Andrea Pisani: “Con Beatrice Arnera ottimi rapporti, vogliamo il bene di nostra figlia. Se l’amore arriva sono pronto”

Andrea Pisani è co-autore e interprete del film Cena di Classe. A Fanpage.it ha ripercorso il suo rapporto con l’adolescenza, con la generazione dei Millenials e con quelle promesse fatte a 18 anni: “Faccio il lavoro che ho sempre sognato, ho realizzato il mio piano A”. E sulla ex Beatrice Arnera: “Siamo in ottimi rapporti, due brave persone che vogliono il bene della loro figlia”.
A cura di Elisabetta Murina
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Che effetto farebbe rivedere i proprio compagni di classe 17 anni dopo la maturità? Alcuni sarebbero probabilmente irriconoscibili, altri con un lavoro di successo e una famiglia, qualcuno magari in cerca della propria strada o legato ai ricordi del passato. In ogni caso, qualsisia sia lo scenario, la cena di classe è quasi "rituale di passaggio" al quale è difficile sfuggire. Lo sa bene Andrea Pisani, autore e protagonista del film Cena di Classe, in cui un gruppo di amici si ritrova per il funerale di uno di loro riscoprendo legami, segreti nascosti e nuove consapevolezze.

A Fanpage.it il comico e attore, che da anni forma il duo de I Panpers insieme a Luca Peracino, ha ricordato gli anni della sua adolescenza, in cui le promesse “o durano un giorno o durano una vita intera”, come cantano i Pinguini Tattici Nucleari nell’omonimo brano che ha ispirato il film. “Sono uno di coloro che hanno realizzato il piano A nella vita, faccio il lavoro che ha sempre sognato. Noi Millenials siamo una generazione che si è trovata impreparata davanti a un mondo che è cambiato”, ha raccontato. Sul set anche l’ex compagna Beatrice Arnera, madre di sua figlia, con cui ha lavorato in un momento complesso della loro storia, prima che il tradimento di lei con Raoul Bova diventasse pubblico: “Oggi siamo in  ottimo rapporti. Siamo due brave persone che vogliono il bene della loro figlia e che hanno vissuto una relazione bellissima". 

In Cena di Classe interpreti Bonelli, rappresentante di istituto carismatico e sicuro di sé. Quanto ti ci rivedi in questo personaggio e che adolescente sei stato?

Ho un'attitudine da leader, mi è sempre piaciuto essere quello che teneva uniti gruppi, ascoltando però gli altri e mai decidendo da solo. Da adolescente ero attento e sensibile, un buono, anche se non avevo il carisma da trascinatore e non mi è mai interessato fare il rappresentante di istituto.

Se il te adolescente ti vedesse adesso, pensi che sarebbe felice di dove sei arrivato?

Sì, molto felice. Faccio il lavoro che ho sempre sognato e non potrei non essere fiero di me se fossi un adolescente che si guarda ora. Non rinnego nulla di quello che ero, sicuramente più superficiale e con alcune lacune da colmare, che ad oggi penso non ci siano più. Il me adulto e il me adolescente si rispettano a vicenda.

Nel film si parla di Millenials come di una "generazione sfigata", tu che ne fai parte  percepisci questa sensazione?

Ci siamo trovati impreparati davanti a un mondo che era cambiato e ci siamo sentiti smarriti. "Noi siamo una generazione ponte in un paese dove i ponti crollano" si dice nel film e a questa frase molto. Non voglio passare per vittima perché riconoscono di essere un fortunato che è riuscito a fare ciò che voleva nella vita, però riesco a guardare il mondo con oggettività e mi sento parte di questa generazione, anche se la mia storia sembra raccontare il contrario. Noi ci sentiamo "tirati" da i due mondi e prima o poi finiremo con lo spezzarci.

C'è qualcosa che invece invidi alla Generazione Z?

Invidio la loro sensibilità nei confronti di determinate tematiche, come quelle ambientali o il body shaming e il politically correct. Noi Millenials abbiamo visto cambiare questi temi, mentre loro sono già nati con un'attenzione in più.

Hai in qualche modo adattato la tua comicità a questo cambio generazionale?

È un tema di cui si è parlato molto negli ultimi anni, perché l'ombra della frase "non si può dire più niente" è diventata sempre più grande ed è stata anche strumentalizzata. Non è vero che non si può dire più niente, ma semplicemente bisogna avere coscienza e cognizione di causa per potersi permettere di dire delle cose. Si può scherzare sui morti, sugli omosessuali, sui bassi, sui vecchi, bisogna però capire la modalità con la quale lo si fa. Questo ha portato più sensibilità nelle persone prima di aprire la bocca e lo trovo positivo. Ovviamente è sbagliato offendere se non sei sicuro che la persona o il pubblico siano d'accordo nel ridere di quel determinato aspetto.

Ti è mai capitato?

Sì, è capitato, ma adesso che inizio ad avvicinarmi ai 40 anni ho diminuito l'esigenza di voler piacere a tutti. Sto cominciando a dire "Non mi interessa" e ci sono cose per cui decido che, se si offende qualcuno, pazienza. Se il prezzo da pagare non è così alto e posso "fare dei feriti", allora mi prendo le responsabilità di quello che dico e mi butto.

Il cast del film Cena di Classe
Il cast del film Cena di Classe

L’omonima canzone dei Pinguini Tattici Nucleari che ha ispirato il film inizia dicendo: ”Le promesse che fai a diciott'anni o durano un giorno o una vita intera”. Tu ne hai alcune fatte a quell’età che durano ancora oggi?

