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Checché ne dica Giorgia Meloni, questo governo è in crisi; una crisi di identità seguita alla sconfitta al referendum, l'unica delle tre riforme che avrebbero dovuto portare a compimento visti i numeri schiaccianti in Parlamento, garantiti da una legge elettorale che ha concesso un'ampissima maggioranza alle Camere.
La divergenza tra narrazione e indicatori sociali
Eppure, ieri in aula, prima alla Camera e poi al Senato, Meloni ha raccontato una storia che non trova riscontro nella società italiana: una narrazione fatta di disoccupazione ai minimi storici, salari in aumento, una sanità che riduce le liste d'attesa e, soprattutto, di un impegno dell'esecutivo per fermare i conflitti. Tuttavia, questa realtà non esiste. Sebbene la disoccupazione sia scesa, sono aumentati gli inattivi, ovvero coloro che non cercano nemmeno più lavoro, convinti di non trovarlo. Alla sanità vengono tagliati sistematicamente i fondi, per non parlare della scuola, dove l'accorpamento nei maxi-istituti riduce il personale docente e non, favorendo la creazione di classi pollaio dove l'insegnamento è ormai un miraggio.
Geopolitica e schieramenti dell'internazionale sovranista
C'è poi la politica estera. Meloni ha affermato: "noi abbiamo detto a Israele di fermarsi", come se ciò bastasse a smarcarsi da un blocco occidentale sempre più schiacciato sulle posizioni di Trump e Netanyahu, incapace di esprimere una linea autonoma. Per costruire la pace è necessario interloquire con tutte le parti in causa; al momento, invece, ci si limita a un supporto tacito a una sola fazione. L'internazionale nera che lega Meloni a Trump, Orban e Netanyahu ha infatti deciso che lo scontro di civiltà sia l'unica soluzione alla crisi del capitalismo.
Il paradosso dei "poteri forti" e l'esautoramento del Parlamento
Meloni ha attinto anche al repertorio del vittimismo. Ha evocato i "poteri forti", nonostante sia al governo da quattro anni con una maggioranza solida e un Parlamento ridotto a ratificare le scelte governative attraverso i decreti legge, come avvenuto per la riforma della giustizia.
Questioni giudiziarie e l'etica del partito
Nel frattempo, proseguono inchieste e denunce. Al di là degli esiti sul caso Delmastro, continuano ad arrivare segnalazioni di soggetti legati alla criminalità organizzata (clan Senese) che avrebbero avuto contatti, e talvolta accessi al Parlamento, tramite esponenti di Fratelli d'Italia. Nonostante ciò, a parte sporadiche dimissioni, non si registrano espulsioni dal partito. Una contraddizione evidente per chi evoca la figura di Borsellino a ogni occasione utile.
Nonostante le smentite, da ieri è partita la campagna elettorale di Meloni, perché dopo 4 anni di governo non si va in aula con dei buoni propositi ma con delle risposte, delle quali però non abbiamo sentito parlare.
A detta di Meloni però, il problema è tutto nelle crisi internazionali.
Ancora vittimismo quindi.
Oggi Scanner parte da qui.