Andrea Coia, Virginia Raggi (foto 2018)
in foto: Andrea Coia, Virginia Raggi (foto 2018)

La sindaca di Roma, Virginia Raggi, firmerà questa sera un'ordinanza che impone il divieto di vendita di alcolici dalle ore 18 per minimarket, alimentari e piccoli supermercati. L'assessore capitolino al Commercio, Andrea Coia, ha spiegato a Fanpage.it i motivi che hanno spinto l'amministrazione a varare questo provvedimento che entrerà in vigore da domani, sabato 6 marzo: "Il perché di questa scelta emerge in modo evidente dalle cronache giornalistiche e dalle segnalazioni della polizia locale. Vale a dire l'assembramento che si crea nelle piazze con l'acquisto di alcolici da parte dei cittadini che poi vengono consumati direttamente in strada senza alcuna cautela. Quando una persona magari ha bevuto un po', inoltre, è anche meno attenta alle misure di sicurezza e di distanziamento sociale. In questo senso ci sembrava opportuno introdurre questa misura". I controlli delle forze dell'ordine non bastano per impedire la cosiddetta ‘movida selvaggia', secondo Coia: "Quelli sugli assembramenti non sono gli unici controlli che deve fare la polizia locale. Una cosa è pattugliare in macchina le strade della Capitale, un'altra è intervenire nelle tantissime piazze di Roma per disperdere gli assembramenti, in centro ma anche in periferia".

Divieto di asporto alcolici dalle 18 in alimentari, piccoli supermercati e minimarket

I minimarket, ha dichiarato Coia, "facevano concorrenza sleale. Far chiudere alle 18 bar senza asporto e mantenere aperti i minimarket fino alle 21 creava una situazione di disparità rispetto a quelli che poi dovrebbero essere i somministratori per eccellenza, cioè per l'appunto bar, ristoranti e pub. Questa disparità portava la clientela a rivolgersi a questi altri esercizi commerciali con nessun controllo. Nei market l'unica possibilità è l'asporto, che crea assembramenti nelle piazze e nelle vie limitrofe". Le regole del governo, infatti, prevedono la possibilità del servizio di asporto per ristoranti e pizzerie fino alle ore 22, ma limitato alle ore 18 per i bar senza cucina, i pub e le birrerie. Questo divieto non si applica ai minimarket che, di fatto, potevano restare aperti fino alle ore 21, orario massimo di apertura consentito per tutti i negozi.

L'unico modo per identificare questo tipo di esercizi commerciali e includerli in un'ordinanza senza contraddire le norme varate dal governo, ha spiegato l'assessore, era quello di applicare le limitazioni agli esercizi alimentari di vicinato con dimensione massima di 400 metri quadrati. I supermercati più grandi, quindi, potranno continuare a vendere alcolici. La vendita sarà invece vietata nei minimarket, come detto, ma anche negli alimentari e nei piccoli supermercati di quartiere: "Non potevamo discriminare tra piccolo supermercato e minimarket, non esiste una categoria minimarket". Questi negozi potranno tuttavia rimanere aperti (ma senza vendere bevande alcolici). Le enoteche non rientrano in questo provvedimento poiché il nuovo dpcm firmato dal presidente Draghi prevede che queste possano continuare il servizio di asporto anche dopo le ore 18.

Coia: "Al governo abbiamo chiesto di far riaprire i ristoranti a cena"

La sindaca Raggi ha proposto al governo, insieme ad alcune Regioni, di poter riaprire i ristoranti anche a cena. "Noi proponiamo di farlo – ha spiegato Coia- con un protocollo di intesa con le associazioni di categoria perché riteniamo che ci siano buoni ristoratori e buoni esercizi di somministrazione che ci possono aiutare a fruire una cena, una pizza, un aperitivo, in un modo sano e rispettoso delle distanze. I ristoratori corretti lo fanno già. Per questo motivo, come possono stare delle persone a pranzo distanziate, possono farlo anche a cena se vengono rispettate tutte le regole. Se i ristoratori non le facessero rispettare, tuttavia, dovranno essere sanzionati duramente. Bisogna premiare chi si comporta bene e chi si comporta male". Per Coia i controlli nei ristoranti sarebbero più facili rispetto a quelli nelle piazze: "Noi riteniamo che le violazioni nei ristoranti siano residuali laddove ci sia una vigilanza da parte degli operatori. Dentro un locale o seduti al tavolo sicuramente si sta più distanziati rispetto alle piazze dove magari si sta senza mascherina, ci si abbraccia e c'è uno scarso rispetto della distanza di sicurezza. In piazza non c'è nessun controllo e noi, invece, confidiamo nel controllo degli esercenti per far rispettare le regole".