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«Quelle donne sono spazzatura». Questa frase, riportata da una scrittrice che incontrò Ghislaine Maxwell, definisce il perimetro antropologico dentro cui si è mosso l’impero di Jeffrey Epstein. Maxwell, condannata come procacciatrice di minorenni per il compagno – il quale, stando alle prescrizioni mediche e alle sue stesse dichiarazioni, pretendeva almeno tre orgasmi al giorno – non è stata però una semplice complice. Per capire davvero chi sia stato Epstein e cosa stia emergendo oggi dai messaggi, dalle email e dai documenti accumulati dall’FBI, bisogna guardare alla figura di Ghislaine e, soprattutto, a quella di suo padre.
Ghislaine Maxwell è la figlia di Robert Maxwell, un magnate dell'editoria che per decenni ha navigato tra i vertici del potere mondiale e i servizi segreti di mezzo mondo. Parliamo di un uomo che ha avuto rapporti documentati con il KGB sovietico, con l’MI6 britannico e, in modo particolare, con il Mossad. Maxwell è stato deputato laburista e, alla sua morte, è stato sepolto a Gerusalemme con tutti gli onori, a testimonianza dei legami strettissimi con il governo dello Stato ebraico.
Analizzando i contatti di Robert Maxwell si comprende come Ghislaine non sia stata solo la compagna di vita di Epstein, ma la sua vera agenda, il suo passepartout per entrare nell’alta società. È lei che gli ha permesso di fare soldi e di infiltrarsi nei circoli che contano, portando in dote l'eredità relazionale del padre, morto in circostanze misteriose dopo una frode da 100 milioni di sterline.
Ghislaine era la figlia prediletta, colei che ostentava l’appartenenza all'establishment, dalla Famiglia Reale inglese ai laburisti britannici, fino ai servizi segreti di numerosi Paesi. Gli stessi apparati per cui, secondo quanto emerge dai file, Epstein avrebbe lavorato o con cui avrebbe collaborato attivamente. L’inchiesta oggi parte esattamente da qui: dal ruolo di Ghislaine Maxwell come cerniera tra il crimine sessuale e l'intelligence internazionale.
Oggi Scanner parte da qui.