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Don Cosimo Schena, prete e psicologo: “Ero fidanzato e sognavo di diventare padre poi la vocazione”

Intervista a Don Cosimo Schena, a 46 anni è il prete italiano più seguito sui social. Su Fanpage.it racconta la sua storia da quando studiava ingegneria e sognava di diventare padre a quando lasciò la fidanzata per il sacerdozio: “Pensava mi avessero fatto il lavaggio del cervello”.
A cura di Daniela Seclì
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Don Cosimo Schena, il prete italiano più seguito sui social, racconta la sua storia nell’intervista a Fanpage.it
Don Cosimo Schena, il prete italiano più seguito sui social, racconta la sua storia nell’intervista a Fanpage.it

La storia di Don Cosimo Schena, il prete italiano più seguito sui social. Ha 46 anni, è parroco presso la Chiesa San Francesco d'Assisi a Brindisi, ma è anche un noto volto televisivo. Negli ultimi anni, infatti, ha preso parte a diverse trasmissioni Rai e Mediaset. In un'intervista rilasciata a Fanpage.it ha ripercorso la sua vita, da quando studiava ingegneria, era fidanzato e sognava di diventare padre, alla vocazione che ha cambiato tutto: "Quando ho detto alla mia fidanzata che sarei diventato prete pensava che mi avessero fatto il lavaggio del cervello". Indossa l'abito talare dal 2009 e da allora non ha mai messo in dubbio che questa fosse la strada giusta per lui.

Chi era Cosimo Schena prima di diventare sacerdote?

Studiavo ingegneria informatica, per me vedevo un futuro da ingegnere. Avevo una fidanzata e quindi anche il sogno di diventare papà e di formare una famiglia. Un ragazzo come tanti altri che aveva una vita già segnata.

Come è nata la vocazione?

In maniera molto lenta, non ci sono stati eventi particolari o situazioni che mi hanno spinto a fare questa scelta. C'è stata, però, la testimonianza di un prete che mi ha fatto riflettere sul fatto che quella potesse essere anche la mia scelta. Ho cominciato a fare degli incontri e da lì ho lasciato l'ingegneria, la fidanzata e sono entrato in seminario.

La tua famiglia come ha preso questa decisione?

È rimasta un po' spiazzata, perché ero all'ultimo anno di ingegneria. Prima erano 5 anni. Però mi hanno lasciato libero di scegliere, non si sono opposti, mi hanno detto: "Se ti rendi conto che non è la strada per te, tornatene a casa".

La tua compagna, invece, come ha reagito?

All'inizio male (ride, ndr). Stavamo insieme da un po' di anni.

Immagino non sia stato facile per lei, dopo anni di progetti insieme, metabolizzare un simile cambio di rotta.

Eh, lo so, pensava che mi avessero fatto il lavaggio del cervello. Quando si è resa conto che stavo bene e ha visto che ero felice, lo ha accettato. Adesso è felicemente sposata, siamo amici.

La storia di Don Cosimo Schena: è il sacerdote italiano più seguito sui social

Don Cosimo ha 46 anni ed è parroco presso la Chiesa San Francesco d’Assisi a Brindisi
Don Cosimo ha 46 anni ed è parroco presso la Chiesa San Francesco d’Assisi a Brindisi

Qual è la tua giornata tipo?

La mia quotidianità è fatta di celebrazioni nella parrocchia San Francesco d'Assisi a Brindisi e di incontri con la gente. Poi faccio lo psicologo. Sto finendo la specializzazione in psicoterapia, ho anche dei pazienti. Poi ci sono i miei cani, che amo. Quindi le mie giornate trascorrono tra persone, animali e, ogni tanto, riesco a infilare anche la palestra.

Oggi sei a tutti gli effetti un volto televisivo. Hai preso parte a programmi sia Rai che Mediaset. 

Ancora non me ne rendo conto perché mi sembra sempre di fare poco. In realtà, è nato tutto per caso. Accendevo la TV e c'erano sempre notizie negative. Mi sono detto: "Perché non iniziare a portare un messaggio positivo?", quindi senza nessuna pretesa o progettualità. È iniziato tutto così. Poi le persone hanno iniziato a seguirmi, a cercarmi e oggi faccio questa vita (ride, ndr).

La psicologia e il sacerdozio sono due binari separati per te?

Come sacerdote, la psicologia mi è utile. La psicologia cura la mente, il sacerdozio cura il cuore. Quindi camminano l'una accanto all'altro.

In questi 17 anni di sacerdozio, c'è stato un momento particolarmente difficile per te?

Ogni volta che ho cambiato parrocchia e ho dovuto ricominciare è stato difficile, però non ci sono mai stati momenti o situazioni che mi abbiano portato a dire: "Forse ho sbagliato tutto, devo fare altro".

Non hai mai avuto dei ripensamenti o una crisi?

Devo dire di no. Certo, come tutti gli esseri umani, è capitato di pensare a come sarebbe andata se avessi fatto quell'altra strada. È umano.

Quindi hai riflettuto sul fatto di avere rinunciato a essere padre per via della promessa di celibato?

Sì, in particolare quando sono diventati padri i miei fratelli. Però penso che oggi la mia paternità abbia un'espansione gigantesca grazie ai fedeli che incontro ogni giorno. Sono felice così. Nel mondo cattolico ci sono i sacerdoti "uniati", quelli ortodossi, di rito bizantino, che hanno conservato la possibilità di scegliere se sposarsi o meno. E in Amazzonia è in sperimentazione il matrimonio per i sacerdoti cattolici.

