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Omicidio Alexandru Ivan, il papà di Corum Petrov: “Mio figlio non c’entra niente con questa storia”

Secondo gli avvocati che difendono Corum Petrov, il ragazzo fermato per l’omicidio di Alexandru Ivan, sarebbero stati sparati tra i 10 e i 15 colpi di pistola. Quello fatale, sostengono i legali, sarebbero stati sparati da una Ford Fiesta su cui viaggiavano due fratelli noti alle forze dell’ordine.
A cura di Enrico Tata
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"Siamo commercianti di macchine a Pantano, viviamo qui da 40 anni e non abbiamo mai avuto problemi. Mio figlio non c'entra con questa storia". Così Pietro Petrov, padre di Corum Petrov, il ragazzo fermato per l'omicidio di Alexandru Ivan, il 14enne ucciso a Pantano.

"Mio figlio ha solo fatto da tramite fra il patrigno della vittima e il cugino Dino con cui si erano picchiati al bar. Quando è arrivato sul posto con il solo intento di chiarire si stavano già sparando", ha detto Petrov, fermandosi a parlare con i cronisti all'uscita del carcere di Velletri, dove oggi era in programma l'interrogatorio di garanzia di suo figlio. Un colloquio con il gip durato poco meno di 30 minuti, con il ragazzo fermato che non ha voluto rispondere alle domande poste dal magistrato, avvalendosi della facoltà di non rispondere.

Il 24enne, difeso dagli avvocati Luca Guerra e Fabio Frattini, ha rilasciato soltanto dichiarazioni spontanee. Secondo quanto si apprende, il ragazzo avrebbe riferito al gip che il colpo sparato nella notte tra venerdì e sabato sarebbe stato sparato da un'altra macchina. Corum Petrov avrebbe inoltre affermato di aver organizzato un incontro chiarificatore tra il patrigno della vittima e il cugino, che poco prima si erano picchiati in un bar.

Ha detto anche di aver accompagnato il cugino nel parcheggio della stazione della Metro C Pantano, ma che i colpi non sono stati sparati dalla loro Lancia Ypsilon, ma da una Ford Fiesta su cui viaggiavano due fratelli noti alle forze dell'ordine.

"Io sono stato svegliato di notte da un mio amico con cui andavo a ballare tempo fa e che mi ha chiesto di metterlo in contatto con mio cugino: loro poi hanno preso contatto per vedersi. Io l'ho portato al parcheggio con la Lancia Y e dalla nostra auto non sono partiti colpi di pistola: i proiettili sono stati esplosi da un'altra autovettura Ford Fiesta grigia e poi e sopraggiunta un'altra auto ancora di colore giallo", le parole rivolte dal ragazzo al giudice che lo ha interrogato.

Secondo gli avvocati Guerra e Frattini, i colpi esplosi nella notte tra venerdì e sabato nel parcheggio della stazione Pantano sarebbero stati dieci o forse quindi. Inoltre sarebbero stati sparati con due armi diverse: "Abbiamo un dato: i carabinieri ci dicono che hanno trovato due proiettili; un proiettile winchester e un proiettile di marchia fiocchi. Gia' questo ci dice che ci sono due pistole. Il patrigno della vittima ci dice che la sventagliata di 10 o 15 proiettili, di cui uno colpisce mortalmente il ragazzo arriva dalla macchina su cui stanno questi altri due fratelli che i carabinieri conoscono".

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