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Riccardo Pacifici: “Blitz alla Sapienza? Abbassare tensione, ma siamo pronti a scortare studenti ebrei”

Parla Riccardo Pacifici, ex presidente della Comunità Ebraica Romana, dopo il blitz alla Sapienza di un gruppo di giovani incappucciati che ha oscurato la targa per un fisico palestinese morto a Gaza, rivendicando il gesto con delle Stelle di David.
A cura di Valerio Renzi
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Cominciamo dallo scorso 25 aprile. L'abbiamo vista in prima fila nei momenti di tensione con i manifestanti filo palestinesi…

Scusi in prima fila a fare cosa?

Tra minacce, insulti lanci di oggetti e spintoni con la polizia ne abbiamo documentate parecchie di cose accadute quel giorno

Io l'unica cosa che ho fatto, e lo mostrano tutti i video, è stato tentare di calmare gli animi di quelli della mia parte, per evitare tensioni prima di tutto con le forze dell'ordine. Anche la Questura mi ha ringraziato del ruolo che ho svolto in piazza. È vero c'è chi si è sentito legittimato di arrivare a contatto con chi ci voleva impedire di deporre una corona di fiori, ma per fortuna è stato evitato. Ogni anno come accade da 9 anni siamo andati a Porta San Paolo con una corona di fiori per i caduti della Brigata Ebraica. Una scelta fatta da quando non partecipiamo più al corteo del 25 aprile con le nostre bandiere, dopo anni di problemi e tentativi di cacciarci. Quest'anno abbiamo trovato ad attenderci chi voleva impedirci di ricordare la Brigata Ebriaca urlandoci "assassini e "fascisti".

Non la preoccupa tutta questa tensione in città che coinvolge anche la comunità ebraica?

Certo che mi preoccupa, ed è necessario abbassare i toni ed evitare incidenti. Se qualcuno si sente minacciato deve andare dalle forze dell'ordine come prima cosa. La difesa dei cittadini è competenza delle autorità. Guardi io non penso che dopo il 7 ottobre sia aumentato l'antisemitismo in Italia e in Europa, ma ora c'è chi sente legittimato a prendersela con qualcuno solo perché ebreo. È stato sdoganato il fatto che è possibile contestare un giornalista in un'università solo perché è ebreo, come accaduto a Molinari a Napoli o a Parenzo a Roma.

All'università La Sapienza di Roma è in corso un'accampata in solidarietà con la Palestina. Lunedì nel tardo pomeriggio qualcuno è entrato con il volto coperto, e ha cancellato una targa dedicata a un fisico palestinese morto sotto le bombe a Gaza, tracciato Stelle di David e scritto "Israel" fuori la Facoltà di Fisica. Questo la preoccupa?

La targa apposta abusivamente dice? Guardi sinceramente non so per chi fosse questa targa, se questo professore dell'università di Gaza fosse una figura ad esempio vicina a Hamas o meno. Perché a Gaza, come ha dimostrato l'esercito israeliano, anche gli ospedali erano usati come basi operative, anche se non tutti i dottori erano vicini ai terroristi. So però che le targhe le dovrebbero apporre le istituzioni. Se si tratta di ricordare un fisico morto drammaticamente in una guerra, non sono contrario ovviamene. Non è che un ebreo in quanto tale non può ricordare un arabo ci mancherebbe. Dobbiamo poi renderci conto, come dicevo, che un ragazzo o una ragazza ebrea ha paura di mostrare la sua identità oggi come oggi.

Addirittura è necessaria la scorta per andare alla Sapienza? Dopo il 25 aprile lei ha detto in un'intervista al Fatto Quotidiano "siamo pronti a difenderci anche dentro gli atenei". Ma c'è qualcuno che vi attacca?

Come dicevo della pubblica sicurezza si devono occupare le forze dell'ordine, ma gli ebrei romani sono disposti ad accompagnare tutti i ragazzi e gli studenti che si sentono minacciati per la loro identità israeliana o per la loro religione dentro l'università. Sono convinto che noi in Italia possiamo fare tanto per il dialogo, ma un dialogo vero. Chi urla "Palestina libera dal fiume al mare" cosa sta gridando, che Israele deve essere distrutto?

Lei è a conoscenza di qualche episodio specifico che riguarda Roma? Di aggressioni, minacce o violenze?

Io personalmente, dal mio osservatorio individuale. so di studenti, anche amici dei miei figli, che hanno paura a esporre simboli ebraici in pubblico, che ricevono scritte anonime contro di loro. Se uno studente vuole entrare con la bandiera palestinese dentro l'università è libero e deve essere libero di farlo se vuole solidarizzare con il popolo palestinese. Perché non è possibile farlo con la bandiera di Israele o gli ebrei devono essere preoccupati di mostrarsi come tali?

Però rimaniamo su un punto: cosa pensa sarebbe accaduto se il gruppo che ha compiuto il blitz avesse incontrato un giovane con una kefiah? Questo non aiuta ad abbassare la tensione come chiede, e gli studenti che protestano non minacciano giovani ebrei ma fino a prova contraria chiedono la fine dei rapporti tra l'ateneo e i programmi di ricerca con le università israeliane…

Non lo so sinceramente cosa sarebbe accaduto, non c'ero. Non so chi abbia compiuto questo gesto. Se me lo chiede a me le rispondo che io non avrei agito mai con il volto coperto, ma pubblicamente alla luce del sole se c'era qualcosa da denunciare. Quello che le posso dire è che sarebbero stati 30 o 40, non una decina se poi mi aiuta lei a capire chi sono ci parlerei volentieri…

Al massimo sono io che le chiedo di aiutare me a parlarci… e cosa gli direbbe? All'inizio diceva che è necessario abbassare le tensioni?

Sa cosa le dico, una cosa che forse non si aspetterebbe: io credo che se non avessimo giovani in grado di provare dolore e empatia per chi sta morendo oggi da entrambe le parti dovremmo preoccuparci. Ma per tutti i morti, anche per le vittime del pogrom del 7 ottobre. Le assicuro che pur io sostenendo le azioni del governo di Israele non gioisco per una sola delle vite spezzate. Però dobbiamo preoccuparci anche quando sentiamo chi vede solo le vittime palestinesi come se valessero di più, e magari strizza l'occhio a Hamas.

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