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Stalking e maltrattamenti all’ex compagna: “Mi prendeva a calci per farmi abortire”

Finito a processo per stalking, secondo quanto dichiarato in aula dall’ex compagna l’avrebbe più volte aggredita e maltrattata. “Avevo perso i sensi: quando mi sono svegliata anche sua madre mi ha chiesto cosa avessi fatto per farlo arrabbiare così tanto”, ha dichiarato durante l’udienza.
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A cura di Beatrice Tominic
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"Mi riempiva di calci in pancia per farmi abortire quando ero al terzo mese di gravidanza – ha spiegato la donna in aula – Ogni tanto sembrava rinsavire. Poi diceva che una volta nata la bimba le avrebbe sfregiato il volto con l'acido". Questo il racconto di una donna finita in tribunale per il processo all'ex compagno, accusato di stalking. Atteso in udienza per la deposizione, non si è presentato. È stata invece la donna a parlare e a raccontare tutti gli abusi a cui sarebbe stata sottoposta anche durante la loro relazione.

Lo stalking dopo la fine della relazione

Come spiega il Messaggero, anche dopo la fine della loro relazione, durata dal 2018 al 2023, l'ex compagno ha continuato a controllarla e a perseguitarla con messaggi e chiamate continue tanto da farle cambiare numero di telefono. Anche quando lei provava ad allontanarsi, lui provava a contattare lei e altri componenti della sua famiglia, sia con chiamate e messaggi che creando profili Instagram falsi.

"Un giorno ha tagliato le gomme della macchina di mio padre. Un'altra volta ha incontrato mia madre sull'autobus e ha iniziato ad insultarla spuntandole in faccia: per un periodo si è allontanata da me perché non capiva come facessi a stare con lui – ha spiegato la donna – È sempre stato possessivo, ma le cose sono peggiorate in gravidanza".

I calci per farla abortire e le minacce

"Mi picchiava, poi sembrava tenero: per questo non ho denunciato subito – ha ricordato la donna – Volevo uscire con le amiche e lui mi ha preso a schiaffi". Quando ha scoperto della gravidanza, ha iniziato ad aggredirla più spesso: "Mi prendeva a calci la pancia per farmi abortire quando ero incinta di tre mesi – ha continuato – Diceva che se fosse nata la bambina l'avrebbe uccisa con le sue mani, sfigurata con l'acido".

Una volta dopo una lite l'ha chiusa in una stanza: "Non andrai in bagno, farai i tuoi bisogni in balcone perché sei una cagna, mi diceva. Mi tirava i capelli, una volta mi ha messo le mani al collo e ho perso i sensi: mi sono risvegliata e al mio fianco c'era sua madre. Mi ha chiesto cosa avessi fatto per farlo arrabbiare così tanto". Oggi ha ottenuto un divieto di avvicinamento nei suoi confronti, ma per paura che possa trovarla ha deciso di fuggire in un altro Paese, dove vive attualmente.

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