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Omicidio Giulia Cecchettin

“Bruceremo tutto”: la violenza sistemica spiegata da quattro studentesse

Quattro studentesse spiegano cos’è la violenza sistemica, l’educazione affettiva e cosa si intende con “bruceremo tutto”, la frase simbolo di questi giorni.
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A cura di Simona Berterame
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Omicidio Giulia Cecchettin

"Il 25 novembre? Quest'anno sarà un po' diverso perché la morte di Giulia Cecchettin ci ha colpito nel profondo". Rachele, studentessa di 21 anni, scuote la testa mentre ripensa agli ultimi giorni. L'omicidio di Giulia per mano del suo ex fidanzato Filippo Turetta ha generato un'onda di indignazione senza precedenti e una rabbia ancora maggiore in vista del corteo contro la violenza sulle donne del 25 novembre a Roma. Le parole di Elena Cecchettin, sorella di Giulia, hanno poi permesso di spostare l'attenzione mediatica dall'episodio singolo al fenomeno generale: "Uomini, imparate dalla storia di Giulia e fate un esame di coscienza".

Il significato delle parole

Concetti e parole come violenza sistemica, educazione affettiva e bruceremo tutto continuano a rimbalzare ormai da giorni sui giornali e sui social. Non sempre però viene davvero compreso il significato di questi termini.

Per discutere al meglio di questi concetti incontriamo quattro studentesse romane. L'occasione è un presidio al Policlinico Umberto I per chiedere l'apertura di un centro antiviolenza all'interno della struttura. Una mobilitazione iniziata più di un anno fa quando una tirocinante di infermieristica è stata vittima di una violenza da parte di un medico strutturato. Nonostante la denuncia, l'uomo è stato solo spostato di reparto. Lì incontriamo Olivia e Sara del collettivo medicina e professioni sanitarie Sapienza. "Ricevere un'educazione affettiva in tenera età credo che possa veramente cambiare il percorso di vita di una persona – afferma Olivia – e serve anche per scardinare i concetti legati a un'educazione violenta e senza consenso". E sulla violenza sistemica Sara aggiunge: "Per violenza sistemica purtroppo si intende tutto, cioè tutti gli ambiti delle nostre vite, la violenza pervade ogni spazio e ogni minuto delle nostre esistenze". Ci tengono però a sottolineare che non finirà tutto con la marcia del 25 novembre: "Per noi la lotta non si esaurisce con il 25 novembre o l'8 marzo, perché la violenza di genere noi la viviamo sulla nostra pelle tutti i giorni".

Alla manifestazione incontriamo anche Martina del collettivo Marielle di Roma Tre.  "Bruciamo tutto, secondo me vuole rappresentare la presa di parola. Voler andare contro questo sistema ed esprimere la rabbia che in questi giorni stiamo provando e che ormai subiamo in modo sistematico da anni fa". "Porteremo la nostra rabbia nelle piazze, nelle scuole, nelle strade e nelle case. Questa è l'unica cosa che ci resta, condividere la nostra rabbia con le nostre sorelle" conclude Rachele.

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