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Che la guerra all’Iran fosse un pretesto era evidente; che Netanyahu approfittasse del tranello in cui è caduto Trump, o forse è stato costretto a farlo per il suo coinvolgimento negli Epstein Files, per fare i suoi interessi era altrettanto chiaro.
La guerra di cui aveva bisogno
La conferma non è solo il pantano di Hormuz dal quale Trump cerca di uscire coinvolgendo la NATO, la Corea o addirittura la Cina. Quasi tutti hanno risposto di no, solo Seul ci sta pensando nonostante i soliti annunci trionfalistici dello stesso Trump sulla formazione di una coalizione e sull'affondamento di 100 navi iraniane in poche ore. Ormai nemmeno la base MAGA gli crede più.
Di guerra Netanyahu invece ne aveva bisogno, e non solo di quella in Iran, combattuta con l'aviazione, ma anche dell’offensiva israeliana in Libano, dove ogni giorno di più lo Stato Ebraico prende un pezzo di terreno, bombarda, uccide e avanza, per poi comunicare solo a posteriori che ha occupato un altro pezzo di terra. Come è avvenuto in Siria recentemente, come avvenuto a Gaza e continua ad avvenire ancora per tutti i palestinesi: l’espansione di Israele, la costruzione del regno biblico promesso da Dio, la conquista delle terre e una vittoria totale sul nemico posticipata di giorno in giorno ma sempre resa a portata di mano dalla propaganda. Israele deve combattere perché, fin quando ha una guerra, ha bisogno di un leader, e deve essere quello in campo, il comandante in capo. Poco importa se rischia processi per corruzione o se sta tentando da anni di piegare la giustizia al potere politico. Netanyahu ha bisogno di una guerra e, se anche dovesse finire domani con l'Iran per volontà del lunatico Trump, lui ha una guerra tutta sua in Libano da portare avanti contro Hezbollah, "contro l'oscurità", come disse prima dell’operazione di terra su Gaza che ha portato al genocidio nella Striscia.
La morte di Netanyahu e i video in AI
Le voci che si rincorrono sulla sua morte e sui video realizzati con l’AI sono insistenti, ma alcuni esperti dicono che gli ultimi dovrebbero essere veri. La sua morte, ovviamente, cambierebbe le sorti di questa guerra; eppure, mi chiedo: cosa cambierebbe per lo Stato di Palestina e per tutta la politica israeliana? Molto probabilmente lo farebbero martire e ci sarebbe qualcuno, di solito ex ufficiali dell’esercito — magari Bennett o Gantz — che prenderebbe il suo posto al comando: apparirebbero più democratici per l'occidente, ma porterebbero avanti la stessa pressione sui palestinesi e l’apartheid andrebbe avanti, come è sempre successo con tutti i governi israeliani, anche quelli laburisti.
Insomma direbbero: Netanyahu è morto, viva Netanyahu!
La guerra all’Iran e per estensione al Libano è quello di cui aveva bisogno Netanyahu; di sicuro non è quello di cui avevano bisogno i civili uccisi nei raid o nelle operazioni di terra.
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