Si potrebbe arrivare a un punto in cui chi vorrà potrà sposarsi pur essendo sacerdote.

Io sarò già vecchio decrepito (ride, ndr). Però, sono sincero, se adesso avessi la possibilità di sposarmi non lo farei perché sono diventato prete con quella consapevolezza. Non sento la necessità di farlo.

Riesci a essere presente con i tuoi nipoti?

Ne ho sette, che vanno dai 2 ai 25 anni. Appena hanno un problema vengono sempre dallo zio.

Cosa hai trovato in questa vita sacerdotale che la vita precedente non ti dava?

La possibilità di essere veramente me stesso. Ho trovato la mia strada. È stato difficile fare il salto, cambiare, trovare il coraggio. Però, una volta fatto questo salto, la vita pian piano si è dispiegata in maniera più bella. Come dicevo, ho cominciato a essere veramente me stesso.

Don Cosimo Schena, prete influencer: "Ho detto di no alle sponsorizzazioni"

Don Cosimo Schena con i cani Tempesta e Baloo
Don Cosimo Schena con i cani Tempesta e Baloo

Nei tuoi contenuti social traspare pacatezza, tranquillità. Ma c'è qualcosa che ti fa arrabbiare?

Mi arrabbio molto raramente. Però non amo l'ipocrisia, lo sfruttamento dell'altro. Non amo le persone che manipolano il prossimo. Chi ha tante cose belle nella sua vita, ma si lamenta sempre per quello che non ha. Da sacerdote e psicologo ne vedo di tutti i colori e alcune cose, in effetti, mi fanno arrabbiare.

Hai due bellissimi cuccioli, Tempesta e Baloo, di cui parli anche nei tuoi libri.

Tempesta l'ho trovata in una scatolina, era ammalata, l'avevano abbandonata con un biglietto: "Cerco casa". E quindi l'ho presa. Stava molto male, è rimasta ricoverata in clinica quasi un mese. Andavo a trovarla due, tre volte al giorno. Lei mi ha cambiato la vita perché mi ha dato la possibilità di prendermi cura di un essere vivente per 24 ore al giorno. Cosa che non posso fare con le persone che incontro. Loro, giustamente, poi tornano alle loro case. Tempesta mi ha fatto scoprire una nuova realtà.

E Baloo?

L'ho trovato il 14 febbraio di 4 anni fa. Era nel giardino della chiesa, affamato, dimagrito. All'inizio ho cercato di trovargli casa. Poi le persone venivano e mi dicevano: "Vogliamo il cane del prete famoso". Allora ho deciso di tenerlo io e ho fatto la scelta migliore. Tempesta e Baloo mi hanno insegnato a capire veramente cosa significa amare senza pretendere niente in cambio.

Oggi sei considerato il sacerdote più seguito sui social dopo Papa Leone XIV. Che significato ha per te questo seguito?

Non è una cosa a cui do molto peso, anche perché può darsi che domani finisca tutto. Quindi la prendo con molta leggerezza. Tuttavia, sento anche una grande responsabilità perché ogni giorno ricevo tantissimi messaggi. Le persone mi raccontano le loro vite, mi chiedono consigli. Alla notorietà non do peso, è solo un modo per raggiungere tante persone.

Ti è mai capitato che ti proponessero di sponsorizzare dei prodotti?

Mi hanno fatto tantissime proposte, ma ho sempre rifiutato.

Cosa ti hanno proposto?

Integratori, cibo per cani, creme, prodotti per capelli, vestiti, profumi.

Dicendo di no hai rinunciato a soldi facili.

Sì, ma credo che un prete non debba fare questo. Pubblicizzo solo i miei libri perché il ricavato va a un'associazione benefica. Così in Molise è nata una casa contro la violenza di genere. Le donne in pericolo e che cercano un riscatto possono essere ospitate e aiutate a integrarsi nella società.

Si è parlato tanto di Alberto Ravagnani, che ha lasciato il sacerdozio. A Fanpage.it ha dichiarato di avere visto il volto cattivo della chiesa, perché molti preti lo hanno attaccato. Tu, al contrario, ti sei dimostrato comprensivo con lui. 

Semplicemente credo che ogni persona debba fare quello che è giusto per la sua vita. Se un ragazzo di 32 anni decide di lasciare il sacerdozio non sarà né il primo né l'ultimo. L'importante è che lui sia felice. È giovane e se può ricostruirsi una vita secondo il suo cuore ben venga, sono felice per lui. Il suo caso, mi ha fatto riflettere.

E a quale conclusione sei arrivato?

Che il sacerdote spesso è una persona molto sola. Bisognerebbe accompagnare di più i preti, stargli accanto perché al primo sgarro tutti si buttano contro. Io sono fortunato perché ho una famiglia che mi sta molto vicino. Poi ci sono i parrocchiani, i miei cani, quindi non mi sento solo.

Ti consideri un uomo sereno?

Sì. Credo che la vera felicità sia proprio essere sereni. Ci possono essere alti e bassi. È umano, è normale, l'importante è mettersi in gioco anche perché il Signore non guarderà i risultati ma l'impegno.

La vita di Don Cosimo Schena
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