto che gli è successo tutto quello che poteva succedergli, ma lui continua a combattere con il suo inguaribile ottimismo. Il paziente viene sempre prima di qualsiasi cosa, anche se l'unico paziente di cui non si occupa davvero è lui.
Se dovessi descrivere Doc 4 con poche parole, quali sarebbero?
Doc è una serie molto vera e quest'anno la minaccia del reale è ancora più forte. Il nemico di Doc diventa veramente Doc stesso inteso come la sua ossessione nei confronti di un certo tipo di medicina. Il modello che propone è quello che mette sempre il paziente al centro, prendersi cura delle persone vale più di qualsiasi medicina e terapia. La prima stagione, con il suo "tratto da una storia vera", aveva tracciato una linea rispetto alla tipologia di racconto, nella seconda c'era stato il grande tema del Covid, mentre nella terza il grande cattivo era diventato il denaro.
Consideri questa serie un progetto a lungo termine per la tua carriera?
Ragioniamo di stagione in stagione, l'unica cosa che ho chiesto è che un pubblico così affezionato abbia delle storie forti. Se troveremo idee per continuare, perché no. Al momento non ce n’è una per il futuro perché Doc era stato immaginato addirittura come una trilogia.

Luca Argentero a Sanremo 2026: la chiamata quindi è arrivata?
Colgo l'occasione per dire che non ne ho idea, anzi, mi piacerebbe saperlo. Carlo Conti non mi ha chiamato personalmente, siamo stati contattati per sondare una disponibilità ma poi non è stato chiesto più nulla. È un po' strano questo equivoco che continua a crearsi.
Andrea Pucci era stato annunciato co-conduttore e poi ha rinunciato: mossa politica o le critiche sono state troppo dure?
Ti parlerei di una cosa che non conosco. Penso che ogni decisione sia totalmente personale, quindi non mi sento di giudicarlo. Avrà fatto quello che si sentiva di fare, non lo so.
Pensi di esserti liberato dell’etichetta "Luca Argentero e Grande Fratello" ?
Vive soltanto nelle domande che mi vengono fatte durante le interviste, non più nella mia quotidianità. Non mi infastidisce, ma non so veramente cosa dire a riguardo perché è qualcosa che appartiene a un'altra epoca. È un tipo di televisione e un programma che non esiste più.
Ci sono pregiudizi per chi viene dai reality?
Non penso che si possa riproporre più quel modello, era un'altra epoca e uno schema completamente diverso. Prima generava qualche personaggio che lavorava nello spettacolo, oggi non penso che possa succedere. Mi sembra che il Grande Fratello sia solo una vetrina televisiva un po' fine a se stessa.
Ad oggi che sei un attore e che guardi con distanza il mondo dei reality, che idea ti sei fatto del recente caso Signorini-GF?
Trovo che appartenga a un livello un po' basso per essere commentato. È una tipologia di informazione che non cattura la mia attenzione, quindi tendo a non considerarlo molto. Mi dispiace per le persone coinvolte, sembra sia un po' una brutta figura.