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Duplice femminicidio a Cisterna di Latina

La verità sulla strage di Cisterna: “Capasso borderline e narcisista, poteva essere fermato”

Continua il processo sui medici che consentirono a Luigi Capasso di ottenere la sua pistola. Secondo i consulenti della Procura, Capasso era “borderline e narcisista”.
A cura di Rosario Federico
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Luigi Capasso (Foto Facebook Archivio)
Luigi Capasso (Foto Facebook Archivio)
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Se Luigi Capasso non avesse avuto immediatamente a disposizione una pistola, probabilmente non avrebbe mai ferito la moglie Antonietta Gargiulo e ucciso le due figlie di 13 e 9 anni per poi togliersi la vita.

È una possibilità emersa ieri nell'udienza del processo a carico dei due medici Quintilio F. e Chiara V., accusati di omicidio colposo, che con la loro approvazione consentirono al carabiniere Luigi Capasso di riottenere la pistola che gli stessi carabinieri gli avevano tolto dopo la denuncia di Antonietta, la moglie, dopo un'aggressione avvenuta nel settembre del 2017. Con l'arma ha compiuto quella che ormai è tristemente nota come la strage di Cisterna di Latina, un massacro consumato l'8 febbraio 2018.

Il processo riprenderà il prossimo 20 giugno quando saranno ascoltati alcuni carabinieri che erano in servizio con Capasso.

Capasso era un soggetto borderline e narcisista

I tre consulenti della Procura hanno delineato un quadro psichiatrico delle condizioni di salute di Luigi Capasso, durante l'udienza del processo svolta davanti al giudice monocratica del Tribunale di Latina Enrica Villani. "La sua era una personalità borderline e narcisistica, con evidenti disturbi da stress, anomalie comportamentali e crisi ansiose", hanno spiegato gli specialisti.

E queste condizioni erano già presenti nel 2006 ai tempi di una sospensione disciplinare nei confronti del carabiniere, quando Luigi assumeva da tempo psicofarmaci e quindi, molto prima del tentato omicidio della moglie e dell'omicidio delle figlie.

Dopo la separazione da sua moglie e la denuncia di aggressione avvenuta davanti ad alcuni testimoni nel 2017 gli era stata tolta l'arma di ordinanza. Un provvedimento durato solo otto giorni in quanto il medico di famiglia Quintilio F. non aveva "rilevato patologie". Una scelta che si è rilevata "priva di un'analisi clinica adeguata", secondo i consulenti e che avrebbe portato a una diversa risoluzione del caso.

La strage di Cisterna di Latina

La vicenda che ha portato alla morte delle due bambine, al ferimento della mamma Antonietta e al suicidio di Luigi Capasso sono avvenuti più di 6 anni fa, l'8 febbraio 2018, all'alba in una villetta in provincia di Latina, in località Le Castella.

Secondo la ricostruzione dei fatti Capasso ha sparato alla moglie prima di andare a lavoro, ferendola con tre colpi d'arma da fuoco. Poi è andato dalle figlie e le ha uccise nel sonno, per poi suicidarsi dopo una trattativa con i colleghi carabinieri, purtroppo finita male.

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