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Non solo la chiesa, ora anche il comune di Roma beatifica l’eroina degli anti – abortisti

Il Comune di Roma, con una mozione approvata quasi all’unanimità, ha deciso di intitolare una strada a Chiara Corbella, la donna che nel 2011 rifiutò le cure per un tumore per non mettere a repentaglio la vita del feto. Una scelta personale quella della donna, sulla quale non è opportuno esprimere giudizi: ma scegliere di indicare il suo come esempio da seguire non è un atto neutro da parte delle istituzioni.
A cura di Natascia Grbic
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Il Comune di Roma ha approvato una mozione presentata da Fratelli d'Italia per intitolare "una strada, una piazza o un giardino alla memoria di Chiara Corbella", una ragazza morta nel 2012 a causa di un tumore. L'atto, passato anche con i voti della maggioranza, ha ricevuto diciannove voti favorevoli su ventisei, un contrario e sei astenuti. In particolare tutti i presenti in aula del Partito Democratico hanno votato a favore. Si sono astenuti i consiglieri di sinistra e del M5S.

Su Chiara Corbella la Chiesa Cattolica ha avviato il processo di beatificazione e canonizzazione. Definita ‘la serva di Dio', sulla sua storia è stato scritto un libro, e ogni anno vengono organizzati eventi e iniziative per ricordarla. La sua tomba, al cimitero monumentale del Verano, è – come si ricorda nella mozione – "meta di pellegrinaggi e luogo di preghiera".

"La sua vita è diventata un esempio per tantissime persone, in particolare tra le giovani generazioni, affermandosi come modello di speranza e amore per la vita e la famiglia – scrive Fratelli d'Italia nell'atto – è opportuno che Roma Capitale renda omaggio, a distanza di oltre dieci anni dalla sua morte e in vista della celebrazione del prossimo Giubileo universale della Chiesa cattolica nel 2025".

Chiara Corbella ha scoperto di avere un tumore durante la gravidanza ma, dopo essersi sottoposta a un primo intervento chirurgico per la sua rimozione, ha deciso di non proseguire con le terapie per non mettere a repentaglio la vita del feto. Una volta nato il bambino ha ripreso le cure, ma ormai era troppo tardi.

Di profonda fede cattolica, Corbella ha avuto prima di questa altre due gravidanze. La prima di una bambina anencefalica, ossia priva di parte della volta cranica, e la seconda di un bambino gravemente malformato e privo degli arti inferiori. Corbella e il marito, in entrambi i casi, hanno deciso di voler portare a termine le gestazioni, anche se i neonati non sarebbero sopravvissuti al parto.

Riportiamo questi fatti, menzionati velocemente anche nella mozione, per meglio comprendere la storia. Scelte personali, quelle delle coppia, sulle quali non è opportuno in questa sede entrare nel merito. Vale però la pena chiedersi: perché il Comune di Roma decide di proporre una storia come quella di Chiara Corbella come esempio da seguire? Come mai un'istituzione laica decide di glorificare scelte di questo tipo? Se Corbella avesse scelto di abortire per curarsi o di non portare a termine gravidanze di feti incompatibili con la vita, sarebbe stata da biasimare? Una persona da non prendere a modello? La risposta è ovviamente no, in nessuno di questi casi.

In questi mesi il diritto all'aborto è costantemente attaccato. Donne che decidono di interrompere una gravidanza vengono umiliate, quando non ostacolate da medici obiettori e associazioni pro life che ormai stanno prendendo piede anche negli ospedali. Decidere, in un momento come questo, di indicare come modello da seguire una donna che ha compiuto determinate scelte non è un gesto neutro. Non si tratta solo della mera intitolazione di una strada, ma di un segnale politico. Che indica una direzione e un indirizzo. Sul quale la sinistra si è dimostrata subalterna.

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Giornalista dal 2013, redattrice alla cronaca di Roma di Fanpage dal 2019. Ho lavorato come freelance e copywriter per diversi anni, collaborando con vari siti, agenzie di comunicazione e riviste. Laureata in Scienze politiche all'Università la Sapienza, ho frequentato nel 2014 la Scuola di giornalismo della Fondazione Lelio Basso.
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