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Non si è girata per dare solidarietà alle vittime, ha definito Trump il miglior presidente degli Stati Uniti di sempre. La Procuratrice Generale degli Stati Uniti, Pam Bondi, ha deposto al Congresso per cinque ore e il risultato è stato alimentare ancor più polemiche sugli Epstein Files.
L’audizione di ieri davanti alla Commissione Giudiziaria della Camera non è stata un esercizio di trasparenza, ma un corpo a corpo ideologico, una battaglia vera e propria. Bondi non si è presentata come un funzionario tecnico dello Stato, ma come il braccio legale della Casa Bianca e come avvocata di Donald Trump.
Il muro del corpo
C’è un’immagine che sintetizza l’intera giornata. In aula erano presenti le sopravvissute di Jeffrey Epstein, donne che chiedono risposte su come il Dipartimento di Giustizia stia gestendo i tre milioni di documenti rilasciati il mese scorso. Quando la deputata Pramila Jayapal ha chiesto alle vittime di alzare la mano se si fossero sentite ignorate dal Dipartimento, in aula si è alzata una moltitudine di braccia.
Jayapal ha guardato Bondi e le ha detto: "Si giri, le guardi negli occhi e chieda scusa".
La giustizia come scudo politico
Eppure Bondi non ha mosso un muscolo. Ha fissato la commissione e ha liquidato la richiesta come "teatralità", un gesto da "fango" in cui non voleva scendere. È la negazione fisica del ruolo della Procura generale: se non guardi le vittime, non devi rispondere del fallimento della protezione dei loro dati sensibili, finiti online per "errori di redazione" mentre i nomi dei potenti restano protetti dagli omissis.
Sotto giuramento, Bondi ha operato una scissione sistematica. Ha ammesso che il nome di Donald Trump compare "innumerevoli" volte nei file, ma ha aggredito chiunque sollevasse dubbi sulla condotta del Presidente. Ha definito Trump "il più grande presidente della storia americana", trasformando un’audizione di controllo in un comizio.
Ha chiamato il deputato democratico Jamie Raskin "avvocato fallito" e ha accusato i democratici di essere ossessionati dai file di Epstein solo per colpire Trump.
Ogni volta che veniva incalzata sulle omissioni nei file, la Procuratrice rispondeva citando l'indice della borsa Dow Jones sopra quota 50.000 e l'economia che, secondo lei, va benissimo. Come se l'andamento dei mercati fosse una giustificazione per la mancata trasparenza sui crimini sessuali di una rete internazionale.
Le indagini
Pam Bondi ha confermato che esistono "indagini pendenti". È la copertura perfetta: finché c'è un'indagine aperta — vera o presunta — il Dipartimento può legittimamente secretare i nomi dei co-cospiratori.
La Procuratrice Generale non è andata al Congresso per fare chiarezza, è andata per segnare il territorio. Il messaggio è chiaro: la giustizia statunitense ora è una fortezza che non risponde alle vittime, ma a un unico inquilino: Donald Trump.
La giustizia non è l'obiettivo, è lo strumento per gestire il consenso e proteggere la cerchia.
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