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Omicidio Marco Vannini

Omicidio Marco Vannini, due falsi testimoni a processo: “Depistarono le indagini”

Si tratta di Davide Vannicola e Giovanni Bentivoglio, accusati di aver depistato le indagini dichiarando più volte il falso sull’omicidio di Marco Vannini.
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A cura di Natascia Grbic
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Omicidio Marco Vannini

La procura di Civitavecchia ha ottenuto il rinvio a giudizio per Davide Vannicola e Giovanni Bentivoglio per falsa testimonianza nel caso dell'omicidio di Marco Vannini. Secondo l'accusa i due depistarono le indagini chiamando in causa il comandante della caserma dei carabinieri di Ladispoli, Roberto Izzo, dicendo che avrebbe favorito la posizione di Antonio Ciontoli, padre della fidanzata di Marco e ora in carcere per l'omicidio del giovane. Soprattutto il nome di Vannicola divenne noto alle cronache quando, in un programma televisivo e poi anche in Procura, disse che a uccidere Marco non era stato Antonio Ciontoli, ma il figlio Federico. Vannicola asserì che quella confidenza gli era stata fatta a suo tempo da Izzo: ma le sue parole non hanno mai trovato nessuna conferma, cosa che gli è valsa l'accusa di falsa testimonianza. Le parole dei due avevano portato anche a un procedimento disciplinare nei confronti della pubblico ministero Alessandra D’Amore, accusata di aver condotto male le indagini. La pm è stata poi assolta in Cassazione.

Le false testimonianze e le calunnie sul maresciallo Izzo

"Quando uscì fuori che il maresciallo Izzo voleva denunciarli per calunnia, Bentivoglio e Vannicola hanno creato un gruppo dove si scambiavano false informazioni su Izzo, dicendo che avrebbe aiutato Ciontoli in passato in una vicenda di estorsione ai danni una prostituta", spiega a Fanpage.it Rossana lania, avvocata del maresciallo. "Ma Izzo non si era mai occupato di quella vicenda: se ne occuparono i carabinieri di Cerveteri, lui non era nemmeno nel Lazio. Per questa vicenda è stato aperto un autonomo procedimento penale in cui è stata contestata la calunnia e la diffamazione dopo che è stata verificata la totale estraneità di Izzo. All'epoca fu messo alla gogna, siamo felici che finalmente il suo onore sia stato reintegrato. Se la Procura di Civitavecchia non avesse lavorato bene come ha fatto, tutto questo avrebbe nuociuto soprattutto alla famiglia Vannini. Ciò che Izzo ha sempre chiesto è che si facesse luce per la famiglia".

L'omicidio di Marco Vannini

Per l'omicidio di Marco Vannini è stato condannato a quattordici anni di carcere per omicidio volontario Antonio Ciontoli, a nove anni e quattro mesi per concorso in omicidio volontario la moglie Maria Pezzillo e i figli Federico e Martina. Il ragazzo è stato ucciso nella notte tra il 17 e il 18 maggio del 2015 nella villetta dei genitori della fidanzata in via Alcide De Gasperi a Ladispoli, sul litorale Nord della provincia di Roma. A sparare è stato il padre, Antonio Ciontoli: ma nessuno della famiglia ha aiutato Marco e fatto sì che fosse soccorso in tempi utili dal 118. Se l'ambulanza fosse stata chiamata subito e i Ciontoli non avessero mentito sulla gravità della situazione, molto probabilmente Marco Vannini sarebbe ancora vivo.

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