Mi sono sempre promesso di essere una brava persona, onesta e autocritica. Poi sono uno di quei casi che ha realizzato il "piano A" nella vita ed è una promessa che ho mantenuto subito e spero di non tradirla mai. Ho iniziato a fare questo lavoro a 21 anni, mentre il mio piano B era la matematica, che ho studiato perché sono una persona molto logica e razionale, anche se nella vita ho fatto un mestiere umanistico.

Cosa ti ha colpito di quel brano tanto da volerne fare un film?

L'ho vista come un'isola felice. Cena di Classe è una side track, non un singolo, e questo è stato il primo aspetto. Poi era un ibrido perfetto, parlava di un argomento in cui tutti potevano riconoscersi e ha fatto nascere un film corale, non sulle spalle di un unico attore. È una storia che parla di Millenials, fatta da 35enni per i 35enni, ma nello stesso tempo abbiamo anche cercato di renderla trasversale e capace di arrivare a tutte le tipologie di pubblico.

Ti vediamo suonare Pastello Bianco al pianoforte: possiamo dire che tu e Riccardo Zanotti siete la stessa persona?

Da un po' di mesi ho cambiato cappello e non indosso più quello da baseball perché era diventata una maledizione (ride, ndr). Non potevo camminare per strada senza che qualcuno mi scambiasse per lui. La nostra somiglianza è un meme e farà sempre ridere. Non è stata una mia idea suonare quel brano, anzi, a me sembrava fin troppo. Poi però mi hanno convinto, anche perché quello è un momento ‘onirico' della storia.

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”Dovevamo essere una coppia che si creava, nel momento in cui ci stavamo sgretolando”, hai detto del rapporto con Beatrice Arnera: come sei riuscito a gestire questo contrasto? 

Era un momento emotivamente difficile, però ognuno l'ha gestito nel suo "pancino". Sul set siamo riusciti a essere entrambi ottimi professionisti, lei perché l'ho visto con i miei occhi e probabilmente anche io, perché poi mi è stato detto. Non è che non ci potevamo vedere e passavamo da "vaffanc*lo" a "amore" davanti alle telecamere, eravamo semplicemente in un periodo difficile per la coppia, ma comunque solidali nel voler bene al film. Mi chiedono tutti come è rivedersi in quelle scene, ma io sono molto tranquillo e penso che crei più malinconia nei confronti di tutte quelle persone che amavano la coppia. Io vedo una scena fatta con due persone che hanno affiatamento artistico, che amavano il film e anche l'altro, volevano il loro bene.

In che rapporti siete oggi? 

Colgo l'occasione per dire che i nostri rapporti sono ottimi, visto che sono passati diversi mesi dall'ultima dichiarazione pubblica. Ci siamo "sparati" ed stato un periodo molto confuso, nel quale non ho rilasciato commenti perché non ero lucido, fatta eccezione per una sola intervista di cui sentivo l'esigenza. Siamo due brave persone che vogliono il bene della loro figlia e che hanno vissuto una relazione bellissima. La tempesta è finita abbastanza in fretta perché siamo stati ragionevoli nel capire che le cose importanti sono altre, la bambina è uno spettacolo della vita e tra noi c'è un affetto che non finirà mai.

Ti senti pronto per nuova conoscenza o pensi di essere ancora legato a quello che è successo?

Adesso mi sento rinato, sono felice e sereno con me stesso. Mi sto concentrando sul lavoro e sulla bambina, non cerco assolutamente nulla. Ho realizzato il sogno di diventare papà con una persona che per me era compatibilità 100 su 100, con il più grande entusiasmo possibile. Ho messo una spunta a tutti i cassetti delle emozioni umane, pieni di cose belle. Quindi, se conosco qualcuna che mi conquista o sento la necessità io di conquistarla, sono pronto a innamorarmi. Ho gli scudi del cuore abbassati, non sono più chiuso in me stesso. Non credo nelle relazioni eterne, anche se "non eterno" non significa che sia sbagliato ma solo che doveva durare quegli anni.

Che rapporto hai con la nostalgia?

Riguardo alla nostalgia, condivido il pensiero di Francesco Mandelli: "Se tu stai bene nel presente con te stesso, la nostalgia ha solo lati positivi perché stai ricordando una cosa bella". La vedo come un sentimento positivo con cui ho un buon rapporto, anche se è infame perché mi fa piangere, magari guardando vecchi video di famiglia o momenti della vita.

I Panpers e Belen Rodriguez a OnlyFun
I Panpers e Belen Rodriguez a OnlyFun

Sei su Nove con OnlyFun insieme a Luca Peracino e Belen Rodriguez: lavorare con lei è come te lo aspettavi?

Belen è molto simpatica, intelligente, carismatica, talentuosa e bella. Sono felice di aver detto bella come quinto perché ogni tanto si fa l'errore di dirlo subito. Ho un bellissimo rapporto con lei e credo che stia portando anche tanto al programma perché io e Luca (Peracino, ndr) la prendiamo in giro come se fossimo compagni di scuola, è molto autoironica.

Quale è il segreto della complicità con Luca Peracino, con cui formi il duo de I Panpers?

Ormai non è neanche più amicizia, siamo come Sandra e Raimondo (ride, ndr). Ci conosciamo da quando abbiamo quattro anni, siamo diventati amici a scuola, abbiamo frequentato lo stesso liceo e poi intrapreso questa avventura nel diventare comici. Abbiamo avuto una fortuna-merito, quello di una crescita lenta e costante, senza mai nessun boom che rischiava di farti cadere all'improvviso. In molti ci davano per morti subito, ma è proprio questo che ci ha rafforzato. Eravamo giovani e oggi siamo contenti del percorso che abbiamo fatto.

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