"È stata avviata la procedura di revoca per l’Ambulatorio Analisi Cliniche – Luisa di via Padova a Roma e la conseguente esclusione dall'elenco dei laboratori che si sono impegnati ad applicare il prezzo massimo per l’esecuzione dei test rapidi antigenici secondo un accordo sottoscritto con le associazioni di categoria. Chi non rispetta la tariffa calmierata verrà escluso dall'elenco delle strutture autorizzate”. Lo ha dichiarato l’Unità di Crisi COVID-19 della Regione Lazio. Numerose persone si sono sottoposte al tampone rapido nella clinica, al fine di evitare le lunghe file ai drive-in. Da accordi stipulati con la Regione, il costo doveva essere di 22 euro: ma tutti ne hanno pagati 50. Più del doppio di quanto pattuito.

Il caos tamponi delle prime settimane

La Regione Lazio aveva dato la possibilità anche ai privati di effettuare i tamponi rapidi, al fine di smaltire le estenuanti file ai drive-in, arrivate a durare anche 14 ore. Il prezzo concordato è di 22 euro. Ci sono stati però vari problemi: i tamponi, infatti, non sono arrivati in tempi celeri, le persone continuavano a chiamare per prendere appuntamento ma non riuscivano a prendere la linea, perché i telefoni erano completamente intasati. E alcune strutture avevano iniziato a proporre tre tamponi al costo totale di 60 euro, invece di quello a 22 della Regione Lazio. Tanto che già nei primi giorni la Regione Lazio aveva diffidato una clinica privata che non applicava il prezzo calmierato. Da lunedì, inoltre, per ridurre il caos nei drive-in, è stata resa obbligatoria la prenotazione, in modo da evitare lunghe file e attese, fonte di stress sia per chi deve fare il tampone sia per gli operatori sanitari.