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Un nobile fiorentino chiede di bloccare il film di Virzì con Mastandrea: il tribunale respinge l’istanza

L’erede di una storica famiglia aristocratica fiorentina chiede il blocco immediato di Cinque Secondi, l’ultimo film del regista che, secondo lui, getterebbe un’ombra negativa sulla reputazione. Il tribunale, per ora, ha respinto recentemente l’istanza.
A cura di Andrea Parrella
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È iniziata a Firenze una controversia giudiziaria che coinvolge il nuovo film di Paolo Virzì, Cinque secondi, interpretato da Valerio Mastandrea. La pellicola, uscita in sala nell'autunno del 2025, è finita al centro di una causa promossa da un erede di una storica famiglia aristocratica toscana.

Al centro del contendere c’è un personaggio del film, Matilde Guelfi Camaiani, che i produttori hanno descritto come frutto della fantasia degli autori ma che, secondo il ricorrente, sarebbe ispirato a una reale contessina appartenente alla sua casata. Stando alle accuse, l’opera getterebbe un’ombra negativa sulla reputazione della famiglia, ritraendola come nobiltà decaduta coinvolta in dissesti finanziari, droga, reati, suicidi e problemi psichiatrici. Per questo motivo, il nipote della donna ha citato in giudizio le società produttrici, sostenendo che l’uso del nome e della storia non fosse stato autorizzato e che ciò costituisse una violazione del diritto all’identità personale e alla riservatezza della storia familiare.

La giudice Carolina Dini, della prima sezione civile del Tribunale di Firenze, ha respinto recentemente l’istanza di bloccare immediatamente la diffusione del film. Nell’ordinanza si può leggere che Cinque secondi è presentato chiaramente come “un’opera di finzione”, un prodotto creativo dei suoi autori, e non vi sono elementi tali da far ritenere che il pubblico possa confondere la narrazione con fatti reali. I magistrati sottolineano inoltre che i titoli di coda riportano l’avvertenza che indica come ogni riferimento a persone o eventi reali sia puramente casuale, una pratica standard utilizzata per la maggior parte dei film che andiamo a vedere in sala o che guardiamo attraverso dispositivi domestici varii.

Il procedimento, tuttavia, non si chiude qui: nelle prossime settimane il tribunale valuterà nel merito se effettivamente ci sia stata una lesione di diritti e se siano configurabili le condizioni per un risarcimento danni. Per il momento, l’orientamento sembra però favorevole alle società di produzione e distribuzione del film.

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